L’IMPATTO DELL’ETÀ SULL’ARTE DEL COMANDO. di Antonio de Martini

È un fatto positivo che il nuovo Parlamento sia ringiovanito o che i due uomini piu potenti d’Italia siano Giorgio Napolitano e Joseph Ratzinger? Entrambi rimpiangono i bei tempi di quando avevano solo 85 anni. Il terzo tra cotanto senno è Silvio Berlusconi che coi suoi 76 anni può aspirare all’iscrizione al movimento giovanile degli uomini politici.

Eccezionale la scelta dell’ ex Papa di ritirarsi dalla scena, ma poiché non ne conosciamo le motivazioni, nel dubbio mi astengo.

È certo che nessuno migliora con l’età e che lo stato di salute influisca sul ben fondato delle nostre decisioni personali e pubbliche é un fatto ormai acquisito.

Alessandro Magno morì a trenta anni, Cesare diede il meglio sulla quarantina, Napoleone a trenta era primo console e fece predisporre il Codice Napoleonico che ancora costituisce il fondamento delle nostre leggi, Cavour mori attorno ai cinquantadue….poi i progressi della medicina misero in crisi le istituzioni regalandoci i primi geronti tipo Crispi e Giolitti.
Assodato che percepiti come i peggiori sono quelli che invecchiano al potere – da Vittorio Emanuele III a Mussolini da Andreotti a Haile Sellasie o Gheddafi perché le loro capacità decisionali degradano coram populo – è notorio che l’invecchiamento non abbia mai migliorato nessuno e la malattia, qualsiasi malattia, ha una componente psicologica che ottunde, ottenebra, rallenta e quasi mai la maggior esperienza riesce a compensare i danni del tempo.

Una banale influenza con raffreddore inabilitò il giovane Cesare Borgia rispetto alle prestazioni intellettuali abituali e gli fece perdere il controllo del conclave.
Pare che il raffreddore diminuisca il glucosio nel sangue con conseguenze sulla funzionalità del cervello. Se invece é stato lo spirito santo, è pregato di un altro intervento urgente.

Una malattia diminuisce l’attenzione prestata ai problemi esterni, le capacità cognitive e restringe l’orizzonte temporale di interesse della persona coinvolta.
Nella prima e nella seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti furono guidati da uomini malati, morti il primo subito dopo la fine della guerra e l’altro subito prima della fine.
È intuibile il danno che ne venne all’umanità per decisioni influenzate dal malfermo stato di salute e dalla imminenza della dipartita con conseguente disinteresse per il futuro.

La scelta di Mario Monti è stata fatta da un piu che ultra ottantenne ( come Hinderburg quando diede l’incarico a Hitler) e se non erro era di inverno. Qualcuno ricorda se il decisore fosse anche raffreddato?
Un proverbio giapponese dice che un uomo a venti anni è un santo, a trenta un eroe e sessanta un delinquente. Credo lo stesso avverrebbe per la moralità delle donne, se la natura non provvedesse a mitigarne il fascino.
Direi quindi di non candidare alla presidenza della Repubblica una donna prima di abolire il limite inferiore di età previsto dalla Costituzione, di non rompere con la storia che i grillini sono troppo giovani e quanto al Papa, rinnovo la raccomandazione a “l’uccel di Dio” come disse il Padre Dante.

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Commenti

  • Donato  Il marzo 1, 2013 alle 11:26 pm

    Napolitano è uomo di indubbia coerenza il suo ruolo è stato sempre nefasto.

    • antoniochedice  Il marzo 2, 2013 alle 12:01 am

      Non sono d’accordo.

  • Donato  Il marzo 2, 2013 alle 12:30 am

    Non voglio imbastire polemica ma quando sarebbe stato
    positivo il suo apporto?Nel GUF? Nel 1956? Con Craxi? Con Berlusconi? Con la Libia?

    • antoniochedice  Il marzo 2, 2013 alle 7:57 am

      Le dispiacerebbe mettere il nome della persona cui intende riferirsi?

  • piero laporta  Il marzo 2, 2013 alle 2:14 pm

    Circa i vari ruoli di Napolitano, inviterei a leggere come giocò in un momento alquanto delicato
    http://www.pierolaporta.it/lassassinio-di-carlo-alberto-dalla-chiesa-e-di-pio-la-torre-2/
    e per una trattativa Stato-Mafia certamente realizzatasi ben prima di quelle presunte del 1992.
    Il dominio della gerontocrazia, caro Antonio, è uno stato di necessità conseguente agli innumerevoli scheletri negli armadi che costoro custodiscono, condannati a far loro da sentinella fino alla vigilia del proprio funerale. La damnatio memoriae tuttavia interviene inesorabilmente a fare una giustizia tardiva, ma non sempre, almeno nel futuro immediato.
    Talvolta interviene una morte prematura a zittire i cuiriosi e annacquare i dubbi.
    Dopo aver letto l’articolo che vi ho indicato sopra, immaginate quanto lunga sarebbe dovuta essere la carriera politica di Enrico Berlinguer, santo protettore del Pd grazie alla prematura (e sospetta) sconmparsa.

  • Donato  Il marzo 2, 2013 alle 11:39 pm

    La persona è ovv. il nostro Presidente che pare stia per far ridiscendere in campo altro giovincello G.Amato.Mi ricordo che quando commemorò Craxi 3 anni orsono pensai che Berlusconi dovesse prepararsi al peggio.

  • Carlo Cadorna  Il luglio 4, 2014 alle 2:52 pm

    La Tua affermazione meriterebbe uno studio approfondito: molte delle persone che hai citato hanno male esercitato l’arte del comando non per l’età ma perché vi hanno preso gusto e si sono immedesimati con il potere. L’arte del comando non può avere come fine il potere (non sarebbe più un’arte) ma soltanto il bene di quello che si comanda. Oriana Fallaci ha messo in rilievo, a mio avviso giustamente, come alcune delle qualità necessarie all’esercizio di quest’arte aumentano quando si entra nella maturità.

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