LA SCELTA ELETTORALE DEGLI ITALIANI: BISANZIO IN ITALIA, SPARTA IN EUROPA. di Antonio de Martini

Se il PD volesse trattare con Grillo un accordo di governo con qualche probabilità di riuscita , dovrebbe sollecitare le dimissioni di Bersani e sostituirlo con Renzi. L’ultima frase elettorale di Bersani fu ” il vero nemico è Grillo”.
Renzi sembra invece capace di parlare una lingua meno ” antica”.

Da parte sua, Grillo ha già lanciato un guanto di sfida a Napolitano: senza attendere un invito che il cerimoniale ostacolerebbe, ha annunziato che sarà lui a salire al Quirinale per le consultazioni.
Esiste il precedente di Giovanni Negri – segretario del partito radicale ma non parlamentare – respinto da Oscar Luigi Scalfaro sulla soglia del Quirinale, in quanto il Presidente della Repubblica ( lo ha confermato Napolitano da Monaco di Baviera ) “ascolta le forze parlamentari uscite dalle elezioni”, non cittadini privi di mandato.

Vedremo da questo dettaglio cerimoniale come si avvierà il dialogo con la nuova forza politica.
Una seconda opportunità la avremo con l’elezione dei Presidenti delle assemblee legislative.
Il PD ha alla Camera i numeri per l’elezione, ma non al Senato.
Una delle Camere sarà sua e l’altra dovrà contrattarla. L’ideale sarebbe dare la Presidenza del Senato a Monti, anche per evitare l’imbarazzo di fargli gestire l’economia o gli esteri, ma dovrebbe avere già fatto un accordo alla Camera e quindi rinunziare a un suo uomo….
Grillo vuole invece, per prima cosa, ridurre il trattamento economico dei Parlamentari.

Circa lo ” Spread”, il divario di interessi e maggior costo che affronteremo ( trenta milioni) fin da domani, può essere coperto coi cento milioni del rimborso elettorale cui Grillo ha detto di voler rinunziare.
Il calo delle borse mette in luce il vero nodo della situazione evidenziato da Paul Krugman sul New York Times del 24 febbraio: i burocrati di Bruxelles si rifiutano di ammettere che la politica di austerità imposta all’Europa è sbagliata in se ed è stata calcolata per eccesso.

Ad ogni punto di riduzione di debito pubblico avrebbe dovuto corrispondere mezzo punto di riduzione del PIL , invece la riduzione è stata dell’ordine dell’ 1,5% provocando effetti disastrosi sul tessuto sociale dei paesi coinvolti: Portogallo, Spagna, Grecia, Italia, Irlanda ed ora anche la Francia che ha pubblicato ieri il numero dei suoi disoccupati che è giunto a tremilionicentosettantamila persone. Se si aggiungono i saltuariamente occupati, il numero arriva a quattromilioniseicentomilapersone senza lavoro.

Il Commissario europeo Olli Rehn, un nome da profilattico, anche dopo l’ammissione dell’errore da parte del FMI, insiste nel voler mantenere le politiche di austerità come garanzia di sviluppo dei paesi debitori. Lo disse nel gennaio 2011, non è successo e insiste.
Ma, dopo la perdita della tripla AAA da parte dell’Inghilterra, il possesso del titolo di garanzia perde molto del suo fascino: nell’area Euro ad averlo sono in quattro su diciassette di cui due ( Olanda e Finlandia) non di prima grandezza.
Dovranno rivedere la loro politica o rassegnarsi a veder saltare prima l’Euro, poi l’Europa a ventisette.

In questo senso la scelta degli italiani di ripulsa del fiduciario della UE giunto quarto in una corsa a tre, è anticipatrice. C’è n’est qu’un début , continuons le combat!

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Commenti

  • Mario Maldini  Il febbraio 27, 2013 alle 8:08 am

    Sarà interessante vedere se Grillo riuscirà a varcare i portoni del Quirinale per
    le consultazioni. Secondo uno dei biografi di Francesco Giuseppe, l’Imperatore
    a corte riceveva soltanto dai baroni in su, disdegnando borghesi e popolani, anche quando ricchi o geniali, o meritevoli. Naturalmente faceva un’eccezione
    per gli ecclesiastici…..

  • abrahammoriah  Il febbraio 27, 2013 alle 8:17 am

    Ce n’est pas une révolte, c’est une révolution.

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