LA CORRUZIONE È ALLA RADICE DELLA CRISI. di CARLO CADORNA

La grave crisi che ha colpito il nostro paese ha prima di tutto delle cause morali e, senza un’opera di pulizia profonda, non se ne può uscire. Cercherò di spiegare perché.

Quando abbiamo aderito alla moneta unica (1998) ci eravamo impegnati a riportare i nostri conti in ordine diminuendo il nostro deficit di bilancio (la quota del bilancio dello stato che viene finanziata mediante prestiti obbligazionari) al di sotto del 60% del prodotto interno lordo (la ricchezza nazionale prodotta).

In seguito all’attentato alle torri gemelle di New York, che ha sconvolto l’economia mondiale, il rispetto di queste regole è stato rinviato. Noi, mentre altri paesi europei si sono messi a posto, ne abbiamo approfittato per spendere allegramente ed indebitarci come prima.

Questa situazione è stata bruscamente bloccata dalla Germania che ha messo in vendita un grande quantitativo di obbligazioni italiane provocandone l’immediato aumento dei tassi d’interesse richiesti dal mercato internazionale a dei livelli per noi insostenibili.

La cura applicata dal passato governo, tesa a pareggiare il bilancio con l’aumento delle tasse, ha peggiorato la situazione perché la produzione di ricchezza nazionale è crollata.

Ora, possiamo uscire dalla crisi soltanto diminuendo la spesa pubblica di almeno 100 mld. che vanno impiegati, in parte, per diminuire le tasse e rendere così possibile una ripresa.

Questa cifra rappresenta un quinto della spesa dello stato e non può essere reperita senza provocare gravi conseguenze sociali: quindi si può agire soltanto sui costi occulti, sulla semplificazione e razionalizzazione dell’apparato dello stato e sulla quota di interessi che paghiamo sul debito.

Il principale costo occulto è rappresentato dalla corruzione negli appalti pubblici valutata dalla Banca d’Italia in 60 mld.: tutti i capitolati d’appalto vengono gonfiati allo scopo di ricavare denaro per sovvenzionare la politica a tutti i livelli. Una specie di circuito mafioso!

Per azzerarlo basta imporre l’adozione di costi standard, rilevati su base europea.

Per razionalizzare l’apparato dello stato, bisogna cancellare tutti gli enti di spesa non indispensabili: provincie, comunità montane, enti pseudo culturali….

La spesa per interessi può essere ridotta sia diminuendo il debito totale mediante un accantonamento annuale (avanzo primario), sia emettendo obbligazioni finanziate dal mercato interno tramite incentivi fiscali e morali, e sia offrendo in garanzia le proprietà dello stato che, quindi, non devono essere vendute anche per la difficoltà di trovare buoni acquirenti.

Ho fatto questa lunga premessa per dimostrare come, senza sconfiggere la corruzione, non se ne esce!

Nel nostro, molto più piccolo, mondo equestre è uguale: da quindici anni la gestione federale è stata basata sullo scambio elettorale destinando risorse ingiustificate agli amici ed agli amici degli amici.
Nel frattempo, il finanziamento ordinario del CONI è venuto meno ed i costi sono ricaduti interamente sui tesserati: l’ultima gestione ha raggiunto il massimo dello sperpero e dell’inefficienza anche per la colpevole connivenza del CONI.

Ora il CONI ha voltato pagina, la FISE anche e ci aspettiamo, quindi, una razionalizzazione ed una riqualificazione morale della spesa, anche se i soldi li mette il CONI .

Di danni ne sono stati fatti abbastanza: valga, ad esempio, la grave situazione del CEF.

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Commenti

  • gicecca  Il marzo 1, 2013 alle 7:29 am

    Ogni venti anni circa,da Antilope Kobbler a Poggiolini a oggi facciamo gli stessi discorsi e continuiamo, più o meno tutti, a non pretendere la fattura dall idraulico che ci aggiusta il rubinetto. Lasciamo anche la nostra macchina in seconda fila e se conosciamo il vigile gli paghiamo il caffé perché non ci faccia la multa (o lo paghiamo all giudice di pace se ce l’hanno fatta). Sarà anche questione di classe politica, che venti anni fa si rinnovò con Di Pietro e Berlusconi e anche con Greganti (tre destini diversi, ma la stessa fonte), ma ho l’impressione che il problema sia un poco altrove. Ora é Grillo il salvatore della Patria, l’onesto che ci redimerà tutti per amore o per forza. Wait and see, tra altri venti anni; peccato solo che non ci sarò. Spe salvi; ma anche BXVI é andato. GiC

    • antoniochedice  Il marzo 1, 2013 alle 8:03 am

      Pensi davvero che se chiedo la fattura all’idraulico il bilancio dello Stato non avrà più perdite?
      Penso che continueranno e anche dal rubinetto di casa mia.

  • gicecca  Il marzo 1, 2013 alle 8:08 am

    Penso che se aspettiamo a cominciare da Finmeccanica restiamo come siamo per altri non venti ma cento anni. Devono cambiare le persone prima della cose. Questo era il senso delle multe e dei rubinetti. GiC

    • antoniochedice  Il marzo 1, 2013 alle 8:16 am

      Il solo che propone di cambiare almeno i ” morti” è Grillo. Questa é la sua vera funzione.

  • carlo cadorna  Il marzo 1, 2013 alle 2:13 PM

    Il problema è il debito: quello delle tasse è un problema secondario che la politica ha sbandierato secondo il principio “divide ut impera” . Non si risolve con il terrorismo fiscale, che ha fatto dei danni immensi, ma con l’efficienza dell’agenzia delle entrate. Lo sapete che lavorano ancora con delle cartelle cartacee intestate ai singoli contribuenti e sono incapaci di incrociare i dati??

    • antoniochedice  Il marzo 1, 2013 alle 2:37 PM

      Carlo, il problema a moi avviso non è mai il debito. Uno stato non muore. Potrà pagare in ritardo, ma pagherà. Persino la Russia di Putin e Eltzin ha pagato i debiti dello Zar. Se ci facciamo abbindolare dal problema del debito, non ne usciamo.

  • carlo cadorna  Il marzo 1, 2013 alle 3:37 PM

    Mi sono espresso male! Volevo dire gli eccessivi interessi che prosciugano le risorse che dovrebbero essere impiegate come investimenti produttivi.

    • antoniochedice  Il marzo 1, 2013 alle 3:46 PM

      Ormai gli investimenti produttivi sono inutili. Per provocare una ripresa dei consumi, bisogna dare i fondi direttamente ai consumatori che acquistando, provocheranno la ripresa del cilo produttivo. Se diamo i fondi alle imprese, queste produrranno beni che i consumatori non potranno comprare…….

  • gicecca  Il marzo 1, 2013 alle 4:33 PM

    Come capita spesso, discutendo discutendo avete perduto di vista il primo problema che era ed é la corruzione. Non mi ricordo chi sia stato ma poche settimane fa un tizio abbastanza importante di un Ente pubblico andò in TV perché aveva semplicemente rifiutato dei soldini che gli avevano offerto. Cioè ciò che deve o dovrebbe essere normale, il cane che morde l uomo, va in TV perché é anormale, é l’uomo che morde di cane al punto di far notizia. Se non si cambia questo, ecco cosa intendevo dire all’inizio, la cascata non si arresta e non si arresterà mai. Al di là delle tasse, della crescita, del debito etc. etc. Ma non é facile. Basta il primo grillino che si fa regalare se non una casa, una stanzetta, magari fina fina … GiC

    • antoniochedice  Il marzo 1, 2013 alle 4:35 PM

      Non vedo la TV e quindi mi sono perso lo spettacolo. Ma scommetto che il tizio, per essere intervistato, ha pagato.

  • Orazio  Il marzo 2, 2013 alle 12:21 am

    Ma parlare di sovranità monetaria, no?
    Che strano giro di parole per nascondere l’evidenza.
    Si veda l’anno 1981 – 1992 -1999/2002 – le tre date che hanno fatto inginocchiare lo stato Italiano alle banche private.
    Cercherò di dare aitui…
    1981 divorzio disposto dal ministro del tesoro alla Banca d’Italia,,, non BANKITALIA.
    1992 accordi sul panfilo Britagna.
    Avvento dell’Euro, che ha inchiodato per sempre il popolo italiano.

    • antoniochedice  Il marzo 2, 2013 alle 12:22 am

      Mai dire sempre, mai dire mai.

  • carlo cadorna  Il marzo 3, 2013 alle 10:04 PM

    L’euro è funzionale agli interessi della Germania perchè noi siamo ricattabili: se riduciamo drasticamente la nostra quota di debito estero, possiamo andare a Bruxelles e battere i pugni sul tavolo per ottenere gli stessi tassi dei tedeschi….

    • antoniochedice  Il marzo 3, 2013 alle 10:25 PM

      Possiamo ottenere lo stesso minacciando il forfait.

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