RAPPORTI ITALO TEDESCHI: VEDASI ALLA VOCE TESTOSTERONE O ALLA VOCE UMORISMO. di Antonio de Martini

Ha fatto bene il Presidente Napolitano a non incontrare Steinbruck. Ci sarebbe voluto troppo tempo per spiegargli la situazione e in Italia lo aspettano entro il 15 Marzo.
I tedeschi amano l’Italia, ma non la stimano. Gli italiani stimano la Germania, ma non la amano.
Ogni sforzo collaborativo è destinato a fallire, come fallirebbe ogni matrimonio che poggiasse su basi analoghe.
Il primo contatto tra Latini e Germani, avvenne con Caio Giulio Cesare, un altro con un eccessivo carico di testosterone come direbbe Steinbruck; in questa definizione sta un’altra differenza antropologica importante che necessiterà, tra breve, di una illustrazione lampo.

Cesare, giunto in riva al Reno, ordinò di costruire un ponte.
Vista quella meraviglia sorta dal nulla , i Germani dell’altra sponda pronti al combattimento, fuggirono immediatamente ( cfr De bello gallico) . Non avevano mai immaginato che si potesse attraversare il fiume in modalità semplice.

Lo stupore e l’ammirazione per questo exploit ha fatto si che siano diventati un popolo di ingegneri, compito che i romani lasciavano agli schiavi.
Il mondo, ricorda il nome di chi ha voluto il Colosseo, non del/degli ingegneri che eseguirono.

A proposito di immaginazione. Un pellegrino napoletano ” proveniente dalla terrasanta” vendette un osso del gallo che aveva cantato mentre Pietro rinnegava Cristo. I fedeli tedeschi ci hanno costruito sopra la cattedrale di Colonia, senza batter ciglio.

Il Papato che aveva ereditato l’impero di Roma, ahimé sprovvisto di un braccio armato, cercò di utilizzare questi barbari per occuparsi di legge ed ordine e , inizió coi franchi di Carlo Magno al quale furono perdonate una serie di marachelle quali l’omicidio del fratello per poterne sposare la moglie, la pretesa di essere un teologo ( c’è un atque sullo spirito santo che ancora crea problemi di monoteismo con l’islam) .

La grande ammirazione per l’organizzazione militare romana – la prima a cooptarli – indusse i Germani a interiorizzare , vorrei dire scimmiottare – ogni nostro comportamento.
La parte di Germania conquistata dai romani, all’atto della riforma, rimase fedele a Roma. La parte non civilizzata aderì al protestantesimo.

Altre scimmiottature furono lo spirito militare fine a se stesso, il fatto di voler si costruire un impero chiamandolo sacro e romano, l’aver scimmiottato il fascismo con la solita aggiunta di zelante truculenza e feroce precisione industriale.
Lo stesso fece la Germania dell’est col comunismo, riuscendo a dare una impressione di funzionamento più durevole che a Mosca.

Anche per l’Europeismo, c’é la solita misura di troppo e la smania di comandare per imporre la loro mentalità schematica, priva di fantasia e senso dell’umorismo.
I Germani di valore, da Mozart a Goethe a Adenauer hanno avuto una differente visione, amore e rispetto per l’Italia, privo del senso di inferiorità e della mistura di zelo e rivalsa che contraddistingue la maggior parte di questi sfortunati nei rapporti con noi.

Nessuna meraviglia quindi se Steinbruck ( bruck vuol dire ponte…) per dire che entrambi i vincitori delle elezioni hanno senso dell’umorismo ha parlato di buffoni ( scusa Bersani, ma tu non sei incluso ne tra gli spiritosi ne tra i vincitori) e per meravigliarsi che ancora piacciano loro le donne ( Bersani, qui forse ci sei anche tu) abbia parlato di ” eccesso di testosterone.”

Voleva solo, ancora una volta da bravo tedesco di Germania, porre le proprie performance come giusta misura del mondo. Si sa, sono UBER ALLES .

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Commenti

  • gicecca  Il febbraio 28, 2013 alle 9:15 am

    Tutto bene e tutto giusto. Solo una quisquilia teologica. L’atque aggiunto al Credo crea problemi soprattutto con gli Ortodossi da Fozio in poi; con l’Islam basta e avanza la Trinità. Che poi Bersani possa mai essere spiritoso, beh !!! caso mai un po’ porta jella !!! GiC

    • antoniochedice  Il febbraio 28, 2013 alle 9:32 am

      Ubi major…
      Pero’ non ho detto che Bersani e’ spiritoso. Ho detto che e’ compreso nell’aliquota testosterone. Sono patriota.

  • oraetsemper  Il febbraio 28, 2013 alle 11:36 am

    Fa piacere un pò di sano orgoglio nazionale, ne abbiamo ben donde se percorriamo il corso della storia senza pregiudizi e guardando i dati di fatto. Il problema sono i nostri conterranei che mostrano sempre un senso di inferiorità rispetto agli “altri”. Questi conterranei si sentono inferiori perché rifiutano tutto ciò che di buono e di bello è stato fatto ed esportato nel mondo nel corso dei secoli dai nostri antenati e focalizzano la loro attenzione sul negativo che, certo, non può mai mancare nè in una popolazione nè nei suoi leader.

  • mauro marabini  Il febbraio 28, 2013 alle 12:10 pm

    Infatti la grande Italia fu quelle di prima della unità del 1861, evento tragico per i popoli italiani che abitavano la penisola e luoghi adiacenti.
    Prima della unificazione ad opera dei Savoia e compagnia bella gli stati italiani complessivamente avevano 22 milioni di abitanti. Nei 150 anni trascorsi da allora ben 30 milioni di persone hanno lasciato la penisola italiana. i cittadini di origine italiana nel mondo sono stimati 100 milioni, anche se non esistono dati certi, ma solo stime. Oggi gli italiani all’estero, inscritti all’AIRE E CON PASSAPORTO ITALIANo sono più di 4 milioni e continuano ad aumentare.
    Meditiamo

    • antoniochedice  Il febbraio 28, 2013 alle 3:03 pm

      Trenta milioni sono i morti della prima guerra mondiale. Cento quelli della seconda. Quindici quelli della Spagnola.

  • Mario Maldini  Il febbraio 28, 2013 alle 12:31 pm

    La Svezia e la Svizzera, che hanno fama di essere ai primi posti nel mondo per
    ordine e ricchezza, non avevano alle spalle un processo ravvicinato di unificazione nazionale, nè i Savoia, eppure negli stessi decenni della emigrazione italiana, a cavallo fra Ottocento e Novecento, i loro abitanti emigrarono in quantità paragonabili alle nostre, e per le stesse ragioni. I nostal-
    gici del Papa-Re e dei Borboni non riescono a dimenticare le favole sull’Italia
    cattiva e gli italiani buoni. Se fosse possibile portarli un solo giorno nella Napoli
    di Franceschiello o nel Ghetto della Roma papalina, cambierebbero idea.

    • antoniochedice  Il febbraio 28, 2013 alle 3:04 pm

      Non credo cambierebbero idea. Si può cambiare giudizio, non pregiudizio.

  • mauro marabini  Il febbraio 28, 2013 alle 4:15 pm

    Mi dispiace della polemica innestata da Mario Maldini in queste pagine e non vorrei occupare gli spazi gentilmente permessi dall’amico Antonio.
    In verità di favole sull’ Italia unita ne dono state raccontate molte, non solo sul papa-re e Franceschiello : recenti ricerche storiche, al di la della retorica del 150 anni di unità, hanno ridimensionato tutte le favole. Di fatto l ‘unità d’Italia fu una vera tragedia. Vero che tante altre diaspore erano in corso a quei tempi ,ma il fenomeno italiano fu di dimensioni enormi . Le persone che emigrarono dal loro paese nel periodo di cui parliamo é ritenuto di circa 60 milioni, gli italiani da soli furono circa la metà.

    • antoniochedice  Il febbraio 28, 2013 alle 4:33 pm

      Ho già scritto una volta che un professore di scienze politiche americano, cercando di stabilire quale fosse un metro scientifico per misurare lo sfruttamento delle persone, stabilí che c’era sfruttamento quando , una persona lasciata libera di scegliere, sceglie di andarsene.
      I pellegrini del Mayflower se ne andarono per via delle persecuzioni religiose.
      Molti se ne andarono per sfuggire alla fame, altri perché liberi di cercar fortuna.
      Attribuire le motivazioni ai nostri emigrati dopo 150 anni, mi pare comunque esercizio inutile e privo di base.
      Quanto al centocinquantenario gestito dal solito Amato, sono d’accordo con lei che si è trattato di una splendida occasione perduta.
      Le polemiche non mi dispiacciono affatto, specie se civili, come quelle in atto.
      Sto leggendo uno studio sui debiti degli Stati preunitari e le reazioni dei “mercati” al Risorgimento. Istruttivo. Riferirò .

  • antoniochedice  Il gennaio 27, 2015 alle 10:59 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Febbraio 2013. Stanno ancora li. Veda si i commenti di Schultz al ritardo ( imperdonabile) di Renzi.

  • F  Il gennaio 28, 2015 alle 10:56 am

    questo post meraviglioso m’era sfuggito. fa benissimo a ribloggare! posso chiedere se ha scritto poi circa quello studio sui debiti degli Stati preunitari o m’è sfuggito pure quel post?

    • antoniochedice  Il gennaio 28, 2015 alle 11:29 am

      Ho scritto millesettecento e dispari post. Spero di averlo scritto……

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