SIRIA:PICCOLI PASSI VERSO LA PACE. di Antonio de Martini

Sabato scorso, il New York times ha confermato in un articolo la notizia che il Presidente USA Barak Obama ha respinto il piano di ” addestramento, selezione e armamento” dei ribelli siriani predisposto la scorsa estate dal generale David Petraeus , all’epoca capo della CIA.
il progetto, spinto dalla segretaria di Stato Hillary Clinton, ” attualmente impossibilitata a seguire il progetto perché deve curarsi” si è arenato sui gradini della casa Bianca.

Le motivazioni addotte dalla Presidenza sono state: l’impossibilita a distinguere tra islamisti moderati e no, e che il coinvolgimento nella crisi sarebbe stato troppo diretto fino ad assumere le caratteristiche di una entrata in guerra.

Non va dimenticato che esiste più di un costituzionalista che avanza dubbi sulla liceità per la Casa Bianca di muovere azioni di questo tipo senza il preventivo assenso del Congresso e il momento magico del dopo 11 settembre è passato.
Adesso si parla di più dell’11 settembre dello scorso anno ( attacco di Benghazi) sul quale la casa Bianca viene giudicata molto reticente, al punto che il senatore repubblicano Lindsay Graham ha proposto una sospensiva delle nomine alla Difesa dalla CIA fino a che non siano terminate le inchieste sul caso.
Comprensibile che in questo momento Obama non voglia irritare ulteriormente il Congresso erodendone le prerogative.

Il mancato appoggio aereo della NATO ai ribelli siriani, li ha privati di ogni prospettiva di vittoria.Il mancato rifornimento e addestramento bellico USA – quello inglese è tradizionalmente ” scozzese” , ossia scarso – li priva della necessaria logistica e l’aumento costante dei profughi, inizialmente incoraggiato con stragi mirate, adesso li mette in concorrenza anche per i rifornimenti e finanziamenti.

Nel frattempo a Damasco cogliendo l’occasione dell’incoronazione del nuovo Patriarca ortodosso ” di Antiochia e dell’Oriente”, che succede a Ignatius IV , Giovanni Yazidis – siriano di Latakia, zona Alawita – è giunto anche il Patriarca maronita ( rito orientale fedele a Roma) il cardinale Bechara al Rai, grande critico della occupazione siriana del Libano e quindi avversario dichiarato degli Assad .

L’evento, avvenuto nella chiesa della Santa Croce e dato in diretta dalla TV siriana anche a dimostrazione che le notizie di attacchi ribelli a Damasco sono fandonie, ha consentito l’incontro tra prelati cristiani ( i cristiani sono oltre seicentomila e tutti o quasi pro- Assad ) , con il ministro dell’informazione Omran al Zoubi e col vice ministro degli esteri siriano Faisal Mekdad, i quali hanno ripetuto l’offerta di negoziati di pacificazione senza ingerenze straniere e senza precondizioni.

Questa offerta già fatta a gennaio e inizialmente respinta, è stata riesumata a causa della proposta di negoziati di pace lanciata da Mouaz al Khatib capo della Coalizione Nazionale Siriana che si è dichiarato imponibile a cercare i mezzi di far cessare lo spargimento di sangue ed ha chiesto la liberazione di diecimila prigionieri politici ( altro segno di debolezza dei ribelli che non riescono evidentemente ad assaltare le prigioni).
Al Khatib è stato criticato da altri capi della galassia ribelle e la proposta è stata respinta dal governo.

Se il Patriarca maronita Rai – che ad onta dei 130 km che separano Beirut da Damasco, non li aveva mai fatti – il Patriarca Ortodosso , un ingegnere coi piedi per terra, la TV di stato col ministro in testa, Walid Joumblatt, Al Khatib, avvertono che l’atmosfera sta cambiando dalla sostituzione della Clinton in poi, ritengo che la possibilità di congelare questa guerra di posizione possa fare un passo avanti. Forse per Pasqua .

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Commenti

  • Anafesto  Il febbraio 11, 2013 alle 10:59 am

    Speriamo che tolta di mezzo l’arpia a stelle e strisce (il Padreterno ogni tanto da un’occhiata benevola anche qua giù) ci possa essere una normalizzazione della Siria e con essa anche dei rapporti con l’Iran.
    Chissà mai che questa Europa, colonia USA, possa magari far valere un po’ di civiltà acquisita, guarda caso, da quella Grecia che una banda di terroristi e criminali finanziari sta depredando.

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    • antoniochedice  Il febbraio 11, 2013 alle 3:16 PM

      Beh, pure i greci non scherzano. Simits ha appena richiesto un altro taglio del debito, dopo aver avuto uno sconto di 134 miliardi e una dilazione per il resto, oltre a nuovi crediti.

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  • Donato  Il febbraio 11, 2013 alle 11:49 PM

    Non mi diverto affatto facendo l’avvocato del diavolo.Ma segnali positivi non riesco proprio a scorgerli.Nel momento in cui i terroristi sferrano “battaglie dell’Apocalisse” ed
    il “Foglio” non trova di meglio che paragonare la Siria alla Cecenia (Basayev era il loro eroe?) speranze di tregua appaiono ridotte al lumicino.Sarei estremamente cauto anche su intervento ONU IMHO può servire a creare zone “liberate” sul modello delle aree protette bosniache da cui sferrare i loro attacchi.Aggiungerei che non mi pare
    affatto casuale la coincidenza tra la missione ONU del 2012 e la strage di Luglio seguita dai furiosi assalti ad Aleppo.

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    • antoniochedice  Il febbraio 12, 2013 alle 7:51 am

      È evidentemente più attratto da scenari bellici che dai segnali di pace. Nella quiete del fine settimana ( auspicabile) cercherò di fare il punto della situazione.
      Sta per entrare in campo un nuovo fattore importante rappresentato dal Patriarca Maronita.
      Erano settanta anni che, fiero della indipendenza della propria comunità rispetto alla Siria, il Patriarca dei maroniti non si recava a Damasco e maroniti (cattolici) e gli ortodossi in loco hanno fatto i separati in casa ( nel Levante) per duemila anni.
      Se avessi un giornale, titolerei ” i Cristiani d’Oriente si coalizzano per non emigrare”. Sottotitolo ” duemila anni di schermaglie messi in soffitta. Imminente iniziativa comune di pace”.
      ” il capo dei cattolici abdica per lasciare il suo posto a un più energico protagonista”.
      In pratica, io intravvedo l’entrata in campo di una nuova componente geopolitica di enorme influenza e dimensione.
      Il giornale da lei ripetutamente citato, ci vede del folclore caucasico.
      Ci leggiamo domenica.

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  • Donato  Il febbraio 12, 2013 alle 11:45 PM

    Solo un pazzo scatenato nell’attuale congiuntura economica vorrebbe cimentarsi in imprese belliche (oppure pseudoelite responsabili di bancarotte mondiali per coprire i disastri provocati?).Detto questo non mi riesce assolutamente di vedere niente nella raffica di attentati e attacchi dei ribelli che preluda a prendere in considerazione un compromesso.Iniziative di pace sono benvenute ma se manca la controparte inutili.A costo di ripetermi ricorda fase del conflitto bosniaco in cui Usa prendevano tempo per preparare gli attacchi aerei.In quanto alla Cecenia altro che folclore! mostra il prezzo spaventoso che si paga ad entrare nel mirino delle petromonarchie e degli USA (Brzezinski).

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    • antoniochedice  Il febbraio 13, 2013 alle 7:33 am

      Siamo su due linee di pensiero differenti.
      Vediamo e valutiamo diversamente ogni dettaglio, ( perché fino a che non vedremo la fine degli eventi una analisi globale non sarà possibile).
      Lei cerca di far passare i suoi convincimenti, mentre io mi sforzo di capire dai pochi elementi certi che ci giungono.
      Ad es. la documentazione fotografica e video a me sembra fasulla dato che non ci sono quasi mai punti di riferimento territoriali noti a chi conosce il paese, le ombre che non coincidono con le luci qualche volta fanno pensare a fotomontaggi mal fatti ecc.
      mi sembra che lei tenda a dare giudizi.
      Se si vedono segnali minimamente positivi, tende a non vederli e continua, appunto, a ripetersi.

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