PAKISTAN . LA CRISI COSTITUZIONALE VISTA DA ” LOOKOUT” LA NUOVA BRILLANTE RIVISTA DI GEOPOLITICA

Prove di democrazia o primi passi per un colpo di Stato? Islamabad in questi giorni è in fermento a causa delle oltre quarantamila persone che si sono riversate lungo le strade della capitale per protestare contro il governo. Quella che viene chiamata “Marcia dei milioni” è un movimento di protesta – per adesso pacifico – guidato da Qadri Tahir, leader del movimento islamico pacifista Minhaj-ul-Quran internazionale (MQI). Il teologo pakistano, forte del sostegno della piazza, chiede a gran voce che si sciolgano i parlamenti provinciali e federali e si indicano nuove elezioni generali del parlamento nazionale, sotto la tutela dell’esercito e della Corte suprema, protagonista solo pochi giorni fa dell’arresto del primo ministro Raja Pervez Ashraf, accusato di corruzione e appropriazione indebita di fondi pubblici. “Noi non abbiamo più un parlamento. Si tratta invece di una banda di ladri, saccheggiatori e ladri. I nostri legislatori stanno infrangendo la legge” sono le parole che va ripetendo Tahir Qadri e che scaldano gli animi della folla riunita a Islamabad.

Così, mentre polizia ed esercito presidiano la capitale e attendono rinforzi nelle prossime ore per mantenere l’ordine, il movimento della “Marcia dei milioni” nel frattempo si costituisce come un laboratorio di idee per un legittimo processo democratico simile a quello che si era intravisto a Piazza Tahrir al Cairo. E non poche sono le analogie con l’Egitto, dove il popolo chiedeva la fine di un’epoca dominata da violenze sistematiche, terrore e corruzione, per passare a una fase nuova, dove la democrazia potesse essere un faro per l’avvenire del Paese.

Ma se davvero la protesta pakistana dovesse somigliare a quella di piazza Tahrir, sappiamo anche come finirà: con un colpo di Stato che riporterà indietro le lancette dell’orologio.

Il vero pericolo, infatti, come confermano fonti vicine all’esercito, è che le proteste siano sostenute da Pervez Musharraf, l’ex dittatore militare ora in esilio, determinato a tornare in patria per guidare una nuova fase.

A tale scopo la piazza sarebbe stata infiltrata preventivamente dall’esercito che, al momento opportuno, agirà nell’interesse dell’ex presidente.

Dunque, si fa avanti l’ipotesi che le proteste siano strumentali a provocare una sorta di “primavera pakistana” che rovesci il governo e imponga un nuovo ordine militare. Ashfaq Parvez Kayani, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ha assicurato che i militari non permetteranno un ritorno al passato, ma certo la situazione è pericolosamente in bilico: qualora il governo dovesse sconfessare la Corte Suprema e scioglierla, a quel punto potrebbe succedere di tutto.

Resta poi il nodo del rapporto con gli Usa, andato deteriorandosi sensibilmente dopo l’uccisione di Osama Bin Laden ad Abbottabad e dopo le uccisioni chirurgiche dei droni della CIA in territorio pakistano, frutto di decisioni unilaterali di Washington che hanno irritato non poco l’intelligence locale.

Washington, inoltre, ha tagliato gli aiuti finanziari al Pakistan di oltre un terzo lo scorso anno e Islamabad ha risposto invitando gli istruttori militari americani a lasciare il Paese e a smantellare la base aerea di Shamsi.

Formalmente, gli Usa si dicono favorevoli a sostenere “elezioni libere ed eque” in Pakistan, secondo le parole del vice ambasciatore degli Stati Uniti in loco, Richard Hoagland. Tuttavia, non è impensabile che Washington stia meditando di accompagnare la defenestrazione dell’attuale governo, per lasciarlo in mani più sicure, come quelle dei militari fedeli a Musharraf, con i quali il Dipartimento di Stato e i servizi segreti americani hanno molta più confidenza.

Dunque, ben vengano le proteste di piazza e persino i teologi dell’Islam moderato come Tahir Qadri. Qadri è a sua volta una figura discutibile: il leader spirituale, infatti, non è soltanto un esperto costituzionalista e docente all’università del Punjab, ma ha più volte cambiato idea su Musharraf (prima sostenendolo apertamente e poi fuggendo all’estero per incompatibilità) e dal Canada ha iniziato a raccogliere fondi per sostenere la comunità musulmana in Pakistan.

Presto potremmo scoprire a cosa sono serviti davvero quei finanziamenti.

I trackback sono chiusi, ma puoi postare un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: