ISLANDA. IL PAESE DI CUI NESSUNO PARLA PERCHÈ HA LASCIATO FALLIRE LE BANCHE, PROTETTO I RISPARMIATORI ED È USCITO DALLA CRISI PRIMA DI TUTTI DOPO AVER PROCESSATO I GOVERNANTI PER ” GRAVE NEGLIGENZA”.

In Islanda adesso la disoccupazione è scesa al 5,9% dal 9% cui era arrivata, la crescita del 2011 ha superato il 3,1% ( più dei vicini scandinavi : il 2,5 della Norvegia, L’ 1,1% della Svezia e cifre minori per la Finlandia) ha sostituito alle attività finanziarie , il turismo ( 700.000 visitatori nell’anno grazie alla notorieta offerta dalla eruzione del vulcano dal nome impronunziabile Eyjafjallajökull, che paralizzo il traffico aereo) e adesso medita di adottare come moneta il dollaro canadese.
Il metodo adottato dal popolo islandese per uscire dalla crisi

è stato il metodo democratico, bocciando con due referendum le proposte “ortodosse” fatte dai dotti ignoranti che avevano provocato la catastrofe.
Non potendo colmare il debito accumulato dalle follie delle banche private ( follie di origine britannica e olandese) che assommavano a oltre dieci volte il PIL islandese , i cittadini premendo sul governo hanno nazionalizzato le tre banche del paese: GLITNIR, KAUPTHING E LANDSBANKI che fa presentavano il 95% del mercato bancario.

IL SECONDO PASSAGGIO È CONSISTITO NEL DECIDERE DI DARE LA PRIORITÀ AI DEPOSITANTI INVECE CHE AGLI AZIONISTI E OBBLIGAZIONISTI (inglesi e olandesi).
Questo ha evitato l’inasprimento delle tasse e la paralisi provocata invece in Italia dal governo Napolitano-Monti, ha consentito di mantenere in moto la macchina dei consumi e il recupero dell’economia reale.

Il passo successivo fu processare il premier Geir Haarde, grazie ad una procedura e un tribunale ad hoc ( Landsdomur ) e condannarlo per ” grave negligenza”. L’imputato ha minacciato di ricorrere alla corte di Strasburgo per i diritti dell’uomo, ma finora ha ottenuto solo di far nominare un inquirente ad hoc col compito di indagare – una inchiesta giudiziaria vera e propria – sulle complicità e convivenze , dato che tutta la pubblica opinione ha convenuto che non sarebbe stato giusto scaricare le colpe su un solo soggetto.

È nata quindi la ” inchiesta Hauksson ” dal nome di Ólafur Þór Hauksson, un “commissioner ” proveniente da un’area rurale.
Prime conseguenze: l’incriminazione del ministro delle finanze per ” insider trading” e del presidente della banca Glitnir colto con le mani nel sacco.

Certo, non sono rose e fiori: diecimila ( il 3,3%) abitanti sono stati costretti ad emigrare e si parla di un forte inasprimento dell’IVA sui prodotti e servizi connessi al turismo, ma il peggio è dietro le spalle e quel che più conta, chi ha sbagliato è stato licenziato e pagherà.

Ma tutto questo è stato possibile grazie ai due referendum vinti dalla gente ( uno al 90% e uno al 60%) ed al cambio di governo ( da noi irrealistico cercare chi non è compromesso ) che non ha voluto accettare il ricatto dei banchieri e ha mostrato che il motto degli imbroglioni ” troppo grande per fallire” può essere rovesciato in ” troppo grandi per essere salvati”.
Se qualcuno ha trovato queste notizie su media italiani, sarò grato per la segnalazione.

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Commenti

  • gicecca  Il gennaio 12, 2013 alle 8:31 am

    Nella seconda metà di giugno 2011 almeno tre siti italiani facilmente rinvenibili sulla rete digitando “islanda Banche” hanno riferito il “metodo Islandese” per uscire dalla crisi. Uno di questi siti faceva però notare già al tempo che in Islanda vivono meno della metà degli abitanti che vivono al centro di una città come Madrid, e che quindi esportare il “metodo” non é così facile come sembra. GiC

    • antoniochedice  Il gennaio 12, 2013 alle 8:54 am

      Grazie. Vero che la crisi globale e’ anche crisi del metodo democratico.
      Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!

  • abrahammoriah  Il gennaio 12, 2013 alle 9:26 am

    12 gennaio 2012

    C’è forse bisogno di un nuovo Benjamin Constant che al posto di una riflessione sulla libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni si cimenti sulla libertà degli islandesi paragonata a quella degli europei e che, pur non proponendo un nuovo mito della polis greca, prenda atto dal punto di vista scientifico e filosofico-politico delle criticità epocali mostrate nella presente crisi finanziaria e geopolitica dalla democrazia rappresentativa (che più realisticamente è già stata definita poliarchia) ?

    Massimo Morigi

  • Claudio Cipollini  Il gennaio 12, 2013 alle 6:46 pm

    Nel nostro piccolo noi qualcosa lo dicemmo. Eccolo e sentite l’intervista all’islandese.
    http://www.associazioneitalia2020.it/

    Islanda mon amour
    Pubblicato il 02/10/2011

    Perché, nei mesi scorsi, siamo stati costantemente informati su tutto quello che stava succedendo in Tunisia, Egitto, Libia, Siria e non sulla rivoluzione che stava accadendo in Islanda?
    Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda al collasso economico. Sicuramente vi starete chiedendo perché questi eventi non siano stati resi pubblici? La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi? Ecco brevemente la cronologia dei fatti:
    2008 – A settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
    2009 – A gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) -, costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.
    2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a referendum il provvedimento sopracitato
    2011 – A febbraio il presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a marzo e i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti.

    Nel frattempo, il governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda.
    In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca quella precedente (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al “popolo sovrano”: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori.
    La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta in cui confluisce la maggior parte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che avevano avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative. Questa è stata, in sintesi, la breve storia della rivoluzione democratica islandese.
    Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?
    Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?
    Abbiamo visto nella nostra televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?
    NO.

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