SIRIA-IRAK: LA VASTA COALIZIONE CHE NON C’È SPACCA I GOVERNI EUROPEI, LA NATO E LA LEGA ARABA. di Antonio de Martini

Lunedì prossimo il congresso degli Stati Uniti si riunirà per votare il finanziamento delle operazioni militari nello scacchiere mediorientale e valutare i passi intrapresi dal Presidente che chiede l’unanimità nazionale per questa nuova impresa militare ” open ended”.
Di certo, della ” vasta coalizione” annunziata dal presidente Obama, fanno parte, per ora, John Kerry che cerca di metterla in piedi e il generale John Allen che dovrebbe comandarla.

Vediamo in dettaglio questa coalizione cui Israele non è stato invitato..

LEGA ARABA: il voto e la dichiarazione di adesione, retoricamente roboante è stata politicamente unanime, ma inafferrabile nei contenuti.
Nel concreto, l’Arabia saudita ha unicamente accettato di ospitare sul suo territorio una base di addestramento di ” ribelli siriani moderati” ( ossia di elementi che hanno finora combattuto i ribelli estremisti salafiti già finanziati dai sauditi!).
Delle due l’una: o le reclute non saranno moderate, oppure l’Arabia saudita addestrerà e armerà a sue spese elementi ostili ai propri partigiani già sul campo…
La Giordania ha annunziato che sosterrà l’iniziativa con la sua rete di intelligence, ma non con truppe.
Un frutto importante della pregressa collaborazione di intelligence tra USA e Giordania lo abbiamo visto – ne hanno fatto persino il film ” zero dark thirty” di Kathryn Bigelow – in Afganistan dove un agente fornito dal regno hascemita approfittando di un incontro coi colleghi della CIA ne fece strage ( sette, la più grossa perdita singola nella storia dell’Agenzia).

I “volontari” armati e addestrati in precedenza in Giordania si sono rivelati seguaci di Al Baghdadi ( di qui il trasferimento in A. S.?) e non si capisce se ci sia stata connivenza a livello americano o giordano oppure ingenuità da una parte e connivenza dall’altra.

Gli emirati del golfo hanno definito illimitato l’apporto che potrebbero dare, ma non hanno indicato nessuna singola azione concreta.
In realtà tutti temono ritorsioni con attentati o delitti politici da parte di Al Baghdadi e la perdita della protezione USA dall’altra. Il risultato sono queste grottesche sceneggiate coi media.

LA NATO: la Turchia , unico paese NATO confinante con la zona delle operazioni, ha messo a disposizione la propria base aerea di Incirlik ( nel sud ) ma ha specificato che potrà essere usata unicamente per la logistica degli aiuti umanitari ad esclusione di ogni volo offensivo.
Sono in corso accanite conversazioni diplomatiche sulle misure da adottare alle frontiere per bloccare il flusso dei “volontari” della Jihad.
La Turchia è ostile alla distribuzione di armi ai Peshmerga Kurdi coi quali prima o poi dovrà scontrarsi e teme le conseguenze dello stazionamento di aspiranti jihadisti sul suo territorio.
Inoltre è difficile rompere legami ,complicità e affari stabilitisi tra le autorità locali e i ribelli finora incoraggiati e assistiti. Comunque, il flusso continuerà semplificato attraverso l’Arabia Saudita.
Basta restare vicino al consolato Saudita di Roma, recentemente fortificato con un muro in cemento armato ( accanto all’hotel Parco dei Principi) per vedere giovanotti che vanno a chiedere il visto mentre il vecchio Imam che li ha accompagnati si siede in attesa sulla vicina panchina di villa Borghese, per capire che l’apertura del centro di addestramento ha semplificato il flusso dei volontari.

PAESI EUROPEI : anche altri partner NATO europei non sembrano entusiasti : la Germania ha chiarito che darà aiuti, ma non parteciperà ai bombardamenti aerei “che non intende effettuare e non gli sono stati richiesti”.
In Inghilterra il ministro degli esteri Philip Hammond ha dichiarato che non parteciperanno, mentre il portavoce del premier David Cameron, ha annunziato che ” non è stata presa alcuna decisione in materia e non è giunto il momento di prenderla.”
La bellicosa Francia, per voce del ministro degli esteri Laurent Fabius ha dichiarato che ” Daremo armi e aiuti umanitari e se necessario parteciperemo alla campagna aerea”.
Roberta Pinotti ministro della Difesa, ha confermato che invieremo ” armi leggere, molte munizioni e armi anticarro” .
Le Repubbliche baltiche cui non dispiace partecipare hanno un problema: dopo aver detto di sentirsi minacciate dalla Russia per la vicenda ucraina, hanno difficoltà a sguarnire di truppe il paese in pericolo…

In assenza di truppe affidabili, la carta militare dei bombardamenti aerei non potrà risolvere la situazione. Resta la carta del blocco dei flussi finanziari da Kuwait, Katar e Arabia Saudita per impossessarsi dei quali i candidati sono legione. Ma in questo settore il governo americano non ha sollecitato appoggi.

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