ELEZIONI EUROPEE: VOTARE O NON VOTARE ? QUESTO E’ IL DILEMMA. di Antonio de Martini

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Tra il 22 e il 25 maggio 400 milioni di elettori appartenenti ai 28 paesi della Unione Europea andranno alle urne per eleggere 751 parlamentari europei ( e 73 italiani) in analogia con i Parlamenti degli stati membri, ma privi di poteri effettivi che restano in capo ai governi nazionali.

Infatti, il Presidente della UE viene scelto dal Consiglio dei capi di stato e di governo che sono liberi di scegliere chi vogliono anche in senso contrario al responso delle urne.

Stessa sorte per i commissari ( equivalente dei ministri) europei che vengono designati dai singoli stati e si spartiscono i portafogli sulla base del manuale Cencelli continentale. Ad esempio il nostro commissario Tajani ( nomina Berlusconiana), non ha avuto incarichi di qualche valenza  fino a poche settimane fa, quando lo hanno promosso Vice presidente in articulo mortis  per gettare polvere in faccia agli italiani che minacciano lo sciopero elettorale.

 I sondaggi prevedono venti milioni di astenuti dalle urne solo in Italia, ma penso che siano ottimisti e pietosi verso il committente.

I candidati alla presidenza UE sono formalmente cinque: Jean Claude Junker (  lussemburghese, PPE, esponente della Massoneria) Martin Schultz ( tedesco,P.S. ) Guy Verhofstadt ( Belga liberale, ha chances in caso di stallo) Ska Keller ( tedesca, Ecologa), Alexis Tsipras (greco sinistra estrema).

Insomma, a parte il greco che porta il suo folclore di estrema sinistra ed ha fatto abboccare qualche italiano, tutti i candidati provengono dall’area nord dell’Europa. Il lussemburghese e il Belga ( Fiammingo) sono tedeschi di complemento.

Mentre la TV francese ha organizzato una “tribuna politica” tra i cinque candidati, mi dicono che in Italia, la trasmissione è passata su RAINEWS. In pratica si è trattato di una trasmissione clandestina. L’Auditel avrebbe rivelato l’interesse degli italiani per il quintetto…..

I gruppi politici riconosciuti dal Parlamento Europeo sono sette: il centro destra del PPE ( partito popolare europeo, ossia la DC italo tedesca) , i socialisti, i liberali, gli ecologisti, la sinistra estrema ( Tsipras), i conservatori ( essenzialmente britannici, polacchi e Cechi), gli euroscettici ( britannici e polacchi).

L’estrema destra francese del Front National e gli olandesi del partito del popolo olandese, gli eurofobi, hanno intenzione di dar vita a un ottavo gruppo se saranno assistiti dai numeri.

Gli schieramenti “Europei”  divergono da quelli nazionali e i deputati eletti in Italia, ad esempio, andranno a disperdersi nei vari raggruppamenti, dividendosi in famiglie politiche e non sulla base dell’interesse nazionale di cui non importa nulla a nessuno.

Il PD, i Socialisti e i Socialdemocratici faranno un tutt’uno. Casini, Alfano e Berlusconi anche.  Vi pare normale?

Lo schieramento dei 5 stelle di Grillo, anche se eleggesse un buon numero di parlamentari, non avrebbe sponde in Europa per fare gruppo con qualcuno. 

Se il PPE si dovesse trovare in confortevole maggioranza ( cosa che escludo) anche Berlusconi finirebbe , come nel ’94, senza affiliazioni a livello continentale, perché lo butterebbero fuori. Nel Parlamento Europeo, l’isolamento di gruppo equivale alla morte politica, data la sostanziale rigidità degli schieramenti e l’impossibilità di fare compromessi in sede di riunioni dei capigruppo.

La valutazione degli analisti è che ci saranno circa 200 deputati antieuropei su 751. Quanto basta per rendere ingovernabile anche questa assemblea che, per fortuna, non deve governare nulla.

In 35 anni il Parlamento Europeo non è riuscito a darsi una fisionomia riconoscibile ed ha disperso il capitale di credibilità iniziale raccolto dai De Gasperi, Pacciardi ( primo presidente del Movimento Europeo) Adenauer, Schumann, Spinelli, Delors e dilapidato dai vari Malfatti, Frattini, Tajani, Ripa di Meana, Hollande, Merkel e Napolitano ( ultimo presidente del Movimento Europeo).

L’idea d’Europa è l’unico fiore nato dalle rovine della guerra mondiale ( che il principino Harry è venuto a ricordarci proprio a Montecassino).

Avevamo abbracciato negli anni cinquanta una bella Dulcinea e adesso ci ritroviamo con una vecchia baldracca che pretende passione, corteggiamenti,  attenzioni e sacrifici fingendo che non si sia concessa a chiunque e non abbia tradito ogni promessa.

La democrazia europea è diventata un fantasma come la prosperità. La disoccupazione aumenta a dismisura, al punto che l’Eurobarometro  UE adesso fornisce il tasso di occupazione. In Italia nella fascia 20-64 anni, è il 59,8% , in Spagna il 58,2%, in Grecia il 53,2 come in Croazia e i soli paesi della UE in regola con gli obiettivi di occupazione di Europa 2020 sono la Germania ( 77,1%) e Malta! Nella fascia dai 55 ai 64 anni, il tasso di occupazione è passato in dieci anni dal 38,1% al 50,1%.

In Italia la situazione politica e democratica è ancor più sfilacciata:  Intanto nessuno dei tre leader nazionali che guidano le rispettive coalizioni si è candidato  (Grillo, Berlusconi, Renzi).          Siamo il solo paese che fa campagna elettorale su schieramenti ( non contenuti) di politica interna e nazionale e il Presidente della Repubblica che respinge ” i nazionalismi e i populismi” e  che trova il tempo di ricevere ogni tipo di sfigati sfusi, non ha pronunziato verbo circa le promesse di dentiere, aumenti di stipendio, pensioni e “fica per tutti” da cui siamo alluvionati.

Un giovanotto di belle ( e vane) speranze mi ha scritto dicendo che per il movimento cinque stelle si “tratta di mettere i piedi nel Parlamento Europeo”. Già. Il problema è, a mio avviso, che nessuno ci vuole mettere la testa.

Tra tanti genialoidi che imperversano nei comizi, nessuno che abbia fatto notare che il fiscal compact che obbliga a presentare il bilancio in pareggio, è contrario al trattato di Maastrict che obbliga chiaramente i contraenti ad un deficit del 3%.  Nessuno ha letto niente.                                                                                                                                                             Oggi ha bussato alla mia porta una intervistatrice della DOXA.  Gli editori – furbetti dell’edicolina – li hanno sguinzagliati a rilevare quanti italiani leggono giornali e riviste, utilizzando il periodo elettorale per il sondaggio sperando in qualche puntarello in più.

Tutti questi “ladri di Pisa” dicono che gli elettori consacreranno la loro cosca come il primo partito facendo finta di ignorare che da oltre un quindicennio, il primo partito ad ogni elezione è costituito da coloro che non vanno a votare.

C’è chi dice che è meglio andare a votare comunque perché è un diritto conquistato con grandi sacrifici dai nostri padri.                                                                                                                 Equivale a mio avviso, a invitare uno stupratore a farsi prima il bidet, illudendosi che questo limiti l’offesa. Il ragionamento non fa una grinza, ma non è questo l’argomento che ci sta a cuore oggi.

Rinunziare ad esercitare il proprio diritto di voto perché non ci piace ne la canzone ne il cantante,  equivale a riconoscere che ogni forma di protesta è inutile perché la violenza degli stupratori ha superato ogni limite.

Conoscete un gesto di ripulsa e disprezzo morale più efficace dell’assentarsi?

 

 

 

 

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