CRISI UCRAINA. ALL’EST NIENTE DI NUOVO. LA N.A.T.O. DI FRONTE AL SOLITO PSICODRAMMA. LA GUERRA LA DECIDEREBBE L’AMERICA, MA VERREBBE FATTA IN EUROPA di Antonio de Martini

Il presidente americano ha detto che Putin sta dalla parte sbagliata della storia. In realtà credo che anche  Obama sia dalla parte sbagliata dell’Atlantico.

https://www.youtube.com/watch?v=8ND10Sg9rGo

Fin dagli anni sessanta, gli alleati europei si sono sempre interrogati circa la disponibilità   del governo USA a difendere in armi  l’Europa anche facendo uso di armi nucleari intercontinentali, in caso di invasione sovietica dell’Europa.

Armi nucleari tattiche, era previsto usarle sul campo di battaglia, ma l’utilizzo di armi nucleari strategiche avrebbe comportato una risposta sovietica maggiormente indirizzata verso gli Stati Uniti (  MAD: Mutual Assured Destruction) e nessun governo USA avrebbe accettato di  esporre i propri cittadini direttamente a rappresaglie  per salvaguardare gli Europei.

Infatti, furono date mille assicurazioni, ma mai una risposta chiara.

Da allora i sospetti iniziarono a fiorire: l’Europa era destinata ad essere il campo di battaglia  e sarebbe servita da trincea difensiva  dell’America  salvata così dalla distruzione, ma l’Europa rischiava di essere devastata dai combattimenti  tra Berlino e Parigi e nella pianura padana ( dopo aver violato la neutralità austriaca).

Accordi tra belligeranti furono fatti – non si sa se con negoziati) durante le seconda guerra mondiale, in cui nessuno dei contendenti usò i gas asfissianti o altre forme di guerra chimica che coinvolgessero le popolazioni o le truppe. Il sospetto, di certo sapientemente alimentato, si insinuò nel dibattito strategico continentale.

Elementi di insicurezza e polemiche furono offerti dallo studio della battaglia del mare di Giava ( 1942) conclusasi sfortunatamente per gli alleati ( ABDA, American British, Deutch, Australian), dove i cacciatorpediniere USAguidati dal comandante Bindford partecipanti alla battaglia abbandonarono d’improvviso il combattimento lasciando senza scorta il comandante della squadra, l’ammiraglio Doorman ( Olandese), che perì nello scontro che aprì la strada all’occupazione delle Indie Olandesi da parte dell’Ammiraglio Takagi. ( Het Gevecht in  de Java-Zee A.G. Vromans, Amsterdam 1961)

I caccia avevano obbedito ad un ordine giunto da Washington, mentre erano alle  dirette dipendenze dell’Ammiraglio Helfrich ( Olandese) comandante dell’area ABDA, sul cui modello fu creata la NATO.

Altra paglia sul fuoco è stata posta dalla rivelazione post guerra fredda che secondo la pianificazione sovietica Amburgo , le sue infrastrutture portuali e la costa sarebbero state obbiettivo di ben settanta bombe nucleari tattiche per impedire che  gli americani ( da sempre considerati  dai sovietici specialisti in sbarchi) avessero la tentazione di uno sbarco sul fianco destro dei corpi corazzati sovietici in marcia verso la Francia.

Insomma l’obbedienza  all’interesse esclusivamente nazionale e la dipendenza diretta da Washington ha sempre costituito una remora di lealtà tra i comandi USA e quelli Europei.

La crisi Ucraina non fa eccezione.

Immaginando per un momento che ci si trovi in stato di guerra – o comunque in combattimento – con mezza Ucraina ed  i Russi da una parte e mezza Ucraina e relativi alleati dall’altra, chi ne assorbirebbe l’impatto?

Non la Turchia, che ha criticato apertamente la guerra di Libia e in privato quella di Siria, esigendo l’impegno NATO all’intervento in caso di richiesta ( art 5 del trattato), senza ottenerlo. Certo non gli USA.

L’urto avverrebbe all’interno dell’Ucraina e  sulle frontiere dei tre paesi baltici ( Lituania, Lettonia, Estonia,) la Polonia e la Germania .  Se venisse coinvolta anche la Moldovia, la Romania si troverebbe sulla linea del fronte assieme ai Bulgari.

Un’avanzata, anche solo temporanea,  russa coinvolgerebbe anche Cechia e Slovacchia. le ultime reclute della NATO.

Ecco perché il vocio a favore dei diritti umani si è subito spento appena la Russia ha mobilitato alcuni reparti con il pretesto di manovre militari alla frontiera.

Tra gli obiettivi di Obama c’è la ricostruzione di  una  vasta alleanza attorno alla politica statunitense col maggior numero di paesi possibile. Questo obiettivo è perseguibile a patto che nessuno spari un colpo.

I russi non sono interessati alla guerra mentre sono ancora in fase di ristrutturazione interna e delle Forze Armate e gli USA non la vogliono quasi per le stesse ragioni. Gli Europei sono atterriti dalla prospettiva. Per la germania poi, un solo giorno di combattimenti “informali” gli farebbero perdere il suo miglior cliente per un tempo sufficiente a dimezzargli la bilancia commerciale.

Ecco perché non ci saranno che colpi propagandistici e non ci saranno nemmeno sanzioni.

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Commenti

  • gicecca  On marzo 4, 2014 at 4:48 pm

    Credo veramente che tu abbia ragione. Lo “sfilamento” della Germania é evidente. GiC

  • Mario Maldini  On marzo 4, 2014 at 5:16 pm

    Interessante il riferimento alla prevista ” nuclearizzazione ” della Regione di Amburgo nei piani sovietici, in questo eccellente articolo. Anche il
    principale snodo ferroviario italiano, Bologna, e i due porti di Genova e Livorno,
    probabilmente non si sarebbero salvati dai missili URSS, alla faccia delle masse
    di compagni in quei luoghi dimoranti ( e vocianti).

    • antoniochedice  On marzo 4, 2014 at 6:32 pm

      Per la evita il piano sovietico prevedeva di seguire la direzione Trento-Milano-Torino verso la Francia, snobbando il resto d’Italia. Non era lusinghiero .

  • Luca  On marzo 4, 2014 at 6:38 pm

    Buona intuizione. Aggiungo la possibilità che Obama, Putin e Merkel abbiano più saggezza – e bravi diplomatici e consiglieri militari – di quello che appare dalle loro strombazzate sui giornali.
    Per due di loro potrebbe anche giovare una comune formazione. Merkel gioca ora con i giornali ad “agitazione e propaganda”. Ma questa era anche l’area che il partito gli aveva affidato da giovane, nella DDR, e nella quale si era formata. Mentre Putin era capocentro KGB a Dresda. Cresciuti entrambi insieme ai collaboratori di Mischa Wolf, abilissimo e fine funzionario della Stasi.
    Obama è alla seconda guerra dichiarata e poi annullata. Ma siccome ci piace pensare che non sia un demente, potrebbe esserci della logica nelle sue azioni.
    Diventa allora interessante andare alla ricerca di questa logica. Un vecchio metodo resta quello del: cui prodest (cui bono o, all’americana maniera: follow the money).
    Perché persone apparentemente rispettabili starnazzano tanto sui giornali? Per giorni, settimane, mesi, anni (vedi alla voce Siria)? Un giorno minacciano soluzioni finali, sanzioni inaudite, punizioni esemplari; il giorno dopo ci ripensano?
    Si possono cercare intanto risposte non convenzionali in due direzioni.
    La creazione di crisi prolungate – amplificate ad arte anche tramite episodi inventati di sana pianta da alcuni media – provoca intense oscillazioni e volatilità di merci e titoli sui mercati internazionali. Chi è in grado di controllare o comunque è in contatto con i principali editori o con le maggiori agenzie di stampa può cavalcare le oscillazioni in favore di onda e trarne ingenti profitti.
    Le crisi militari lasciano inoltre sempre la sensazione che l’arsenale in dotazione non sia mai abbastanza aggiornato e motivano in modo oggettivamente plausibile ed emotivamente efficace la necessità di un riorientamento della spesa pubblica verso il settore degli armamenti. Chi produce aerei, navi e missili vede arrivare nuove commesse.
    Quindi si gioca alla guerra, ma poi si cerca di non fare troppo sul serio. Così i guadagni che un tempo si realizzavano durante e dopo i conflitti si trasferiscono oggi allo stato pre-bellico o di guerra annunciata. Probabilmente funziona e si incassa meno, ma subito. Così come oggi non si guadagna più sul commercio dei barili di petrolio, ma sulle scommesse relative al rialzo o alla discesa del prezzo, prima e a prescindere dallo scambio reale.
    Però quando si scherza – letteralmente – col fuoco rimane sempre la possibilità dell’imprevisto.
    Inoltre: quali reali poteri di governo avrebbero gli attuali capi di stato se il gioco prevedesse un giorno una posta straordinariamente importante e lucrosa nel caso di guerra?

  • Luca  On marzo 4, 2014 at 7:09 pm

    Tra gli imprevisti includerei quelli originati dalle risposte a questa domanda: quale potere di influenza avrà sulla politica estera della Merkel il condensato di questo studio della Fondazione scienza e politica e del German Marshall Fund? Chi lo sostiene, con quali poteri e fino a che punto?
    Si intitola: “Nuova potenza. Nuova responsabilità. Aspetti della politica estera e di sicurezza tedesca in un mondo che cambia radicalmente”. Una delle conclusioni è che la Germania dovrebbe – ovviamente contro l’esplicito dettato della sua costituzione post bellica – trasformarsi da forza politica in attesa in potenza leader dell’Europa. Approfittando del disimpegno americano e della crisi dell’Unione europea. Contiene tra l’altro un esplicito invito a lucidare i cannoni (e magari i missili) del Bundeswher contro gli stati denominati “rivoltosi”, ovvero Iran, Siria, Corea del nord, Cuba, Venezuela.
    Curioso anche come per alcuni think-tank internazionali alcuni obiettivi dovrebbero prescindere dai differenti interessi regionali e nazionali delle entità alle quali si consiglia di farsene portatori. U.S.A., NATO, U.E. o Germania che sia: fa lo stesso.
    http://www.swp-berlin.org/fileadmin/contents/products/projekt_papiere/DeutAussenSicherhpol_SWP_GMF_2013.pdf

  • Fabrizio  On marzo 4, 2014 at 7:42 pm

    La conclusione è valida se tutti si comportano in modo “ragionevole”. E non mi sembra che le altre due guerre siano avvenute per motivi ragionevoli.

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