TRUFFA BANKITALIA: PARZIALI AMMISSIONI DEL CORRIERE DELLA SERA CON TENTATIVO IN ESTREMIS DI TENERSI UNA PARTE DEL BOTTINO. di Antonio de Martini

Il mio primo post per chiedere lumi sulla proprietà dell’oro depositato presso la Banca d’Italia porta la data del 4 gennaio.
La Finanza ( mensile diretto da Giorgio Vitangeli) si poneva il quesito da oltre un anno e Davide Giacalone ( su Libero) ne aveva fatto una giaculatoria.
Oggi 3 marzo – sono trascorsi due mesi – il ” Corriere della sera” per la firma di Luigi Offeddu scopre il fattaccio e lo denunzia, specificando che la UE ha imposto l’alt all’obbrobrio chiamato ” Decreto Saccomani” o anche ” decreto IMU- Bankitalia”.

Gli argomenti sono quelli addotti da Giacalone e da noi, ossia:
A) l’oro depositato presso la Banca d’Italia non appartiene alla Banca, ma è del popolo italiano.
B) il commissario europeo Johaquim Almunia sta ponendo degli interrogativi all’Italia prima di procedere contro di essa per aiuto di stato.
C) arriverà una stangata.

Svolto il suo tema, Luigi Offeddu dice en passant che però i 400 milioni annui di dividendi alle banche gli spettano. FALSO, FALSO, FALSO!

Fallito, grazie al commissario europeo , il tentativo di impossessarsi dell’oro delle nostre riserve, i ladri chiedono al loro giornalista ( il corriere della Sera è di proprietà di alcune banche coinvolte nella truffa e dovrebbe dirlo) di difendere almeno ” il dividendo” quantificato anticipatamente in 400 milioni annui.

Anche questo è un tentativo di truffa maldestro quanto il precedente: le quote della Banca d’Italia erano state affidate fiduciariamente alle Banche pubbliche come prescriveva la legge ( e lo ha prescritto fino al 31 dicembre scorso, quando è stata abolita – nella notte di Capodanno – la disposizione contenuta nella legge bancaria del 1936 che si erano dimenticati di abrogare) .

E preghiamo il signor Offeddu di recare ai suoi editori anche un’altra ferale notizia: non solo non hanno diritto al ” dividendo” , ma devono anche restituire i fondi indebitamente percepiti dal 1992 a oggi , ossia da quando Amato Giuliano – meno accorto e meno amato di quanto dicono – privatizzò le citate banche BIN, privandole del diritto di gestione fiduciaria delle quote legato alla natura pubblica che venivano a perdere ipso facto, perdendo con esso il diritto al ” dividendo” che hanno incassato senza farsi scrupoli.

A questo danno si aggiunge la beffa delle due parcelle certamente laute, pagate ai due grandi avvocati per sentirsi dire quel che Giacalone aveva scritto al prezzo di 1,20 euro su “Libero” ed io – scialacquone – gratuitamente.

Restano alcuni conti da regolare:
l’On Crosetto aveva presentato alla Camera una proposta di ordine del giorno che dichiarasse che l’oro depositato presso la Banca d’Italia apparteneva al popolo italiano.
Il rappresentante del governo si oppose.

Andrebbe stanato e il suo partito dovrebbe impegnarsi a non ripresentarlo alle elezioni.

Saccomanni, autore del pastrocchio più grosso dopo l’8 settembre 1943, non può essere reintegrato in Bankitalia visto che è incapace di distinguere quel che è suo e quel che è degli altri, caratteristica essenziale per un incarico di fiducia.

Ricusato dalla BCE e dalla UE, perde ogni credibilità personale dopo aver abbandonato ogni dignità per aver pietito il rinnovo del suo incarico in maniera disgustosamente plebea.
Non credo comunque che morirà di fame. Lui.

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