PERCHE’ I SONDAGGI E I PROFESSORI DI ECONOMIA A VOLTE SBAGLIANO di Gic ( Gicecca)

E’ un fatto che pochissimi nei sondaggi precedenti il voto abbiano previsto lo scarsissimo successo della lista per Monti (un professore di economia a Milano) come pure il notevole successo di Berlusconi, dato per spacciato e ormai inesistente fino a pochissime settimane fa.

Un articolo di Luigi Zingales, un altro prof. di economia ma a Chicago (che oltre tutto ha abbandonato  a pochi giorni dal voto la lista Giannino) articolo che si può reperire in rete (www.aeaweb.org/aea/2013conference/program/retrieve.php?pdfid…) e che è stato ripreso da M.V. Lo Prete mostra come ci sia un netto divario, almeno negli USA ma evidentemente anche da noi, tra ciò che pensa un gruppo di economisti e quella che invece è l’opinione della gente “normale”.

L’articolo di Zingales, in collaborazione con P. Sapienza, risponde proprio alla domanda: “Le opinioni degli esperti differiscono da quelle dei cittadini normali sulle questioni più notevoli di politica economica ?” paragonando i rispettivi pareri su 19 grandi problemi di economia. Le opinioni dei due gruppi sono profondamente diverse, con diversità che raggiungono il 37%, e le diversità osservate possono solo in parte essere spiegate dalla caratteristiche ideologiche o personali tra i due gruppi.

Inoltre le differenze tra i due gruppi appaiono più marcate per i temi sui quali vi è il maggiore accordo tra gli esperti e sui quali la letteratura scientifica economica è più concorde. Se il gruppo delle persone “normali” viene informato dell’opinione degli esperti, ciò non modifica quasi per nulla i risultati. Gli autori dello studio concludono che “la gente normale è scettica su molte delle assunzioni e sugli assiomi su cui la risposta degli esperti si basa”; e –ancora- “tale risultato ha probabilmente dei buoni motivi”.

Tutto ciò mi ha ricordato un altro lavoro scientifico, questa volta dovuto a dei ricercatori siciliani e pubblicato due anni fa su una prestigiosa rivista (Pluchino et al., Physica, 2010, 389 (3) 467-72) che indagarono con metodi molto complessi la validità di quello che è noto come “principio di Peter”  secondo cui in una organizzazione gerarchica di solito si viene promossi a causa delle proprie competenze professionali fino al livello in cui la propria incompetenza è tale da mantenere indefinitamente quel livello.

Le conclusioni dello studio furono che “la promozione dei membri migliori di una tale organizzazione induce una rapida diminuzione della efficienza della organizzazione stessa, onde la migliore strategia per migliorare o almeno non peggiorare l’efficienza del gruppo è o quella di promuovere a caso o, al più, quella di promuovere at random alternativamente uno tra i migliori e uno tra i peggiori membri”.

Ogni aggancio o riferimento ai politici italiani, prima e dopo le elezioni, è puramente casuale.

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Commenti

  • Orazio  Il febbraio 27, 2013 alle 7:05 PM

    Questo pezzo me lo sono salvato, in quanto rispecchia in modo esplicito, senza ombra di dubbio, quello che è la situazione italiana, sotto TUTTI I PUNTI DI VISTA.

    • Anafesto  Il febbraio 27, 2013 alle 7:28 PM

      Forse varrà per l’estero, qui in Italia la legge di Peter si impone nella sua massima perversione: qui non si viene promossi per merito delle proprie competenze e ci si ferma al primo livello di incompetenza ….
      Non facciamo esempi (ne scaturirebbe una Treccani sul lato perverso della legge di Peter) e stendiamo un velo di pietoso silenzio.

  • Fabrizio  Il febbraio 27, 2013 alle 7:40 PM

    Oggi l’informazione è più diffusa, con una ricerca in rete puoi sapere tante cose e sentire più versioni. Mentre in passato bisognava affidarsi agli “esperti”, che più volte dimostrano di essere incapaci.
    Ricordo di quando gli esperti dell’OMS e del ministero della Sanità dicevano che bisognava vaccinarsi per l’influenza suina, che c’era la pandemia.
    La campagna di vaccinazione andò deserta, la maggioranza non si fidò degli “esperti”, ed ebbero pure ragione.
    Ora lo abbiamo visto con la crisi e con le manovre di austerità degli “esperti”, che hanno portati diversi paesi alla rovina.
    Per molti la parola “esperto” vuol dire “una persona importante che viene pagato da una lobby o un gruppo di potere per far credere al popolo delle cose”.

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