LA MALATTIA DI EUROPA E’ IL SARKOMA ( SARKOSI +OBAMA) di Antonio de Martini

Alla vigilia delle elezioni francesi e americane, può valere la pena esaminare quali conseguenze abbia prodotto il progetto USA POMED e le truppe francesi in questo anno di campagne politico militari iniziato con l” unrest” tunisino , proseguito con la “primavera egiziana” di Taharir Square, continuata con la campagna di Libia e conclusasi con i pareggi yemenita e di Bahrein e la sconfitta sulla via di Damasco.
LA TUNISIA
In Tunisia: a un regime poliziesco laico , si sono sostituiti – col partito Ennahda – una serie di fondamentalisti islamici, l’economia e l’emigrazione sono peggiorate inducendo il governo italiano ad agevolare il passaggio verso la Francia , al punto che ne e’ nato un contenzioso.
Insomma, l’unica conseguenza e’ stata che l’Europa ha scoperto che il tipo di libertà cui i tunisini aspiravano, era quella di emigrare.
Ad una iniziativa USA per affermare i principi democratici, ha fatto seguito un aumento del flusso migratorio verso Italia e Francia. L’Italia ha perso il suo status di primo fornitore della Tunisia.
EGITTO
In Egitto: dopo un migliaio di morti nel primo tempo della rivoluzione e qualche centinaio nel secondo tempo, il regime militare con a capo un generale ottantenne e’ stato sostituito da un regime militare con un generale settantanovenne ed un governo ” civile” a libertà vigilata espressione della confraternita dei ” fratelli mussulmani” che ha già iniziato ad avvelenare i rapporti con Israele e con il governo USA. La borsa e l’economia sono disastrate e non accennano a migliorare. I presidenti delle due camere risultati eletti, appartengono alla setta dei fratelli mussulmani, ci sono stati ripetuti scontri tra cristiani ( copti) e islamisti con numerosi morti.
L’Italia ha perso anche qui la sua posizione di fornitore privilegiato.
LIBIA
i commenti già fatti su questo blog restano tutti validi, con l’aggiunta di un paio di controprove, quale lo stabilizzarsi dell’instabilità e l’invio di seicento ” volontari” libici in Turchia, alla frontiera siriana, per alimentare una ” rivoluzione” senza carburante dopo lo schiacciamento dei ribelli del Jabal Druso e la scelta dei kurdi di non sollevarsi e di puntare su Assad piuttosto che sugli USA come fecero in Irak con le conseguenze che tutti ricordiamo.
Gli accordi italo libici sono stati congelati a vantaggio della Francia.
YEMEN
Per convincere il presidente Salah dello Yemen a mollare, nientemeno che al suo vice, ci hanno messo un anno e numerose centinaia di morti. Per far rassegnare la segretaria di stato Clinton ad accettare questa alternanza alla pulcinella, ci e’ voluto il rafforzarsi di Al Kaida che in zona si e’ ritagliata una porzione di territorio.
BAHREIN
Buco nell’acqua anche a Bahrein grazie all’intervento delle truppe saudite che hanno sconvolto i calcoli degli analisti che incoraggiarono la rivolta promettendo il non intervento dell’esercito locale inquadrato da elementi occidentali. Gli USA sono riusciti a mantenere la loro base navale, ma ormai la sfiducia regna.
SIRIA
Il fallimento dei tentativi di ” regime change” fomentato dal ” POMED project “e’ stato dovuto solo in parte al veto Cino- russo all’ONU. La nascita
del contenzioso franco-turco sulla vicenda armena e di quello turco-israeliano per l’assalto alla nave turca , con otto morti, ed infine le frizioni tra Turchia e Cipro per il controllo del petrolio del mediterraneo orientale, hanno di fatto impedito il coordinamento NATO dell’attacco, lasciando i pochi rivoltosi interni alle prese con l’abbandono dell’occidente .
L’embargo economico ha creato problemi ed, ancora una volta ha penalizzato l’Italia che era il primo fornitore del paese.
IRAK
Qui gli USA sono riusciti nell’exploit di farsi cacciare dal paese , dal governo insediato da loro stessi e non gli resta che arroccarsi in koweit.
Insomma, dopo un anno di sforzi congiunti e intensi il duo Franco- statunitense sembra aver raggiunto risultati solo con la violenza delle armi, aumentando in tutto il Levante il livello di rifiuto della cultura occidentale, innalzato il livello di scontro nell’area e consolidato l’Iran come il leader di una serie di paesi ( Siria, Irak) e movimenti ( Hezbollah, Hamas) che sono rimasti solidali tra loro.
La campagna anti Iran e’ ferma e il convincimento che anche un bombardamento delle centrali nucleari non farebbe desistere il regime degli Ayatollah dal perseguire il oro disegni energetici rappresenta un altra impasse da non sottovalutare.
Un anno intenso di disinvolta attività franco-americana hanno potentemente contribuito alla crisi italiana ed europea.
Ecco perché e’ necessario un ” regime change” più a Parigi che a Damasco.

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Commenti

  • gicecca  Il marzo 2, 2012 alle 7:48 am

    Un fallimento completo, dunque. Bisognerebbe riguadagnare il tempo, se non le vite, perdute cacciando i due personaggi che si possono cacciare nell’anno: Obama in primis e Sarkosy in secundis -o viceversa. Ma si da il caso che il 2012 sia bisesto e che chi si profila all’orizzonte al posto dei due sia , nell’un caso e nell’altro, una vera nullità. Er peggio, dicheno a Roma, nun é mai morto. Il Sarkoma é un dei tumori peggiori che esistano, soprattutto per le metastasi. GiC

  • giannicaroli  Il marzo 2, 2012 alle 10:41 am

    Bravò, un panorama di disastri e rovine ‘rivoluzionari’ esaminati a volo d’ aquila, di amplissimo respiro e larga campata, ma preciso e significante fin nei dettagli più minuti.
    GC

  • Massimo  Il marzo 2, 2012 alle 2:11 pm

    Un regime change pure a Washington, presto!

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