IL MAROCCO TENTA LA RICONCILIAZIONE COI SALAFITI PER NON ENTRARE IN CONFLITTO COI REGIMI INTEGRALISTI DEL NORD AFRICA.

Ahmad Najib Al-Shabi, segretario del Partito Progressista Democratico, all’opposizione in Tunisia ha dichiarato che la differenza sostanziale fra i governi islamisti di Tunisia e Marocco

sta nelle tradizioni dei due Paesi. Gli islamisti in Marocco hanno una storia politica più lunga, a differenza degli islamisti in Tunisia, repressi dal regime di Ben Ali.
Tuttavia, prosegue Al-Shabi, entrambi attueranno riforme sostanziali, seppur in contesti diversi.

Il governo marocchino ha avviato una discreta politica di riconciliazione con le centinaia di salafiti che furono condannati dopo gli attentati di Casablanca, nel maggio del 2003. Molti dei condannati non hanno alcuna relazione con quelle esplosioni, che causarono 45 morti.

Da allora, oltre 2.300 marocchini sono stati incarcerati.
L’artefice di questa politica della «mano tesa» è Mustafa Ramid, 53 anni, Ministro della Giustizia e delle Libertà, come è stato ribattezzato l’incarico nel gennaio scorso. Oltre a ricoprire l’incarico di deputato del Partito Giustizia e Sviluppo, è stato per molti anni difensore in tribunale dei suoi correligionari salafiti.

Le probabilità che duemila marocchini dimentichino di essere stati imprigionati, torturati e malmenati per un attacco psicopatico del regime, sono minime.

Forti sono invece le probabilità che la monarchia – la cui corruzione è ben nota e i cui proventi vengono investiti nelle case da Gioco di Macao con un palese schiaffo ai precetti del Corano – si sia decisa a questo passo, sapendo che il processo di omogeinizzazione politica del Nord Africa è ineluttabile.

Come furono contagiose le lotte per l’indipendenza dalla potenza coloniale francese, così l’arrivo sulla scena dei fondamentalisti islamici che ormai occupano Tunisia, Libia ( Senussiti) e Egitto.

Unico regime laico rimasto in Nord Africa l’Algeria che fu comunque anche l’ultima ad accedere all’indipendenza.

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