Yemen: Il presidente Saleh accusa apertamente Barak Obama ” sei il presidente degli USA o del Mondo?”

 Oggi, durante una conferenza all’Università di Sanaa nello Yemen, Il presidente  Ali Abdallah Saleh –  al potere da trenta anni e contestato da dimostranti  a tempo pieno da  più di due settimane – ha accusato apertamente gli Stati Uniti di fomentare le rivolte nel mondo arabo e di dare “istruzioni” direttamente e pubblicamente a Tunisia ed Egitto, chiedendosi  con quale diritto lo faccia. ” Sei il Presidente degli Stati Uniti o quello del Mondo?” Egli ha inoltre accusato l’ambasciatore USA  Gerald Feierstein  di aver trescato con l’opposizione  dando loro istruzioni.

Si rompe così un sodalizio anti-terrorismo che durava dal  2000 quando  il cacciatorpediniere USS COLE fu gravemente danneggiato in porto –  con 17 marinai morti – a seguito di un attacco  di Al Kaida con una motobarca  riempita di esplosivo.

Il figlio di un diplomatico nigeriano nel dicembre 2009 tentò di sabotare un aereo americano  e  ammise poi  di essere stato  addestrato in Yemen.

Il dipartimento di Stato  ha ovviamente negato che gli eventi yemeniti siano “provocati da cospirazioni estere ” senza dire come sia giunto a questa conclusione ( al massimo poteva dire che gli USA erano estranei) e aggiungendo che gli Stati Uniti promuovono soluzioni pacifiche della crisi Yemenita.

La richiesta di soluzioni pacifiche riporta alla memoria l’incipit del V capitolo del “DELLA GUERRA” di Clausewitz  sulla superiorità della Difesa strategica:” l’aggressore è amante della pace .  Egli vorrebbe infatti conquistare le nostre case , senza sparare un sol colpo“.

Si riferiva a Napoleone, ma questa ossessione delle soluzioni pacifiche  dei conflitti sembra aver preso piede anche nel XXI secolo.

La posizione di Saleh si fa sempre più difficile, preso com’è tra due fuochi. Da circa dieci anni ha ottenuto milioni di dollari di aiuti a titolo di lotta contro il terrorismo e adesso viene attaccato  anche dalla opposta sponda. Ha perso la calma ed ha reagito accusando gli USA e Israele  dicendo che “c’è una sala operazioni a Tel Aviv  che opera per destabilizzare  i paesi arabi”.

Naturalmente non siamo in grado di affermare che vi sia lo zampiono della CIA o altri  in questa vicenda e c’è certamente un fattore imitativo nella sequela di eventi  di ribellione di questo periodo.

Due sono però le certezze che dobbiamo avere ben chiare per non perdere la chiara visione delle cose.

  •  L’ondata di ribellismo giovanile europea del 1968 potev fondarsi sulla cultura e su precedenti europei, nel mondo Arabo, questa cultura e questi precedenti non esistono e non sono mai esistiti
  • L’intervento di Internet , che personalmente ritengo un bluff , potrebbe essere credibile – e non ci credo –  in Tunisia, ma è impossibile in paesi come lo Yemen dove la percentuale di analfabeti è attorno al  66%.

La tecnica insurrezionale  e identitaria – chiunque l’abbia attivata – è simile in tutti i paesi arabi: si paga a prestazione. In Libano l’Iran  dal 1991 ( fine della guerra guerreggiata)  per anni  ha pagato  le famiglie che adottavano costumi islamici “pudibondi” ( mettere il velo alle donne fruttava cento dollari al mese. Farsi crecere la barba duecento).

Un padre di famiglia disoccupato con moglie e due figlie femmine sbarcava il lunario incassando cinquecento dollari al mese.

Appena l’economia libanese è decollata, veli e barbe sono in gran parte  spariti.  In Yemen , Egitto (  dove esistono donne stipendiate per piangere ai funerali, le famose prefiche,  fenomeno mediterraneo  non estraneo anche ai costumi siciliani e calabresi), Tunisia le manifestazioni  “alla occidentale”sono estranee al costume e alla cultura popolari e la democrazia è qualcosa che, o  ti da da mangiare o non esiste.

La reazione di Saleh, può essere stata provocata dal gesto “coraggioso” di Gheddafi, come dall’esasperazione dell’Arabia Saudita che non può tollerare  – oltre a Bahrain – di avere un altro focolaio “democratico” alle porte di casa. Quel che è certo che Ali ABdallah Saleh, non è tipo da attaccare gli USA  senza essersi prima procurato  una copertura.

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Commenti

  • Gianni Ceccarelli  Il marzo 2, 2011 alle 7:36 am

    E se la “copertura” fosse un “velo iranico” ? Intanto Gheddafi non solo non mi pare morto, ma appare ben vivo e vegeto. Proprio ora che anche il povero Frattini -alle prese con cose ben più grandi lui- lo ha abbandonato. Forse bastava barcamenarsi per altre 48 o 72 ore… Il blocco dei beni in USA sta facendo sorgere problemi enormi anche giuridici (v. Financial Times di ieri). Sarà una mia fissa, ma il democratico Obama ha combinato e sta combinando un gran pasticcio. Grande Andreotti, dove sei ? GiC

    • antoniochedice  Il marzo 2, 2011 alle 7:58 am

      Forse, ma alla fine del pasticcio Obama avra. Il controllo del petrolio – aumentato di prezzo – di Libia, Irak e forse anche altri. Una panacea x il dollaro esausto. E’ probabile che venga rieletto ad onta dei problemi che ha avuto.

  • Serse  Il marzo 2, 2011 alle 8:56 am

    Sono contento che una mia segnalazione con relativo link riguardante questa notizia sia stata ripresa dal Corriere della collera.

    :-)))

    • antoniochedice  Il marzo 2, 2011 alle 9:14 am

      E se continui tu, continuo io !

      • Serse  Il marzo 2, 2011 alle 6:41 pm

        allora continuiamo 🙂

        Un lettore, Andrea Paglialunga, che opera nel Nord Africa, mi ha inviato un’email, dalla quale risulterebbe che a Misurata, contrariamente a quanto hanno riferito le agenzie di stampa, tra giovedì e venerdì sarebbe successo ben poco.

        Testimonianza significativa, che rafforza la mia cautela. Siamo proprio sicuri che Gheddafi stia perdendo? Io no.

      • antoniochedice  Il marzo 2, 2011 alle 6:54 pm

        Puoi darmi qualche ragguaglio sul tuo amico? Che mestiere fa e da quanto e’ in nord africa, pi’ qualche dettaglio sul poco che e ‘ successo, in modo da tirar fuorI un articolo a tua firma. Rispondi sulla mia mail. Grazie e complimenti. A de M

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