Gli arabi e l’Europa. Tra la rinascita e il rinnegare. di Antonio de Martini

Visto l’intensificarsi dell’interesse verso il mondo arabo in questi giorni, anticipo – sperando far cosa utile-  un paragrafo del libretto che sto scrivendo su ” GLI ARABI E L’ISLAM” nella speranza di far meglio capire la situazione in cui si trovano le elites attuali

 Descrivo i vari tipi di arabi a partire dal beduino. Questo è il paragrafo dedicato  agli arabi cosiddetti modernisti. I tentativi di assimilazione europei sono falliti. Ora falliscono anche quelli americani. Buona lettura.

 

I Modernisti

 

L’orientalismo ed una interminabile serie di pregiudizi, ha portato l’occidente all’incomprensione della realtà e della  mentalità  di ormai un  quarto dell’umanità. L’ammirazione sincera tributata  dalle prime elites islamiche venute a contatto con la civiltà europea nel XVIII secolo, in India, ha contribuito a completare il falso quadro di questo grande abbaglio che ha indotto l’occidente a sottovalutare l’Islam in generale e gli arabi in particolare.

L’ammirazione iniziale per l’Europa, la sua aggressività, la sua tecnologia, la sua capacità militare, diedero vita ad un movimento modernista che ha raggiunto l’apice del successo tra le due guerre mondiali, per poi confrontarsi col fallimento delle elites prodotte dal modernismo in quasi tutti i paesi islamici e certamente in tutti i paesi arabi.

Gli “Effendi” descritti da Freya Stark ( cfr Freya Stark; “Effendi”; Guanda editore) nascevano corrotti dall’oro e le moine inglesi e le loro categorie di modernità consistevano nel gratificarsi col potere di scimmiottare i governi occidentali, l’acquisire auto e yacht e amoreggiare con le europee ( cfr  A. Segre “ Agenzia Abraham Lewis” Mondadori; premio Mondadori 1933),  ignorando la comunità di appartenenza e i suoi bisogni. Proprio come avviene  oggi da noi con gli americani che si sono inseriti  al posto degli inglesi.

Di qui il fallimento dell’orientalismo occidentale, che ha pagato l’errore di superbia di aver approcciato l’Islam arabo convinto della propria superiorità, negando ogni apporto culturale arabo alla storia dell’umanità  e credendo di padroneggiare l’insieme di problematiche, con la gestione di alcuni burattini definiti “opinion leaders“. Proprio come avviene  oggi da noi.

Alla luce della realtà araba, anche quello di Edward Said è orientalismo: cerca di spiegare l’oriente agli occidentali invece di cercare  una sintesi d’innovazione per i propri fratelli. ( cfr: E. Said; Orientalismo; Universale Economica Feltrinelli). Si vede che ha avuto inglesi come compagni di football in scuole inglesi.

Eppure il secolo XIX era nato sotto i migliori auspici di collaborazione e vale la pena riassumerli alla meglio per non ridurre gli sforzi di ammodernamento dell’Islam al tentativo di soddisfazione di bisogni familistici e pecorecci di pochi individui schiavi dei propri bisogni.

Visto con occhi occidentalizzanti, si tratta di un secolo di Rinascita ( = Nahda); visto con occhi tradizionalisti si tratta di Riforma ( Isl^ah). Ossia della prospettiva di una armonizzazione tra la tradizione islamica e le condizioni della vita moderna così come importata dagli occidentali coi cannoni, ma ammirata per il suo dinamismo.

Entrambe le tendenze hanno avuto come fine ultimo la riedizione della gloria dell’Islam e della sua forza creatrice primigenia.

Particolare attenzione , tra i riformatori  filoccidentali ebbe Giuseppe Mazzini per la religiosità di cui è intrisa la sua dottrina e perché il Risorgimento  italiano nacque nelle caserme: dalla metà dell’ottocento alla metà degli anni trenta tutte le correnti innovatrici  (spesso la elite militare più facilmente a contatto coi valori occidentali) presero a modello politico la Carboneria e la Giovine Italia.

Abbiamo avuto  così “il Giovane Egitto” “ la Giovane Siria” i “ Giovani Turchi” tutte leghe di ufficiali protagonisti delle lotte per l’indipendenza, fino al presidente indonesiano Soekarno la cui figlia governa l’Indonesia oggi che, in una intervista a Enzo Biagi,  recitò a memoria interi brani degli scritti dell’ apostolo dell’Unità e indipendenza italiane le cui dottrine noi non studiamo per concentrarci su quelle di  Karl Marx.

Alcuni fatti aiutano a capire i mai interrotti rapporti reciproci: molti reduci garibaldini, dopo l’impresa dei mille e la vittoria della monarchia, si autoesiliarono sulla riva sud del Mediterraneo. Lo scrittore Giorgio Montefoschi mi ha raccontato di aver trovato nel cimitero latino di Alessandria,  tra le numerose tombe di italiani e almeno una quarantina con la dizione “reduce garibaldino“.  Filippo Marinetti, il fondatore del futurismo, nacque nel 1876 in Alessandria d’Egitto e non è il solo figlio illustre della colonia degli italiani del Levante. A seguito della partecipazione dell’Italia alla spedizione militare ( oggi si direbbe “peace enforcing”) per sedare la rivolta dei boxer in Cina, l’Italia  ottenne una serie di indennizzi dal governo cinese: la concessione di Tien Tsin e una  somma a titolo di risarcimento che il governo – siamo nel 1901 – decise di impiegare nella costruzione di una serie di scuole italiane nel Levante, affidandone la gestione alla Associazione Missionaria.

Furono aperte scuole elementari e ginnasiali a Istanbul, Tripoli di Siria, Beirut (due, una maschile e una femminile), una in Palestina e tre in Egitto (due al Cairo, una in  Alessandria).

Personalmente, ho studiato in quella di Beirut. Durante la guerra civile del Libano ( 1975 – 1991), la mia scuola  fu venduta per 15 milioni di dollari. Non conosco il prezzo di vendita della scuola femminile gestita dalle suore di Ivrea . So che i proventi di entrambe le vendite non risultano versati nelle casse dello Stato italiano.

Nel 1905 a comandare la gendarmeria turca fu scelto il generale Caveglia, piemontese doc.

Nel 1912 a coronamento della guerra con la Turchia per impossessarsi della Libia, L’Italia ottenne , nel Levante , il controllo del Dodecaneso, le dodici isole a popolazione prevalentemente cristiana.

I Turchi, all’ atto della  dichiarazione di guerra dell’Italia a tutta prima non vollero crederci tanto erano buone le relazioni tra i due paesi. (lo racconta Daniele Varé ne “ Il diplomatico sorridente”).

Nei paesi arabi e in Africa fino ai primi anni trenta, vigeva il “regime delle capitolazioni” accordi in base al quale i cittadini europei potevano essere processati solo da un tribunale di magistrati europei. L’Italia fu la prima a decidere di rinunziare unilateralmente a questa imposizione razzista, creando imbarazzo tra  gli altri europei che furono costretti in breve tempo a seguire l’esempio obtorto collo.

Con l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, gli inglesi internarono gli italiani residenti in Egitto. Erano quarantamila.

Nel secondo dopoguerra, Vittorio Emanuele III che era stato re d’Italia per 47 anni, scelse l’Egitto come sede del suo esilio.

Enrico Mattei aiutò il processo di indipendenza algerino e l’Italia ne ebbe in cambio l’approvvigionamento energetico che sostenne lo sviluppo degli anni sessanta.  I palestinesi al colmo della loro lotta terroristica contro l’occidente filo Israele, accettarono – e mantennero – l’impegno a non compiere attentati in territorio italiano.

La Tunisia diede asilo politico a Bettino Craxi togliendo al governo italiano l’imbarazzo di dover processare un ex capo del governo per uno dei ricorrenti attacchi di ipocrisia della politica italiana.

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Commenti

  • ARMANDO SPORTELLI  Il febbraio 3, 2011 alle 6:05 pm

    Impegno dell’OLP a non fare attentati sul territoro italiano.
    Da più “esperti” è stato più vplte affermato che in cambio di detto impegno il Governo italiano assunse l’impegno di permettere che il nostro territorio potesse essere usato per il trasporto/trasferimento di armi da parte delle organizzazioni palestinesi.
    Lo stesso Cossiga si rese autore di tale affermazione in più di una occasione, e lo fece anche durante la conferenza sul terrorismo che l’amico Accame qualche anno fa a piazza Venezia; io lo contestai avendo negli anni trattato la questione con la dirigenza OLP e con lo stesso Arafat.
    L’ACCORDO ERA NEUTRALIZZAZIONE DEL TERRITORIO ITALIANO CONTRO IL SOSTEGNO POLITICO ALLA CAUSA PALESTINESE. L’arresto (1979) di Pifano a Ortona, che trasportava i missili STRELA, e il processo con condanne dei responsabili, nonostante l’intervento e le minacce di George Habbashe, e la dichiarazione di Venezia del 1980 (l’Europa si esprime a favore della causa) sono la prova del reale impegno assunto fra Moro e Arafat. I successivi attentati (Fiumicino e Sinagoga) furono opera di ABU NIDAL, condannato a morte da Arafat e, quindi, interessato a contrastare la politica di quest’ultimo.

  • antoniochedice  Il luglio 1, 2013 alle 5:38 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    GLI ARABI: SECONDA PUNTATA IN REBLOG. ( è la più interessante))

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