In uno dei miei primissimi post di politica estera, scrissi che la costante della politica estera americana era di essere duri in Asia ( e in America Latina) e molli in Europa.
Il trend e’ rovesciato.
L’intervento nei Balcani prima e lo scatenamento di una serie di rivolte nel corso dell’ultimo anno in particolare nel Vicino Oriente e nel Nord Africa, dimostrano che entrambe le divisioni della segreteria di stato USA che si occupano del mediterraneo e dell’Asia hanno constatato il loro fallimento e si sono scambiate i metodi.
Alla radice di tutte queste scelte, c’è e’ sempre – lo dico con ammirazione – la ricerca dell’interesse nazionale.
Negli ultimi due anni, le spese del dipartimento della Difesa USA destinate alle PR in Asia centrale, sono passate da dieci a centoventuno milioni di dollari.
E’ nato il sito” central Asia online” che si occupa dei progressi dell’ Uzbekistan e del Kirghizistan verso la democrazia ed e’ molto elogiativo verso un regime efferato anche per gli standards asiatici.
” Reporter sans frontieres” non e’ dello stesso parere avendo classificato 168 sui 178 paesi censiti l’ Uzbekistan governato da Islam Karimov per la liberta’ di stampa e di informazione in genere.
Potrete vedere analoghe classifiche di Amnesty e altri enti in vena di selezionare le sofferenze umane.
Non e’ stato sempre cosi’. Nel 2005 infatti, il Presidente Karimov era considerato un ” cattivo” per un massacro fatto in una città’ ribelle ( Andjan) al punto che gli USA promossero una inchiesta, in risposta alla quale il Presidente chiuse la base aerea concessa alla U S Air Force , molto utile ai fini della alimentazione della guerra in Afganistan.
Nella filiera di rifornimento della guerra, la Russia e i paesi dell’Asia centrale sono indispensabili e questa strada viene definita “Northern Distribution Network.”
Senza di questa la guerra Afgana costerebbe molto, molto di più’ perché’ finirebbero per dover trasportare per via aerea anche la carta igienica.
Capita l’ antifona, il governo USA ha assegnato i centoventun milioni di dollari al SOCOM ( special operations command) di stanza a Tampa in Florida e questo ha assegnato il lavoro alla General Dinamics Information Technology che ha creato una serie di siti tutti elogiativi di tutti i dittatorelli che insistono su questo nuovo ” sentiero Ho Chi Min” destinato al trasporto della Coca Cola .
Islam Karimov, non pago, ha ottenuto anche la levata dell’embargo USA dalla fornitura di certi tipi di armi e la Hillary Clinton il 22 ottobre scorso durante il suo viaggio a Tashkent ha pubblicamente elogiato il Presidente per i suoi progressi nel campo dei diritti umani, tra l’ilarità generale.
L’ attacco aereo americano – per errore, provocato da ” sconosciuti” – a un checkpoint point pakistano che ha provocato 26 morti e nuove tensioni, ha ulteriormente bloccato la linea dei rifornimenti USA, mostrando: quanto sia utile la filiera Uzbeka, intelligente e disinvolto Karimov, disinformata l’intelligence americana e non affidabile la guerra tecnologica .
Per vincere in Asia bisogna sparare dopo aver visto il nemico nel bianco degli occhi.
I rapporti USA Pakistan non sono stati peggiori nemmeno dopo l’attacco a Ben Laden.
Se continua così’ a Karimov ci scappa un Nobel.
Quale credibilità’ politica e morale abbia la signora Clinton quando lamenta la situazione dei diritti umani in Siria, mentre e’ reduce dagli elogi – e rifornimenti di armi – al presidente Uzbeko, lascio decidere ai lettori.
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Non c’è più la CIA di una volta….
Definire la clinton orrenda e’ gia’ fargli un grosso regalo. Non riesco a trovare nel mio dizionario di epiteti (molto ricco, mi creda) nessun termine abbastanza forte da assegnare a tale orrendo essere umano. Anzi, di umano non ha proprio niente.
Credibilita’ morale? dipende da quale punto di vista la si considera. Se e’ morale mettere al primo posto l’interesse nazionale, non importa quali e quante sofferenze si infligga al resto del mondo, o quanti regimi demoniaci si sostengono, allora la sua moralita’ non e’ in discussione.
Stef
Ah meno male. Credevo facesse riferimento al suo aspetto e non l’avrei consentito. La signora a mio avviso, non e’ sensibile all’interesse nazionale. E’ pronta a dire di tutto pur di avere un ruolo. Un Casini in gonnella.
Non è mica la Merkel!