NEL WORLDWIDE THREAT ASSESMENT USA DI FEBBRAIO SONO SCOMPARSI DUE NOMI di Antonio de Martini

Il signor James  R. Clapper, Director of National Intelligence, ha l’incarico di coordinare le attività delle 16 agenzie di intelligence americane e periodicamente pubblica per la ristretta audience del ” Senate Select Committee on intelligence”, una relazione a sua firma che va sotto il nome un tantino pomposo di Worldwide Threat Assessment of the U S Intelligence Community. L’ultima che ho avuto modo di vedere porta la data del 26 febbraio scorso. 

In genere si tratta di una sequela di banalità divise in capitoli: global threats, regional threats e un elenco dei cattivi assortiti con il menu del giorno tipo ” pandemie”, “mass atrocities” , critical infrstructures ecc

Ovviamente questa litania di allusioni non è mai riuscita a prevedere nulla di significativo e nella trentina di pagine a disposizione è impossibile fare analisi di un qualche valore.

Il rapporto non è tanto  importante per quel che dice, ma  per quel che non dice. Questa volta, infatti,  ci sono due assenze di una qualche importanza strategica.

L’Iran e Hezbollah – due habitué da anni  di questa stanca lista di proscrizione – questa volta non sono citati ne tra le minacce globali, ne tra quelle regionali. Molti hanno visto la cosa come l’anticamera dell’assoluzione e una constatazione di una alleanza di fatto sul campo di battaglia.

Il segnale è stato raccolto da Stratfor– la maggiore agenzia di informazioni geopolitiche degli Stati Uniti –  che se ne è accorta e  ha segnalato questa duplice omissione come fatto importante ai suoi duecentomila abbonati ( 200 dollari all’anno).

Ancor più intrigante dell’omissione,  la smentita che non poteva essere più localizzata e irrilevante

E’ apparsa infatti sotto forma di un comunicato dell’ambasciata USA a Beirut ( Libano) che ha confusamente parlato di un errore dovuto al cambio di Format della relazione periodicamente offerta al Congresso. Tutti hanno capito che  questa penosa bugia serviva a prolungare la vita del governo locale e salvare quel che resta del prestigio politico di Hariri jr.

Si tratta dell’inizio di una lunga marcia indietro che durerà e sarà dolorosa per la carriera di molti.

La cerimonia dell’ingoio è stata aperta  dalla intelligence community ( Clapper c’entra poco perché si è sempre occupato di rilevamenti satellitari…) ha proseguito con  John Kerry – il segretario di Stato – ha fatto eco Lakhdar Brahimi che per due anni è stato Alto rappresentante delle Nazioni Unite e della Lega Araba sul dossier siriano  e che ha parlato chiaramente di numerosi errori fatti da tutti. Anche la Francia dello zelota Fabius sta ringoiando, cucchiaino dopo cucchiaino, tutta la merda lanciata sulla Siria, i siriani e l’hezbollah.

Adesso si sono resi conto di aver sbagliato cinque anni di analisi geopolitiche e di aver provocato – lo dicono loro stessi- oltre duecentomila morti e 3 milioni e mezzo di profughi. I ribelli siriani, con una prontezza che rivela l’irritazione per il colpo ricevuto, hanno lanciato un’offensiva nella zona di Hama e Homs  ( a mezza via tra Damasco e Aleppo forse  per aprirsi la ritirata verso il nord Libano) provocando oltre 145 morti in un solo giorno di combattimenti. Speriamo siano gli ultimi.

I maggiori responsabili politici e morali  di questo massacro,  Nicolas Sarkozy e la Hillary Clinton, intanto, si stanno preparando a candidarsi alle rispettive presidenze.

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