JE SUIS AHMED, NON CHARLIE. SPIACENTE. di Antonio de Martini

Gli aspetti paradossali della tragedia parigina non cessano di stuzzicarmi: l’occidente – per occidente intendo gli USA- hanno ammazzato oltre un milione di persone abitanti nei paesi arabi e immediati dintorni dal 2003 a oggi con la partecipazione attiva di quasi tutti i governi europei, eppure non appena un arabo sbarca da noi, ci industriamo a compiacere lui e a rispettare la sua cultura, la stessa che abbiamo cercato di distruggere a suon di bombe quando stavano tranquilli a casa loro.

Sembra quasi che li si voglia far sloggiare dalla ricca penisola araba e risistemarli a casa nostra.

Ahmed Mrabet, origini algerine , poliziotto al servizio della Francia, si è fatto ammazzare per difendere un sistema che lo odia anche dopo morto e lo ha seppellito un istante televisivo dopo morto.

Osannano tutti, il tipografo, i soldati, gli ostaggi, i feriti, le vittime, tranne il disgraziato che ha fatto il proprio dovere fino in fondo rimettendoci la vita.

Io Preferisco lui alla solita canea di intellettuali fasulli alla Houellebeq e alla Onfray che se si dovessero definire correttamente avrebbero altri indicativi.

Gli odierni cantori della libertà di espressione sono gli stessi che la conculcano mellifluamente in tutta Europa.
Sono gli stessi che hanno fatto condannare penalmente un ex ministro italiano per una parola fuori posto verso il Presidente della Repubblica che profeta non fu mai.

Sono gli stessi che chiesero a gran voce di ammazzare un dittatore che manteneva l’ordine accoppando al più una cinquantina di persone all’anno per sostituirlo con macellai da diecimila morti a semestre.

Sono gli stessi che stanno trasformando la Siria in un cimitero per far trionfare il loro dio denaro.
Sono gli stessi che in un momento di suprema Unione Nazionale hanno discriminato un partito che rappresenta milioni di elettori per timore che prenda troppi voti alle elezioni.

Jean Marie Le Pen , persona che non stimo particolarmente, ha ricordato con franchezza tutta transalpina che gli eroici vignettisti-che-si-battevano-per-la-libertà sono gli stessi che firmarono un manifesto per chiedere la messa fuori legge sua e del suo partito.

Anche loro come i loro assassini avevano un concetto della libertà a senso unico.

Tanta ambiguità mi fa ricordare un verso del Corano scritto quando Maometto ebbe la delusione del rifiuto delle tribù ebree di Medina ( i Khaibari) di aderire al suo monoteismo . Pensava che riconoscendo entrambi l’esistenza di un Dio unico, dovesse trattarsi dello stesso.
Disse: “adesso vi conosco, voi avete il vostro Dio e io il mio.”

Ecco il punto: loro hanno la loro libertà, io la mia che è una religione più ariosa.

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Commenti

  • robertobuffagni  On gennaio 10, 2015 at 6:18 pm

    difficile dir meglio.

    • antoniochedice  On gennaio 10, 2015 at 6:19 pm

      Ci provi. Per favore.

      • robertobuffagni  On gennaio 10, 2015 at 6:40 pm

        Aggiungo solo, a margine, questo: che nonostante abbia ormai 58 anni, una concentrazione tossica di bugie dei powers that be come questa l’ho respirata solo in un’occasione: quando fu rapito Aldo Moro.
        Non è finita bene quella volta, non finirà bene – finirà peggio – questa.
        Questa gente – difficile chiamarle persone – da una trentina d’anni si adopera per togliere significato e valore a tutte le grandi parole che usa. Europa, democrazia, libertà, diritto, umanità, persino amore, matrimonio, figli…grazie a Dio, patria non lo dice più.
        Crede di continuare a passarla liscia, che sia possibile continuare a comandare per sempre senza meritare un briciolo di rispetto da chi deve ubbidire. In tempi facili, forse è così. Ma questi non sono tempi facili, e altri più difficili verranno. Allora, questi Tizi andranno alla ricerca del loro vocabolario d’emergenza, e lo troveranno vuoto. E quando non si può più parlare…

  • abrahammoriah  On gennaio 10, 2015 at 6:45 pm

    10 gennaio 2015

    Regola n. 1 della manipolazione delle masse: i simboli e le emozioni vengono colti immediatamente solo se si sappia ‘alzare il volume’ della propaganda, gli interessi necessitano invece di spiegazioni e di una applicazione di razionalità e realismo faticosi o impossibili ai più ( con il necessario corollario fra il descrittivo e il prescrittivo che è giusto solo per coloro che ne abbiano contezza perseguire i propri interessi personali e/o di gruppo). Se la suddetta regola era stata finora associata all’esercizio del potere nei regimi totalitari, l’ultima vicenda di Francia con l’ uccisione dei ‘cattivi’ terroristi dimostra la sua piena ed empirica validità anche per il regimi cosiddetti democratici. Solo se si comprenderà che la libertà non è una questione di proclami e di isterie più o meno identitarie ma di effettiva distribuzione molecolare del potere e della conoscenza si sarà avviato un percorso per rendere obsoleta la suddetta regola e per costruire una effettiva e non allucinatoria democrazia. Massimo Morigi

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