IRAN-5+1 : I PERCHÉ DI UN RINVIO. di Antonio de Martini.

Come per la mentalità criminale di un serial killer, questo rinvio era iscritto nel DNA del negoziato.
L’Iran nel suo comunicato iniziale aveva annunziato che avrebbe dimostrato che il suo sviluppo nucleare era rivolto unicamente a fini civili, mentre lo “strepitus fori” americano annunziava l’inizio dello smantellamento del nucleare iraniano.

La convinzione USA di poter applicare la loro cultura e mentalità a chiunque nel mondo, li ha indotti a una serie di sottovalutazioni.
La principale è stata l’idea preconcetta che gli iraniani si sarebbero alla fine piegati per riavere i loro beni congelati un trentennio fa, senza capire che è tipico della mentalità anglosassone credere che il denaro e la dignità siano intercambiabili, ma nel caso di specie il senso della dignità nazionale non è stato messo sul tavolo negoziale.

Lo sviluppo del nucleare ha richiesto investimenti enormi e il regime ci ha scommesso seriamente. Finito il petrolio, avrebbe continuato a vendere energia. Privato del nucleare, l’Iran non avrebbe più una politica economica di lungo periodo alternativa al petrolio.

L’ECONOMIA MAL VALUTATA

Dopo trenta anni la gente si è abituata alla scomodità delle sanzioni e
” l’effetto negoziato” ha facilitato le vendite estere via Turchia (che il raffreddamento con gli USA ha ulteriormente aiutato) e Kurdistan ( che spaccia il petrolio iraniano per iracheno) .
Le vendite di petrolio e derivati alla Cina è raddoppiata rispetto all’anno scorso.
La Russia ha concluso un accordo di scambio merci con l’Iran per 20 miliardi di dollari ( equivalenti).
Nel secondo trimestre del 2014 il PIL iraniano ha segnato un incremento del 2,5%. L’avessimo noi….

SOPRAVVALUTAZIONE DEGLI INTERLOCUTORI

Il secondo errore fatto dai diplomatici USA è stato il non aver capito che Rouhani e il suo ministro degli esteri Zarif non erano i decision makers e che questa funzione restava saldamente nelle mani della guida supremi Ali Khamenei che ha legato il suo nome alla economia della resistenza.
Dunque, piegarsi alle esigenze economiche sarebbe anche equivalso a autosconfessarsi…

SUPERIORITÀ DEGLI INTERLOCUTORI IRANIANI

Gli iraniani avevano una strategia chiara e compatta , mentre gli altri si sono presentati impreparati e divisi. Gli uni credendo di ricevere una resa, gli altri per trarne vantaggi.
Rouhani è stato il titolare del dossier nucleare e lo conosce a menadito ( si dimise con l’avvento di Ahmadinejad ) e Mohammed Zarif un diplomatico di carriera e docente universitario.
Di fronte avevano due simpatizzanti ( Cina e Russia) che ne hanno tratto vantaggio; un precario ( John Kerry in perenne movimento) e lady Ashton ( che conosciamo) , oltre al ministro degli esteri francese Fabius di dubbia credibilità per gli scontri pregressi e per la sempre cedente rappresentatività del suo governo.

L’OFFENSIVA DEL SORRISO

La necessità di un successo diplomatico in medio oriente e la posta in palio ( Siria, Irak, Libano, Yemen, oltre al nucleare) ha spinto la macchina dei media americana e occidentale ha dare risalto ad ogni sorriso distensivo , ogni dichiarazione possibilista, ogni spiraglio negoziale, con la conseguenza di aver creato una forte aspettativa nelle opinioni pubbliche, ora difficili da deludere. Problema inesistente in Iran.
Per tornare ai toni minacciosi serve tempo e , si spera un ritorno dei conservatori al governo in Iran al posto del pacioso Rouhani per ridare credibilità ad una politica offensiva.

A CHI SERVE IL RINVIO

Serve anzitutto a non deludere ancora gli americani sul conto di Obama.
Serve agli iraniani a coltivare una ottimistica incertezza che alimenti l’economia coi paesi vicini e a farsi pregare per partecipare alla ” guerra al DAESCH” cui Khamenei non ha ancora risposto.
Serve ai 5 membri del Consiglio di sicurezza a sfilarsi lentamente dal cul de sac in cui temono di essere finiti e passare la patata al nuovo segretario generale dell’ONU di imminente nomina.
Serve agli USA per decidere una nuova strategia avendo capito che i punti su cui facevano leva ( restituzione dei beni, riduzione calibrata delle sanzioni) non sono stati sufficienti e per dare tempo ai repubblicani di prendere a gennaio la maggioranza del Senato per poter addossar loro la colpa di un eventuale fallimento.

CONSEGUENZE
Le varie guerriglie in corso si trascineranno stancamente, tranne nel nord della Siria dove Aleppo potrebbe essere “liberata” come segnale agli USA.
Senza lo smantellamento del nucleare iraniano, gli USA vedono compromesso l’intero impianto del trattato di non proliferazione nucleare e in particolare non riusciranno a chiedere agli israeliani di rinunziare al loro arsenale.
Senza questo passo, ogni riduzione di tensione tra Suez e Hormuz è illusoria.
Tornare ad accusare gli iraniani di volere la bomba è impraticabile dopo tanti progressi dichiarati, le ispezioni dell’Agenzia ONU per il nucleare e le assicurazioni russe circa le loro forniture.

L’avvicendamento di Chuck Hagel dal Pentagono dove era stato mandato per controllare la riduzione delle spese, potrebbe significare che Obama ha cambiato approccio verso il budget della Difesa e si rappacificherà con la lobby delle spese militari, promettendo di aumentare gli stanziamenti.

L’apertura della possibilità di rinvio al 31 marzo con proroga già definita al 30 giugno lascia tempo a tutti per evitare un secondo confronto brutale che spaccherebbe in due il Consiglio di sicurezza con Cina e Russia a difendere col veto gli accordi commerciali conclusi, aggraverebbe le tensioni russo-americane, farebbe entrare l’Iran nell’orbita di Mosca e rafforzerebbe il rapporto Cino-russo.
Tutte ragioni valide.

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Commenti

  • tassokan  On novembre 26, 2014 at 12:11 pm

    Ma per quanto tempo ancora gli USA riusciranno a spendere tanti soldi in armamenti?
    Tanto per dirne una hanno qualcosa come 12 portaerei e cento fregate lanciamissili.
    Tranne che ai tmpi della guerra fredda non si è mai visto un esercito così munito e così inutile, considerando il deterrente nucleare…

    • antoniochedice  On novembre 26, 2014 at 12:44 pm

      Hanno tutta la tecnologia, il credito e i cantieri che servono. Le navi rubricate come portaerei sono 19. Aumentano i loro mezzi militari per far fronte alle esigenze di potenza globale egemone e per supplire alla mancanza di una visione politica mondiale.

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