LIBANO: DOPO 330 GIORNI DI CRISI NASCE UN GOVERNO DI “LARGHE VEDUTE” COME DA NOI. di Antonio de Martini

Per poco il Libano non ha strappato al Belgio il primo posto in classifica per la crisi ministeriale più lunga di questa epoca.

Un onesto secondo piazzamento è però pienamente meritato. Nasce così il governo presieduto da Tamam Salam, uomo mite e destinato a passare alla storia come quello che alla fine è riuscito a mettere seduti al tavolo del Consiglio avversari ostinati del calibro di Hariri figlio e di Hezbollah  che in questo momento continua a combattere a Yarmouk alla frontiera siriana conto i ribelli. Tutti hanno convenuto di rinviare le attribuzioni delle zone di ricerca idrocarburi  a momenti più sereni.

Tutti hanno rinunziato a qualcosa: Saad Hariri ad accusare Hezbollah dell’ omicidio del padre e Hezbollah ha rinunziato al diritto di veto che esercitava su ogni scelta governativa da anni, ma non a aiutare la Siria per la quale lo Sceicco Nasrallah ha decretato l’impossibilità di essere neutrali.

Piccolo raggio di luce, una signora – Alice Chabtini –  a cui è stato affidato il ministero dei “deplacés” i profughi che ad oggi ammontano a un milione. Un  quarto della intera popolazione del Libano.

La ragione prima  di un compromesso è stata la necessità di andare alle elezioni presidenziali – da cui deve uscire eletto unpolitico cristiano – con un governo,  che deve essere presieduto da un mussulmano sunnita,  nella pienezza dei suoi poteri. La complessa macchina costituzionale prevede anche che la Difesa sia assegnata a un Greco ortodosso, l’interno a un sunnita e la presidenza del parlamento a uno sciita e l’Agricoltura a un Druso.

Proprio come avviene  in Italia, questi sono gli attori sul proscenio, ma il regista e sceneggiatore è il primate maronita Butros Rai che ha fatto la spola tra Roma e Beirut per ottenere l’appoggio pieno e attivo del Vaticano nello sforzo di assicurare una successione pacifica e trasparente alla presidenza  di Michel Suleiman, ex militare, come un suo predecessore il generale Emile Lahoud, detto il De Gaulle del Libano per aver scongiurato uno dei conflitti civili periodici.

Spesso – è accaduto in passato- che   il presidente uscente lasciasse l’incarico senza che fosse eletto un successore.

Amine Gemayel se ne andò lasciando le consegne al generale Michel Aoun , cristiano , che era il capo di stato maggiore. Ne seguì un bagno di sangue.

In altri due casi,  Gemayel ( Bechir ) e  René Mouawad,  l’eletto saltò in aria prima di poter prendere possesso della carica ( Mouawwad mentre era in gita in Sardegna per festeggiare sulla sua barca).

Insomma, si tratta di un passaggio delicato per la carica più importante del Levante e del Medio Oriente detenuta da un cristiano, naturale quindi che l’attenzione sia massima, specie nel paese cui tutti guardano per la diplomatica tortuosità dei suoi accordi e che è stato spesso chiamato a pagare per le tensioni altrui per la sua debolezza.

Alcuni attentati si sono verificati nella zona sud di Beirut controllata da  Hezbollah. Si tratta di attentati fomentati dall’Arabia Saudita,  ma la popolazione ha mantenuto i nervi a posto e la situazione non è degenerata contagiando la cittadinanza, contrariamente a Tripoli ( di Siria) dove ormai gli scontri – che affondano anche in dissidi tra clan – sono quasi quotidiani tra Alawiti e filo siriani da una parte e sunniti dall’altra.

Adesso, anche la classe politica ha capito che doveva mantenere bassa la tensione ed ha assunto su di se la responsabilità di farsi carico delle tensioni piuttosto che di scaricarle sulla piazza e qui si ferma il parallelo con l’Italia dove continuano a giocare a incularella.

La navigazione sarà inizialmente difficile, ma la mèta è vicina: al più tardi il Presidente Suleiman si dimetterà il 25 maggio ( stesso giorno delle elezioni europee) e l’intesa è stata accettata da tutti, tranne che dal generale Michel Aoun , candidato cronicamente sfortunato alla presidenza, che gioca la carta dell’outsider pro-siriano dopo che aveva giocato quella della guerra alla Siria.

A metà maggio, avremo anche la festa della Madonna, i libanesi hanno avuto l’intelligenza di dichiararla alla unanimità  festa nazionale dato che la Vergine Maria viene venerata anche da tutto l’Islam. Se fa il miracolo….

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Commenti

  • donato  On febbraio 17, 2014 at 3:19 pm

    Se la guerra in Siria continua (ed a giudicare dalle parole di Kerry) lo farà per un pezzo cè poco da festeggiare.Il programma USA di ridurre la Siria nel medesimo stato della Libia comporta anche la distruzione della struttura politico
    militare di Hezbollah e dei gruppi pro-siriani.

    • antoniochedice  On febbraio 17, 2014 at 4:38 pm

      La guerra di Siria continuerà , ma il governo libanese è nato per evitare il coinvolgimento e può riuscire.
      Approfitto per un errata corrige: michel Aoun è presente nel governo tramite il genero Bassil che ha lasciato il ministero del petrolio per gli esteri.
      Chi è rimasto fuori sono le “Forces Libanaises” ora rappresentate da Samir Geagea.
      Mi scuso coi lettori per il lapsus.

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