ETIOPIA: I MUSSULMANI PASSANO ALL’AZIONE. VOGLIONO SCEGLIERE I PROPRI MAGISTRATI. di Antonio de Martini

Un’aereo delle Ethiopian Airlines della linea Addis Abeba Roma è stato dirottato dal secondo pilota su Ginevra. Non sono ancora note le ragioni del dirottamento, ma è stato chiarito che si tratta di una richiesta di asilo politico.
A parte le difficoltà politiche tipiche del paese che da quando ha perso gli Amhara come classe dirigente e la Monarchia come punto di equilibrio tra le etnie sembra trovare solo dittatori precari seriali, la popolazione mussulmana , da secoli abituata ad una posizione minoritaria ( gli Amhara sono cristiani copti e i Galla -oggi noti come Oromo, l’etnia più numerosa- sono mussulmani) hanno da qualche tempo avuto incoraggiamenti dall’Arabia Saudita.

Nello  decennio 1995- 2005 sono state costruite a cura del milionario saudita Mohammed AL AMUDI (  monopolio degli uffici di cambio in Arabia Saudita e numerosi interessi nel corno d’Africa di cui era originaria la madre. E’ secondo Forbes il 63 miliardario al mondo con 12,5 miliardi di patrimonio, il doppio di Berlusconi) circa 1800 moschee di ogni dimensione ( anche 10 metri quadri) specie in corrispondenza alle numerose missioni protestanti evangeliche impiantate da missionari americani.

Il numero di moschee costruite nel decennio in esame è risultato pari a quelle costruite in tutto il secolo precedente.

Questa campagna ha trovato approfittatori, ma non sfruttamento politico. Nelle aree a popolazione islamica ( Harar, Oromo, Dancalia, Tigrai) l’iniziativa non ha suscitato eco particolare nel paese.

Il Presidente-fondatore del  presente governo era Meles Zennawi morto nell’Agosto 2012 in circostanze non chiarite in Belgio.

Era di etnia tigrina  come la maggior parte dell’ossatura dei guerriglieri che strapparono il controllo del paese al regime comunistoide di Menghistu Haile Mariam.  Zennawi ha regnato per 21 anni spacciandosi per democratico e federalista per incamerare gli aiuti dell’occidente, ad onta di periodiche proteste di ONG sul rispetto dei diritti umani e della proprietà privata.

Alla morte di Zennawi,  giunse alla Presidenza il vice presidente  di etnia Wolayta ( etnia minima del sud Etiopia) e di religione protestante, Haile Mariam Delalegn che era stato nominato in omaggio all’approccio federalista  di Zennawima che non aveva che un appoggio formale  da parte della struttura guerrigliera che aveva conquistato il potere. Il grave è che per la prima volta in 21 anni i tigrini sono rimasti senza rappresentanti della loro etnia al vertice del potere.

Un po come Nicolas  Maduro , presidente del Venezuela per successione al carismatico Hugo Chavez, ma che ” non fa il peso”, Desalegn si è trovato in una posizione difficile, aggravata da una moglie particolarmente attiva e non sempre politicamente attenta.

Per rassicurarsi, il governo ha deciso di nominare direttamente i magistrati locali mussulmani ( Kadi) che da tempo immemore vengono eletti dalla popolazione. Questo sopruso, invece di render più saldo il potere di Desalegn lo ha fragilizzato a causa di numerose proteste , alcune anche armate che stanno sorgendo qua e la nel vasto impero.

E’ probabile  che questo dirottamento preannunzi l’internazionalizzazione di questo contenzioso, ma che sia soprattutto  il segnale di un ampio rimescolamento delle carte nel governo.

La forma quasi civile della protesta è probabilmente legata alla necessità di internazionalizzare il problema, ma  di non perdere gli aiuti USA ed europei su cui si poggia ormai il paese e in special modo la Capitale, Addis Abeba,  che ha raggiunto una popolazione di oltre sette milioni di abitanti, la maggior parte inurbati a causa delle carestie periodiche dovute alla mancata razionalizzazione dell’utilizzo delle acque del Nilo azzurro che attraversa – intatto – il paese in virtù di un accordo patrocinato dagli inglesi che attribuiva il 90% delle acque all’Egitto e al Sudan. Senza gli aiuti internazionali la città esploderebbe in poco tempo.

Non è un buon segnale per il successore di Meles Zennawi  al potere da poco più di un anno  che, come il  successore del presidente venezuelano Chavez,  cammina con scarpe troppo grandi per lui.

Annunci
Trackbacks are closed, but you can post a comment.

Commenti

  • Giovanni  On febbraio 17, 2014 at 3:02 pm

    Sbaglio o qualche tempo fa si era sentito parlare di un progetto etiope (con costruzioni di dighe) per rivedere pesantemente quell’accordo sul Nilo Azzurro?

    • antoniochedice  On febbraio 17, 2014 at 3:21 pm

      Si, la Salini è stata incaricata di costruire la diga più grande dell’Africa, sul Nilo Azzurro a Benishangul – Gumaz. A circa 700 km a Nord Ovest di Addis Abeba.
      Il progetto prevede la costruzione di una diga con 2 centrali elettriche installate una su ciascuna riva.
      A parte un inciampo tecnico, credo siano sorti problemi finanziari dato che il costo supera i 3,5 miliardi in preventivo.
      Il tutto senza contare che adesso l’Egitto si è stabilizzato politicamente ed ha fame di acqua come non mai: tra il 2010 e il 2013 la popolazione è aumentata di 600.000 persone sopra la media consueta che era già alta.
      Sa quando la TV fa propaganda noiosa….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: