LA BANCA D’ITALIA CONFESSA NEL SUO SITO CHE L’ORO È SOLO IN DEPOSITO, MA SCONFESSA NEI FATTI CHE NE POSSA DISPORRE. di Luca Tribertico

Una confessione della natura pubblica, non privata, delle riserve auree e una considerazione.

La stessa Banca d’Italia, in una pagina del suo sito http://www.bancaditalia.it (http://www.bancaditalia.it/sispaga/riserve/nazionali) riconosce che essa “gestisce” – non “è proprietaria” – le riserve “nazionali” – non “private” – in valuta e in oro.

Buona parte delle nostre riserve auree nazionali sono custodite dalla Federal Reserve (presumibilmente dalla Federal Reserve Bank of New York, quindi a Manhattan).
Secondo il diritto italiano – e secondo il diritto mercantile o Lex Mercatoria internazionale – il deposito di denaro o altre cose fungibili, come l’oro, comporta l’obbligazione del depositario di restituire non le stesse cose ma altrettante della stessa specie e qualità.

Il depositario alla consegna diventa quindi proprietario dell’oro depositato e ne fa ciò che vuole, purché sia in grado di restituirlo.
Da questa premessa appare evidente quanto questo tipo di contratto di deposito sia simile al contratto di mutuo.
Per questo motivo viene anche chiamato “deposito irregolare“.
Sovente nella storia è stato utilizzato per dissimulare un contratto di mutuo. I motivi potevano essere i più diversi. Tradizionalmente: l’intento di eludere un divieto di prestito a interesse.
Ma anche: la volontà di nascondere la rinuncia agli interessi da parte del creditore.

Nel nostro caso, se i creditori sono due stati come la Germania e l’Italia, uscite sconfitte dal secondo conflitto mondiale, e il debitore è lo stato vincitore, ciò può essere comprensibile.
Saremmo di fronte a una forma indiretta e più o meno occulta di bottino di guerra.

Altro discorso invece è che il debitore non sia più in grado di resituire l’oro depositato. Nel deposito irregolare, infatti, il deponente ha la facoltà di ritirare il deposito quando voglia. A differenza del mutuo, che impone il rispetto del termine pattuito.

In tal caso il bottino di guerra non si limita agli interessi, ma intacca il capitale. E se ciò fosse vero, la Federal Reserve e i suoi mandatari faranno di tutto per impedire che l’oro passi in mani private e per evitare di perdere come interlocutore un’entità statuale, legata al rispetto di patti post-bellici e di rapporti di forze che non si possono mettere in discussione (se non quando lo stato sconfitto e i suoi poteri democratici riprendono vigorìa, come in Germania). una pagina del suo sito http://www.bancaditalia.it (http://www.bancaditalia.it/sispaga/riserve/nazionali) riconosce che essa “gestisce” – non “è proprietaria” – le riserve “nazionali” – non “private” – in valuta e in oro.

Buona parte delle nostre riserve auree nazionali sono custodite dalla Federal Reserve (presumibilmente dalla Federal Reserve Bank of New York, quindi a Manhattan).
Secondo il diritto italiano – e secondo il diritto mercantile o Lex Mercatoria internazionale – il deposito di denaro o altre cose fungibili, come l’oro, comporta l’obbligazione del depositario di restituire non le stesse cose ma altrettante della stessa specie e qualità. Il depositario alla consegna diventa quindi proprietario dell’oro depositato e ne fa ciò che vuole, purché sia in grado di restituirlo.
Da questa premessa appare evidente quanto questo tipo di contratto di deposito sia simile al contratto di mutuo. Per questo motivo viene anche chiamato “deposito irregolare”. Sovente nella storia è stato utilizzato per dissimulare un contratto di mutuo. I motivi potevano essere i più diversi. Tradizionalmente: l’intento di eludere un divieto di prestito a interesse.
Ma anche: la volontà di nascondere la rinuncia agli interessi da parte del creditore. Nel nostro caso, se i creditori sono due stati come la Germania e l’Italia, uscite sconfitte dal secondo conflitto mondiale, e il debitore è lo stato vincitore, ciò può essere comprensibile. Saremmo di fronte a una forma indiretta e più o meno occulta di bottino di guerra.
Altro discorso invece è che il debitore non sia più in grado di resituire l’oro depositato. Nel deposito irregolare, infatti, il deponente ha la facoltà di ritirare il deposito quando voglia. A differenza del mutuo, che impone il rispetto del termine pattuito. In tal caso il bottino di guerra non si limita agli interessi, ma intacca il capitale. E se ciò fosse vero, la Federal Reserve e i suoi mandatari faranno di tutto per impedire che l’oro passi in mani private e per evitare di perdere come interlocutore un’entità statuale, legata al rispetto di patti post-bellici e di rapporti di forze che non si possono mettere in discussione (se non quando lo stato sconfitto e i suoi poteri democratici riprendono vigorìa, come in Germania).

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Commenti

  • ...  On gennaio 27, 2014 at 5:33 pm

    L’ha ribloggato su Il Blog di giornalismo economico e finanziario.

  • massimo  On gennaio 27, 2014 at 6:27 pm

    e allora?

    • antoniochedice  On gennaio 27, 2014 at 11:52 pm

      Credo che conosca la massima di Mao

  • Anafesto  On gennaio 27, 2014 at 6:28 pm

    Non ostante la ripetizione ci ho capito poco.
    Intanto occorrerebbe sapere se la Federal Reserve accetta la Lex Mercatoria … (un’entità con 19 portaerei portebbe decidere unilateralmente di non aderire, come lei faceva osservare qualche post addietro).
    Quindi se l’oro non sono in grado di restituirlo non è che corriamo il rischio di vederci innondare da centinaia di quei iper-tecnologici aggeggini volanti in fine porcellana chiamati F-35?

    • antoniochedice  On gennaio 27, 2014 at 11:51 pm

      Credo che la sua ossessione sugli F35 sia diventata ossessione….

      • Anafesto  On gennaio 28, 2014 at 12:20 am

        La domanda implicita era: quale probabilità abbiamo di riavere indietro l’oro italiano “custodito” dagli ingombranti “alleati”.
        Abbiamo veramente più probabilità cedendolo a privati?
        Gli F-35 sono quel minimo di humor nero col quale si possono trattare questi argomenti!

  • Luca  On gennaio 27, 2014 at 8:47 pm

    Si intende dire che l’ingente quantità di oro che fa parte delle riserve nazionali è del popolo italiano, come da implicita confessione della Banca d’Italia stessa.
    Che quando ne fu depositata buona parte presso un conglomerato semi pubblico di banche americane molto probabilmente il contratto prevedeva che le stesse potessero prestarlo, venderlo, offrirlo in garanzia a terzi. Guadagnandoci sopra, ma senza corrispondere a noi interesse alcuno. Proviamo a fare un conto degli interessi composti sul valore dell’oro depositato, calcolati sui decenni di durata del deposito. Fa tanto, vero? Ciò sia detto salvo prova contraria, che purtroppo non è dato di avere perché il contratto originario non è mai stato divulgato.
    Che c’è motivo di pensare che la Federal Reserve non sia in grado o non voglia restituire agli italiani l’oro depositato. Comunque: non in tempi ragionevolmente brevi, come per esempio quelli imposti da un’emergenza di liquidità.
    Che nell’ottobre 2012 un tribunale tedesco, su ricorso di cittadini tedeschi, ha sentenziato che la banca centrale (Bundesbank) dovrà controllare annualmente con ispezioni in loco la consistenza delle riserve auree tedesche depositate fuori dalla Germania.
    Che secondo il giornale Der Spiegel poco meno della metà delle riserve auree nazionali tedesche sono (o dovrebbero essere) depositate presso la Federal Reserve Bank of New York. Più precisamente: presso un deposito sotterraneo scavato a 15 metri sotto il livello del mare in Liberty Street, a Manhattan.
    Che la Bundesbank ha conseguentemente chiesto di ispezionare il deposito e di reimpatriare almeno parte dell’oro.
    Che in Germania i cittadini si organizzano per tutelare i loro diritti (v. es: http://www.gold-action.de/campaign.html) e i tribunali e la banca centrale agiscono nel rispetto del diritto e per la difesa degli interessi dello stato tedesco.
    Che da noi finora né il governo, né il parlamento, né un tribunale, né la Banca d’Italia, né i cittadini italiani hanno battuto ciglio davanti a rischi plurimi, provenienti da soggetti diversi, vecchi e nuovi, di sottrazione di una rilevante parte della nostra riserva aurea. Tanto che si registra un certo affollarsi di ladri davanti a un bene che appare tanto male custodito.
    E allora? E allora: forza!

  • bonasse baise  On maggio 29, 2014 at 7:28 am

    Еxcellent article : comme d’hab

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