IL PROBLEMA DEMOCRATICO ITALIANO NON È GRILLO, MA I DIECI MILIONI DI ITALIANI NAUSEATI DEL SISTEMA. TORNEREBBERO A VOTARE SOLO PER USCIRE DI MINORITÀ ED ELEGGERE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. di Antonio de Martini

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Scartando per ora la possibilita di un colpo di Stato alla Fassino come la volta scorsa, o un colpo di testa di Napolitano con un nuovo pupillo da presentare alle Camere, vediamo cosa potrebbe succedere.
Ai risultati delle elezioni faranno seguito nella dirigenza politica due linee di pensiero, entrambe conservatrici e trasversali.
Quella più becera cercherà di proporre a Bersani e compagni un accordo spartitorio basato sul sacrificio di qualche poltrona per ciascuno e useranno l’esempio della coabitazione realizzata in Francia con Mitterand e Chirac, per nobilitare il polpettone.

Già si parla del Quirinale a Berlusconi e Palazzo Chigi a Bersani, ma per quanto la Presidenza della Repubblica con le sue salvifiche prerogative monarchiche possa attirare il Cavaliere, vedo almeno due ostacoli: è impossibile organizzare una elezione contemporanea delle due cariche e non credo che i due compari possano fidarsi l’uno dell’altro; non da quando saltò l’intesa sulla bicamerale tra Berlusconi e D’Alema.
Il secondo ostacolo è rappresentato dagli organici delle rispettive strutture, ciascuna già mortificata dalla falcidie elettorale subita, consapevole di dover ridurre il numero dei deputati e la spesa pubblica , riottosa all’idea di spartire il poco che resta col nemico e sotto il controllo un centinaio di parlamentari con pretese da Saint Just.

Il numero di coloro che vorranno giocare a lascia e raddoppia sarà elevato e ostinato.
Sono i più concreti e intelligenti conoscitori della macchina statale. È un pericolo reale.

La seconda corrente di pensiero è più teorica, politicamente più preparata e influente, introdotta nei media, ma avulsa dalla nuova realtà creatasi con l’irruzione dei grillini.
Costoro cercheranno di proporre la realizzazione di un accordo limitato nel tempo e negli obbiettivi , come ad esempio di riformare la legge elettorale e poi tornare alle urne per consentire all’elettorato di pronunziarsi nuovamente.

Questa posizione riecheggia quella di Ugo La Malfa negli anni ottanta. Sosteneva , ostinandosi a non vedere la crisi dello Stato, che sarebbe stato sufficiente riformare il regolamento della Camera dei Deputati.

Costoro sono ciechi e presuntuosi quanto il satrapo che trasformò il partito repubblicano in un feudo monarchico da lasciare in eredita al figlio: trascurano la realtà .
Hanno già dimostrato piu volte di non riuscire a mettersi d’accordo ad onta dei ripetuti appelli del Capo dello Stato e innumeri convegni in sei anni.
Le priorità degli italiani sono ben altre: lo sviluppo economico, la disoccupazione, il posizionamento dell’Italia nel nuovo ordine mondiale, il recupero alla democrazia di venti milioni di italiani in volontario esilio in Patria.
Inoltre una nuova tornata elettorale significherebbe il raddoppio dei voti al Movimento cinque stelle.

La sola maniera di indurre i grillini a votare assieme a questi signori consiste nel presentare una proposta di Democrazia Diretta. Ad esempio l’elezione diretta del Capo dello Stato che trasformerebbe la Repubblica in semi presidenziale alla francese.
Si recupererebbero i dieci milioni di italiani alla democrazia, si stabilizzerebbero i governi e i Casini finirebbero una volta per tutte.

Grillo non è un problema democratico. A Roma adunando le persone per il comizio, venivano letti all’altoparlante brani di Giuseppe Mazzini. Delle signore giravano tra i manifestanti con sacchi di plastica per i rifiuti. A fine manifestazione non c’era un pezzo di carta per terra.

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Commenti

  • Francesco Venanzi  Il febbraio 26, 2013 alle 3:14 pm

    Ogni deputato e senatore piazzato da Grillo nel nuovo Parlamento ha fatto fuori un deputato ed un senatore di quelli coltivati dai partiti. Questo mi sembra un bene. Se che voleva protestare invece di astenersi avesse votato Grillo, avrebbe ottenuto la vera rivoluzione. Bastava che un terzo degli astenuti ‘avessero fatto.

    • antoniochedice  Il febbraio 26, 2013 alle 3:21 pm

      Faccio mea culpa.

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