DIZIONARIO ENCICLOPEDICO ELETTORALE. di Mario Nanni ( C;D)

CONGELAMENTO
‘’ La campagna elettorale è finita alle 10:46 dell’11 febbraio’’ (ora del flash dell’ANSA sull’annuncio delle dimissioni papali NdR): è il parere del sondaggista Luigi Crespi. Gli altri sondaggisti non sono così catastrofici e perentori, ma tutti prevedono quantomeno un certo ‘’oscuramento’’ mediatico della campagna elettorale, che – sostengono – potrebbe andare a danno soprattutto o di chi è impegnato nello sforzo di rimonta
( Berlusconi) o di chi è abituato ai toni urlati della campagna ( Grillo). Mentre- dicono sempre gli osservatori – potrebbe favorire Bersani, che ha sempre usato toni sobri e un profilo propagandistico moderato nei toni, e Monti. Sì, ma quale dei due Monti? Il Monti dell’inizio della campagna o quello consigliato dal guru di Obama?

COMPETENZA
‘’L’antifascismo? Non mi compete’’, questa la risposta di Grillo, a chi lo interpellava dopo aver civettato con Casa Pound, noto ritrovo di sinistrorsi ( si fa per dire).
La risposta del leader del Movimento Cinque Stelle, che ha suscitato scandalizzate e giustificate reazioni a sinistra, evoca a pennello un aneddoto raccontato dallo scrittore Viktor Sklovskij, teorico del formalismo russo.
In una chiesa, durante la celebrazione religiosa, il prete comincia la predica, con accenti tali che i parrocchiani si commuovono fino alle lacrime, e poi scoppiano a piangere. Tutti. Tranne uno, a cui il vicino, molto stupito di tanta indifferenza, chiede: ma tu, perché non piangi, perché non ti commuovi? ‘’Sono di un’altra parrocchia’’, risponde quello. lasciando interdetto l’interlocutore.
Ci sarebbe da domandare a Grillo: rispetto all’antifascismo, di quale parrocchia fa parte?

CORSI E RICORSI
La superstizione non è solo del mondo dello spettacolo, dove, per esempio, il colore viola è bandito perché considerato porta- guai.
In politica non si teme il colore viola ma ‘’il precedente’’. Che diventa uno spauracchio, un topos, poi via via diventa un luogo comune, se ne impadroniscono gli analisti politici, che a forza di evocarlo, lo trasformano quasi in una legge della fisica. In questa campagna elettorale, la sinistra è partita fin dall’inizio con il favore dei pronostici. Ma dopo che Berlusconi è ritornato in lizza e ha cominciato l’operazione recupero, nel campo avversario ha cominciato a serpeggiare prima il dubbio, poi la preoccupazione infine qualche piccola crisi di panico.
E tutti a ricordare , appunto, il precedente: quello della ‘’gioiosa macchina da guerra’’ annunciata nel 1994 dall’allora segretario del Pds Occhetto e finita rovinosamente; il precedente del 2006, quando il centrosinistra era avanti di dieci punti, e riuscì a vincere alla fine per soli 24 mila voti alla Camera, ma non anche in Senato, e Berlusconi sfiorò per un soffio la vittoria.
Ed ora? Il segretario Bersani è stato tirato in questi giorni per la giacca e, si direbbe, anche per le orecchie: “svegliati, in Tv ci stai poco, devi essere più aggressivo, sei oscurato da Berlusconi e da Monti”.
‘’ Jena’’, il sulfureo corsivista della Stampa
( già direttore del ‘’manifesto’’), ha annotato perfido: “Bersani sta facendo di tutto per perdere le elezioni’’.
Crozza, usando un registro satirico, si rivolge in Tv alla senatrice Finocchiaro dicendo: ‘’ Il centrosinistra sta avanti, ma state pensando a qualche altra puttanata per perdere le elezioni? ( il riferimento era alla vicenda Monte Paschi di Siena, NdR).
Renzi da parte sua ammonisce: ogni dirigente dovrebbe impegnarsi non solo a evitare la perdita del 1994 ma per scongiurare un altro 2006.
Ma il più autorevole monito viene dall’ex premier D’Alema: siamo partiti col piede sbagliato, pensando di avere già vinto le elezioni. Bisogna lottare fino alla fine della campagna elettorale. Invece c’è chi pensa già al posto di sottosegretario.

CURIOSITA’ ( E PRIMATI)
Le prime elezioni politiche in febbraio. Dal ’48 al 2008 si sono svolte al più presto in marzo, al più tardi in giugno.
La prima volta che un senatore a vita guida in campagna elettorale una coalizione. C’è un precedente, quello di Cossiga, ma guidava solo un partitino, l’Udr, che egli chiamava i ‘’miei straccioni di Valmy’’.
La prima volta che un premier in carica e poi dimissionario passa, senza soluzione di continuità, alla campagna elettorale formando una lista propria e guidando uno schieramento politico.
La prima legislatura che avrà il più alto numero di donne parlamentari. Il Pd ne annovera il 40%, il Pdl un 20%.
La prima campagna elettorale in cui un magistrato in servizio guida un partito. C’è stato di Pietro, con l’Idv, ma si era già dimesso dalla magistratura.
Sarà , la prossima, la legislatura con la più alta percentuale di parlamentari esordienti assoluti: tutti quelli di Grillo, anzitutto; e poi i tanti nuovi eletti degli altri partiti. Tutti costoro dovranno mettersi a studiare tutto: dal lessico parlamentare, ai regolamenti, alle tecniche legislative, allo stile di comportamento nelle aule e nel confronto politico, speriamo più elegante di quanto non sia stato negli ultimi anni.
La prima legislatura in cui un capo movimento o capopartito ( Grillo) non si candida al Parlamento.
La prima campagna elettorale che vede in Twitter un protagonista assoluto, come strumento di comunicazione.

DILEMMA
Dove non si va a intrufolare la fantasia dei cronisti, inventandosi presunti dilemmi o contrapposizioni, a proposito di Monti: loden o guantoni? Aplomb o sciabola?
Il premier li ha tolti dall’imbarazzo della scelta e ha usato tutte e due le opzioni; più la seconda, per la verità, dopo l’esortazione del guru di Obama, David Axelrod, a essere ‘’cattivo’’ nel confronto elettorale. Monti si è subito adeguato, ma si è visto subito che la parte non gli veniva bene. Egli è portato più per il fioretto, lasciando il segno a colpi di ironia e humour, che per la sciabola o, peggio, la daga.

DE GASPERI
Il nome dello statista trentino è comparso in diverse occasioni in questa campagna elettorale, ed è stato ‘’usato’’ con varie finalità. L’ex ministro del Pdl Maurizio Sacconi ha rischiato il posto per aver paragonato Monti a De Gasperi. Forse dimentico che a ispirarsi a De Gasperi, nelle scorse legislature, era stato lo stesso Cavaliere, nel vantare la longevità dei suoi governi, suscitando proteste e ironie dei cattolici.
Ma ad accostarsi alla figura di De Gasperi è stato poi lo stesso Monti: lo ha fatto nella conferenza stampa del 23 dicembre, apparentando la propria situazione di premier del governo tecnico che si doveva presentare a un’Europa diffidente verso l’Italia ‘’berlusconiana’’, con il De Gasperi del ’46 alla Conferenza di pace di Parigi, dove disse la celebre frase ai rappresentanti delle potenze vincitrici del conflitto mondiale:” so di avere in questo consesso tutto contro di me, al di fuori della vostra personale cortesia”.
Questa rievocazione poi Monti ritenne di rafforzarla con una citazione di De Gasperi: il politico guarda alle elezioni, lo statista guarda alle nuove generazioni. Frase che forse deve aver ispirato un famoso calembour di Montanelli riferito proprio a De Gasperi e Andreotti suo braccio destro: ‘’Quando vanno in chiesa, De Gasperi parla con Dio, Andreotti con il prete’’ ( per i voti, NdR).

DESISTENZA
Nel 1996 l’allora segretario del Prc Fausto Bertinotti fece una desistenza con i Ds in alcune regioni, nella consapevolezza che Ds e Prc avrebbero governato insieme.
Ma quando Bersani ha proposto, peraltro non ufficialmente, a Ingroia di desistere dal presentare liste al Senato in alcune Regioni chiave, il leader di Rivoluzione Civile ha avuto buon gioco a trovare il punto debole della proposta: ‘’come fa il Pd a chiedere la desistenza a una forza politica quando si sa in partenza che non saranno alleati ma antagonisti, e il Pd si alleerà con Monti, che noi combattiamo?’’

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