ANCORA SULLA SIRIA. RISPOSTA AL SIGNOR DONATO

Il signor Donato mi ha scritto un commento che merita attenzione: “Aspetterei passi concreti prima di esprimere ottimismo.Anche in Libia si parlava di soluzioni “politiche” poi si è visto come è finita.Basta legger “IL Foglio” che annunzia trionfante nuove offensive dei tagliagole per comprendere importanza della posta in gioco.IMHO è solo il primo scalino X impadronirsi del Caucaso e Asia Centrale e non
credo che un simile progetto venga lasciato cadere di colpo ,anche se le catastrofiche
performance di Egitto e Tunisia indurrebbero chiunque ad un minimo di cautela.”

Donato ha ragione. Mi sono fatto trasportare dall’ottimismo. Questo trasporto si è basato su quattro elementi di fatto:

A) i colloqui di Ginevra tra Lavrov e Kerry con la mediazione di Brahimi su cui non è stato emesso alcun comunicato
B) la dichiarazione di Walid Joumblatt, il capo della comunità Drusa libanese, vecchia volpe levantina che ha preso le distanze dall’alleanza anti Assad, dopo averla appoggiata in maniera veemente benché facesse parte del governo Hezbollah in Libano. Certo, può aver subito pressioni, ma il fatto resta.
C) il comunicato Associated Press in cui la casa bianca ammette apertamente di aver rifornito clandestinamente di armi i ribelli siriani e annunzia che d’ora in poi non lo farà più.
D) la notizia – data dal sito www.tunisie-secret.com – che i ” volontari” tunisini della Jihad tornavano a casa trovando l’atmosfera casalinga forse più propizia per la creazione di un califfato islamista.

Vero, che esiste il precedente libico di disinformazione sul tema, ma in Siria, la resistenza armata del regime Alawita dura – senza infiacchirsi – da 22 mesi e, sul terreno, sembra vittoriosa, anche se maldestra.
L’esercito siriano è ancora largamente intatto, le difese aeree sconosciute in barba ad almeno tre
“tentativi” di metterla alla prova ( una turca, una francese e l’ultima israeliana di qualche giorno fa).
Manca, quindi, l’appoggio aereo NATO agli insorti e senza questo ogni scontro sul terreno risulta inutile.

Certamente vero che la direttrice strategica verso il Caucaso e l’Asia centrale resti vitale per ogni potenza che basi la sua strategia sul petrolio.
Stanno iniziando tentativi di dialogo diretto con l’Iran dopo anni di accondiscendente attenzione alle esigenze geopolitiche di Israele che mira ad essere la nazione egemone dell’area.

La Siria è l’alleato preferenziale dell’Iran che si è mostrato disposto a sacrifici pur di continuare a difenderla. La Turchia mostra di non voler combattere per il re di Prussia e gli anglofrancesi hanno in casa una crisi economica che impedisce loro di condurre più di una guerra alla volta ( la Francia) mentre Cameron guarda famelico al boccone algerino.

Certo rimangono una serie di incognite quali la determinazione dei combattenti e il “do ut des” con i turchi che certamente non desisteranno dall’appoggio indiretto agli insorti fino a che i siriani non fermeranno i loro indipendentisti curdi; esiste l’incognita Netanyahu non appena avrà costituito il nuovo governo, ma se non si è ottimisti in politica estera, bisogna esserlo in politica interna e , francamente, non sono così temerario.

Annunci
I trackback sono chiusi, ma puoi postare un commento.

Commenti

  • Donato  Il febbraio 9, 2013 alle 2:48 pm

    Ringrazio per la risposta articolata.Tuttavia debbo osservare che:
    1) Jumblatt ha sempre tradito tutti coloro che ebbero la sventura di fidarsi di lui
    2)Sinchè i Patriot sono in Turchia resta la minaccia di intervento NATO/Turchia col primo pretesto che capita
    3) I tentativi di organizzare golpe contro Assad (Il Foglio di oggi) non sembrano preludere ad alcun tipo di compromesso ma ad un semplice cambio di tattica
    4) Negoziati con Iran sarebbero cosa positiva ma Obama pensa veramente di condurli oppure vuole semplicemente influenzare elezioni iraniane nella speranza di una ripresa
    della cosidetta “Onda Verde” e per meglio organizzare campagna militare?
    In conclusione certamente la gravissima crisi economica imporrebbe un minimo di ripensamento prima di gettarsi in nuove avventure tuttavia IMHO
    timeo danaos et dona ferentes

    • antoniochedice  Il febbraio 9, 2013 alle 4:46 pm

      Il fatto che Joumblatt abbia deciso di cambiar campo è , appunto, indicativo. Non tradirebbe per andare in un campo perdente.
      I Patriot hanno funzione antiaerea e di minaccia politica dimostrativa, ma non militare e quelli olandesi non sono ancora allestiti.
      Circa un possibile Golpe, le successive defezioni di militari e ufficiali legittimano il dubbio che non ci siano più disponibilità di volenterosi competenti in materia e dubito che serie probabilità possano essere oggetto di fughe di notizie su giornali di paesi periferici.
      Il capo più influente della ribellione ha chiesto di negoziare – cosa fino a ieri rifiutata con sdegno – proponendo di incontrarti con il vicepresidente Farouk al Sharaa ( sunnita, già ambasciatore a Roma) nella speranza di separar lo dal regime con una qualche dichiarazione che lo distingua da Assad.
      Non funzionerà .
      Quanto all’Iran, non credo che sia una offerta elettorale, ma lei è libero di crederlo come io il contrario.
      Vorrà dire che scommetteremo una cena.

  • Donato  Il febbraio 9, 2013 alle 11:43 pm

    E’ una scommessa che perderei volentieri.Tuttavia debbo ancora fare qualche considerazione:
    1) Se i Patriot sono lì esclusivamente a scopo difensivo sono inutili nessuno minaccia
    la Turchia e questo è ben compreso dall’opinione pubblica locale,quindi preludono ad un attacco dall’intera NATO o dalla Turchia
    2) Quanto denaro possono spendere sauditi e qatarioti?
    3) Ricordo perfettamente la guerra in Bosnia,allora si diceva che Clinton offriva questo e quello ai serbi solo per gettare polvere negli occhi e preparare intervento armato
    4) Il cosiddetto capo dei ribelli è figura simbolica/propagandistica e non credo assolutamente che i jihadisti locali accetterebbero un (eventuale) cessate il fuoco negoziato da lui
    5) IMHO la strage del 17 Luglio è stato il punto di non ritorno per USA/petromonarchie

    • antoniochedice  Il febbraio 10, 2013 alle 7:22 am

      Rispondo per sommi capi per non ripetere cose già scritte e non tediare gli altri lettori.
      1) Patriot : ho scritto e ripetuto che si tratta di un gesto di solidarietà politico militare verso la Turchia, che per svolgere un ruolo piu aggressivo ha richiesto cospicui aiuti materiali che gli USA non vogliono dare. L’ostacolo tra alleati è che gli USA vogliono la guerra alla Siria, ma non ai Kurdi, mentre i turchi vorrebbero il contrario. Inoltre Erdoghan non vuole valorizzare il ruolo dei militari turchi nell’attuale momento politico ( ne ha appena processati 360 con accuse di golpismo).
      2) i denari che i Quatarioti possono spendere sono sufficienti a finanziare più guerre ( i sauditi danno segnali di differenziazione) , ma come tutti gli investitori potrebbero voler investire con prospettive di maggior successo.
      3) Serbia. Vero. La componente di disinformazione è sempre presente. L’analisi consiste del discernere il più serenamente possibile tra le comunicazioni. Le nostre analisi divergono.
      4) capo dei ribelli. Vero quel che dice.
      Citavo il fatto, non come segnale di pace, ma per segnalare come fino a qualche settimana fa, rifiutasse l’idea stessa di negoziato, mentre adesso lo propone. È un segnale di indebolimento della propria posizione e/o un tentativo alla disperata di contattare al Sharaa.
      Una grande capacità degli americani consiste nel riuscire a riconoscere i propri errori e ” chiudere” rapidamente la vicenda.
      Hanno sottovalutato la capacità di resistenza siriana e sopravvalutato la voglia turca di egemonia nell’area o meglio la loro presente propensione a valorizzare l’impiego dei loro militari.
      L’alleato Giordano rischia il collasso per l’afflusso dei profughi.
      Lo sfruttamento di “Tamar” e ” Leviathan” i due mega giacimenti, può attuarsi in atmosfera di tranquillità.
      Siamo allo ” stallo militare” senza che i siriani ( o gli iraniani) diano segni di cedimento e cresce il numero di coloro che propongono di chiudere la partita.
      Kerry conosce personalmente Assad e anche questo è un elemento che potrebbe influire in positivo, anche se le forze di chi vuole la prosecuzione di questa guerra non sono da prendere sottogamba.

  • Donato  Il febbraio 10, 2013 alle 2:28 pm

    Intervento conclusivo (per ora)
    Kerry è amico pure di McCain il che è tutto dire.Concedo pure che il nuovo Segretario alla Difesa sia persona decente ma bisognerà verificarlo alla prova dei fatti.Dopo aver letto questo poi sono piuttosto allarmato finche lo dice Blondet transit.Ma se lo prospettano anche loro……………….
    http://www.tocqueville.it/LinkEsterno.aspx?id=3379891

    • antoniochedice  Il febbraio 10, 2013 alle 2:44 pm

      Kerry è segretario di Stato ( esteri) e non segretario alla Difesa. A alla Difesa c’è Chuck Hagen, amico di Mc Cain.
      Ho visto il testo del blog ” Liberali x Israele” credo che i liberali non esistano più da un pezzo, nel senso che lo siamo un po’ tutti e un po’ nessuno.
      L’articolo si rifà all’abbattimento di “un F 4 Turco” , ossia a sei o più mesi fa.
      D’accordo a chiuderla qui.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: