IL 7 FEBBRAIO FALLIRÀ IL TENTATIVO DI COMPROMESSO SUL BILANCIO 2013-2020 DELLA UNIONE EUROPEA

Per il settennio 2013-2020 gli uffici competenti della Unione Europea avevano presentato un bilancio di 1060 miliardi di euro.
Ci fu una levata di scudi, specie contro gli aumenti ai 55.000 dipendenti ( il raddoppio in sette anni), da parte di quasi tutti i partners ” strangolati” fino a un mese prima.
Il premier britannico David Cameron ha subito annunziato il suo veto, dichiarando che era impensabile che l’Europa, dopo aver imposto l’austerità a tutti gli associati, facesse una eccezione per se stessa e i suoi dipendenti.
Il primo tentativo del presidente Barroso di proporre un ribasso a 985 miliardi non è stato preso in considerazione da nessuno.

La Merkel che pure aveva avuto un ruolo decisivo per sbloccare il bilancio 2005-2013, ha avanzato la proposta successiva di ribasso a 960 miliardi ( esattamente l’1% del PIL europeo) ma Cameron l’ha liquidata col termine ” bricolage” rifiutando qualsiasi soluzionedi valore superiore al bilancio dello scorso settennio, di parecchio inferiore ai 900 miliardi.
Una riduzione di oltre 170 miliardi sarebbe politicamente insostenibile per Barroso e economicamente inaccettabile per la struttura UE che verrebbe accusata di largheggiare col suo bilancio e con i soli suoi collaboratori.
Non va dimenticato che Cameron ha già rifiutato di accettare la legge sul pareggio di bilancio ( il fiscal compact) che noi abbiamo supinamente accettato e la Francia no.
Tutti temono che gli inglesi facciano sul serio e che Cameron voglia aumentare la sua popolarità a spese della UE , come Francois Hollande ha fatto con il ” blitzkrieg” in Mali.
La riunione prevista per il 7 e l’8 febbraio sembra servirà essenzialmente a constatare il disaccordo.
Da una parte la Germania egemone che vuole avere un budget importante da distribuire ai paesi dell’Europa dell’est cui ha già fatto promesse; dall’altra l’Inghilterra in crisi con Cameron che non può permettersi di tornare a spiegare agli inglesi che loro stanno male e i burocrati del continente no.
Italia , Francia e Spagna potrebbero essere in posizione mediatrice, ma sembrano distratte da reminiscenze coloniali l’una e da preoccupazioni interne l’altra, mentre la Spagna, col cappello in mano, fatica ad avere un ruolo che non sia coadiutorio.
Il primo giorno concorderanno di essere d’accordo sul disaccordo e l’indomani , in assenza di intesa notturna stile sindacale, decideranno la data, ravvicinata, di un nuovo vertice con in prospettiva il rischio di adottare l’esercizio provvisorio ( ossia le stesse spese del bilancio precedente per dodicesimi di anno) e sarebbe l’ultimo chiodo alla bara della Merkel che a settembre si presenterebbe alle elezioni battuta.
Paradossalmente, l’arma con cui si è presentato Mario Monti in Germania è stata la minaccia delle elezioni italiane e la possibilità che dopo il 24 febraio, in assenza di accordo, la Merkel potrebbe avere di fronte un Berlusconi in versione chauvinista.
A chi sceglierà di arrendersi la Merkel, ai paesi latini o alla perfida Albione?

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