LA PALESTINA RICONOSCIUTA COME STATO. POSIZIONI E CONSEGUENZE (CONTINUA DAL PRECEDENTE)

Su 193 stati appartenenti alle Nazioni Unite, 139 hanno votato a favore della risoluzione, nove contro – tra cui Stati Uniti e Canada Panama e Repubblica Ceca – mentre, sorpresa dell’ultim’ora, Gran Bretagna e Germania capeggiano la pattuglia dei 41 stati che dopo 65 anni di dibattiti non hanno ancora un’idea chiara di quale atteggiamento tenere.
Mi scuso per aver frettolosamente dato per certo nel post precedente il voto contrario di questi due paesi della UE. La spaccatura tra i 27 rimane, ma è meno profonda.
Il voto è per Abbas un duplice personale successo, in quanto i paesi in cui la Palestina ha una rappresentanza sono 80 e quelli che l’hanno riconosciuta come stato , 132. I votanti a favore 139.

L’ONU si è resa conto che se si vuole tenere in piedi la tesi, a mio parere non vitale, dei ” due stati” era necessario che gli stati fossero due.
Il rappresentante palestinese andrà dunque a prendere posto accanto al seggio dell’altro rappresentante con status di paese osservatore ( anch’esso coinvolto nella parte più delicata della trattativa , Gerusalemme) : lo Stato Città del Vaticano.
Gerusalemme diventerà l’item più sensibile della nuova fase di contenzioso e la vicinanza fisica tra due delle tre parti direttamente coinvolte, è destinata ad avere una influenza sullo svolgerai degli eventi e anche sui media audiovisivi.

Ha ragione Netanyahu quando dice che la stipula della pace si è allontanata. Israele , dopo l’elezione del nuovo governo a gennaio, dovrà rivedere la propria strategia generale e in particolare quella negoziale.
Il fatto che solo nove paesi su 193 si siano opposti alla risoluzione e tra questi paesi da operetta tipo la Micronesia, le Isole Marshall e Panama, evidenzia il grado di isolamento cui la politica oltranzista di Netanyahu ha portato un paese che era nato tra la simpatia generale delle nazioni.

Uno dei due ” negozianti”, privo di status e di ruolo, col territorio diviso e circondato , privo di esercito, senza un proprio spazio aereo, senza commercio autonomo, finanziariamente sorvegliato e subordinato al rivale, adesso ha veste giuridica e dignità politica per sedersi al tavolo della trattativa ed avrà modo di far valere – sia pure non ancora in sede multilaterale – tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite , inclusa quella del ritorno di Israele ai confini del 1967 , rimasta finora lettera morta.

Per converso, adesso che esiste un nascente e riconosciuto stato palestinese, sarà più difficile al leader nazionalista arabo di turno di ergersi a difensore dai palestinesi: adesso questi hanno un loro stato, una voce e uno strapuntino nel consesso delle Nazioni.
I loro dirigenti non verranno più visti come i ” Kapò” dell’occupante.
Il “negoziato di pace asimmetrico” è adesso meno asimmetrico e questo si tradurrà certamente in una riduzione degli atti terroristici e darà più capacità di leadership al non carismatico Abbas e meno consensi ai razzi di Hamas .

Due sono gli elementi depotenziati dalla risoluzione di oggi : l’ipotesi di ricorsi a interventi militari rivelatisi più volte ingannevolmente risolutivi e la possibilità di continuare a costruire nuovi insediamenti di colonizzatori nei territori che l’ONU ( e gli USA) ha ripetutamente riconosciuto come non appartenenti allo Stato di Israele.
Entrambi questi strumenti sono passibili di provocare un ricorso del nuovo stato presso la corte penale internazionale.
Israele e gli USA paventano denunzie contro le spedizioni punitive fatte in risposta ai razzi Made in Hamas, ma la minaccia di ricorso contro la costruzione di nuovi insediamenti ha una valenza strategica ben più importante.
Prima della tornata negoziale tra Israele e Palestina, é verosimile che inizi un processo di unificazione tra i due tronconi palestinesi separati e questo potrebbe essere il campo di prova su cui misurare l’impegno italiano per la pace, anche se una vera pace potrà essere assicurata , a mio avviso, con una soluzione di tipo sud africano: due popoli, uno stato. Laico e Democratico.

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Commenti

  • Pitocco  Il novembre 30, 2012 alle 7:08 pm

    No, non appare come dici “Entrambi questi strumenti sono passibili di provocare un ricorso del nuovo stato presso la corte penale internazionale.” Primo, perché il riconoscimento di stato viene con l’approvazione del consiglio di sicurezza dell’Onu (Art (4) 2 Carta dell’Onu), secondo perché la normativa dell’ICC gli ‘eventuali” crimini commessi ante-riconoscimento non hanno valore. Forse Hamas ha fatto un favore agli israeliani e con un colpo d spugna ha cancellat 60 di crimini.

    • antoniochedice  Il novembre 30, 2012 alle 7:50 pm

      Abbi fede, gli attacchi “robusti” continueranno e il Consiglio di sicurezza non può rovesciare una risoluzione dell’Assemblea .
      Se gli USA avessero voluto fermare la procedura avrebbero posto il veto.
      Inoltre ritengo che l’approvazione di cui parli si riferisca allo status di membro e non di osservatore. O sbaglio?

    • antoniochedice  Il novembre 30, 2012 alle 8:03 pm

      Mi viene recapitato un comunicato stampa Dell’ONU che dice testualmente che” nessuna parte dello statuto dell’ONU accenna allo status di osservatore. Esso deriva da una prassi non scritta. Finlandia, Austria, Italia e Giappone hanno avuto questa qualifica prima di essere ammessi come membri. ”
      Quindi la interpretazione per cui si applicherebbe alla fattispecie un qualsiasi articolo della Carta dell’ONU, é destituita di fondamento, così come la non retroattività delle imputazioni ICC.
      Come noto, la corte indaga sul delitto Hariri ( Libano) avvenuto, mi pare, prima della sua costituzione.

      • Pitocco  Il dicembre 1, 2012 alle 1:09 am

        In effetti la Carta dell’Onu non parla di stato non membro, ma l’assemblea generale può eleggere uno stato ad osservatore. Per quanto riguarda la questione dell’ICC essa è applicabile ad uno stato membro e non reatroattivamente, e i media spingono a mettere in luce questa falsità anziche dire le cose come stanno realmente.

      • antoniochedice  Il dicembre 1, 2012 alle 6:00 am

        Al principio della non retroattività esistono deroghe anche famose, a partire – restando in Europa – dal processo di Norimberga e nel diritto anglosassone i precedenti fanno giurisprudenza.

      • Pitocco  Il dicembre 3, 2012 alle 1:31 am

        Dubito che questo possa essere applicato, ma la storia ci insegna che anche ciò che appare certo spesso non lo è.

  • ABCDE  Il dicembre 3, 2012 alle 2:17 am

    quanta sciocca incompetenza, e sconfinato perbenismo ruffiano. sono bastatati pochi atti politici sicuramente dettati dal buonsenso collettivo, e qualche bomba dell’ultima ora mussulmana a bilanciare gli aghi di tutte le bilance. Sicuramente però se vuoi beccarti una bella fucilata antimassonica puoi sempre andare nel quartiere mussulmano di gerusalemme e far capire a quei “poveracci” che fino ad ora non avevano capito niente e che finalmente saranno uno stato laico e democratico. se tu conoscessi un briciolo di tradizione mussulmana e di ciò in cui credono e per che cosa sono disposti ad uccidere e farti fuori come se la tua vita valesse meno di un soldo bucato, faresti sparire questo articolo e lo riscriveresti senza il tuo salmo massonico alla ultima moda montiana: te lo dice un mite cattolico, che comunque diasdegna vedere suicidarsi anche gli avversari!! by by!!

    • antoniochedice  Il dicembre 3, 2012 alle 11:36 am

      Abitualmente cancello gli insulti a terzi. Quelli a me, li commento: primo, se fossi massone non avrei esitazioni a dirlo. Non lo sono perché sono allergico all’idea di intrupparmi con chiunque. Secondo conosco certo meglio di te la tradizione mussulmana, visto che ti dichiari “un mite cattolico ” e non mi pare che tu abbia citato elementi a prova della tu competenza. SE conoscessi gli arabi, sapresti che l’arma per eccellenza è il coltello. I palestinesi sono il popolo più laico che ci sia in oriente e su questo ti invito a fartene una ragione. Vista la rabbia con cui ti esprimi, ti consiglio una serie di sedute presso un terapeuta di tipo behaviorista . Potrebbero riportarti nell’area dei “miti cattolici”. La prossima volta, cercando uno pseudonimo dietro il quale nasconderti, cerca di evitare San Giorgio ( il santo preferito dai cattolici del Levante) e ricorda la massima della tua religione di scherzare coi fanti e lasciar stare i santi.

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