IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI FRONTE A DUE STORTURE DELLA MAGISTRATURA ( SALLUSTI E MORI) IMBOCCA LA DEMAGOGICA STRADA DELLA TELEPOPOLARITÀ A BUON MERCATO. UN’OCCASIONE PERSA E NON GLIENE RESTANO MOLTE ALTRE. di Antonio de Martini

Grottesco. Il giornalista Alessandro Sallusti ha deliberatamente violato la legge sulla stampa, ha diffamato un cittadino consentendo a un collaboratore di scrivere un articolo contro il querelante, ha evitato ostinatamente di rettificare , ha evitato di cercare di comporre la lite e adesso si offre in olocausto come ” il primo giornalista a finire in galera” per un reato di opinione.
Il collaboratore per cui si è sacrificato, è il famoso ” Agente Betulla” del SISMI del generale della GDF Nicolò Pollari. All’anagrafe Renato Farina.

Il suo referente si chiamava Pio Pompa e tanto basta per cadere nel ridicolo.
Il Farina meriterebbe l’ergastolo solo per essersi inchinato a questo nome e per aver incassato fior di quattrini vendendo chiacchiere e pettegolezzi dello squallido ambiente che frequentava.

Benché questo signore fosse stato interdetto dall’ordine dei giornalisti, continuava a scrivere con pseudonimo.
Falso che Sallusti sia il primo giornalista a finire in galera.

Il primo galeotto-giornalista fu l’indimenticabile creatore di Don Camillo, Giovannino Guareschi , che, negli anni 50, accusò De Gasperi – sulla base di un falso rifilatogli – di aver chiesto agli alleati il bombardamento di Roma.
Scontò dignitosamente oltre 18 mesi di pena e scrisse anche dalla galera brillanti articoli per la semplice ragione che non aveva bisogno di essere imbeccato da nessuno.
Sallusti, dopo un lungo piagnisteo che gli ha fruttato una condanna ai domiciliari nell’appartamento della signora Daniela Santanchè, ha organizzato una “evasione”, con telecamere al seguito, per andare in ufficio a lavorare e sfidare la legge a buon mercato.
Evidentemente Alessandro – Olindo per i colleghi – ha trovato insopportabile star lontano dal suo ‘ispiratore e convivere con la convivente del che ha tutta la mia comprensione. Anche Socrate ha preferito la cicuta a Santippe.

Pare, e qui si entra nella parte seria, che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si stia interessando alla tragicomica sorte del Sallusti .

Un ricco signore ( “qualcuno” gli ha aumentato lo stipendio) in età veneranda può occupare il proprio tempo come crede e se come Capo dello Stato vuole concedere “motu proprio” la grazia per la diffamazione al cicisbeo di una Erinni , è sua prerogativa.

Diventa un caso costituzionale, invece, se ha intenzione di interferire nell’istruttoria in corso con la grazia per ” l’evasione” accompagnata dalle telecamere, ancora prima della condanna.
Sallusti non è Ghandi e Napolitano non è re.

Altro – e evidentemente privo di interesse per la Presidenza della Repubblica – è invece il trattamento inflitto a un cittadino che vorrei sottoporre alla vostra attenzione e chiederti di diffondere la notizia sul web.

Mario Mori, dalmata, ufficiale dei Carabinieri, da Capitano ha combattuto le Brigate Rosse agli ordini del generale Dalla Chiesa.
Da Maggiore , ha affrontato i brigatisti rossi e quelli neri della Capitale.
Da Capo del ROS ha condotto una serie di inchieste sulla corruzioni in Sicilia e in Calabria cui il magistrato ha messo la sordina.
Mori ha catturato il capo mafia più feroce della sanguinosa storia della malavita siciliana, Totò Riina, latitante da tempo immemorabile.

Da quando il generale Mori svolse una indagine sulla corruzione negli appalti in Sicilia, ha subito una serie di processi – tutti promossi da uno stesso magistrato che si oppose a processare i suoi amici – miranti prima a dimostrare che era connivente con la Mafia e adesso ad accusarlo di aver condotto la trattativa Stato-Mafia. Ultimamente l’accusa è di minacce allo Stato per favorire la Mafia.
Le udienze e i processi si susseguono da oltre dieci anni e non appena cade un’accusa, questa viene, in corso di udienza e in spregio ad ogni principio giuridico, sostituita da altra con nuovi testimoni che crollano al primo confronto e la commedia ricomincia.

Questo magistrato, Antonio Ingroia, ha cercato ripetutamente di sfuggire allo sputtanamento che lo attende alla fine della corsa, brigando un posto in lista alle politiche.
È stato rifiutato da tutti ed ora sta corteggiando l’isolato sindaco di Napoli Luigi De Magistris, inteso ” Guggino a’ manetta”, anch’egli assurto agli onori delle cronache grazie ad una disinvolta scelta di inquisiti e motivazioni giuridiche.
In questi giorni, cadute le accuse del figlio del mafioso Ciancimino, l’accusatore di questo ufficiale é tale Brusca, anch’esso figlio d’arte, autore di duecento omicidi tra cui quello di Falcone e quello di un bambino dodicenne sciolto nell’acido.
In un paese appena decente non ci sarebbe stato il minimo dubbio su a chi credere.

Un servitore dello Stato , la cui vera pecca, ai miei occhi, è l’aver difeso con successo questa classe politica, viene abbandonato a questi sciacalli ( senza nemmeno un contributo finanziario per le spese della difesa) perché aver fatto per tutta la vita il proprio dovere lontano dai clamori della folla , oggi, non merita rispetto o solidarietà . Inimicarsi un giudice non conviene per la carriera.
Folle che questo ragionamento venga fatto da un uomo di 88 anni.
Vuole essere il più popolare del cimitero oppure il suo addetto stampa ha il senso dello Stato di un paracarro.

Unica consolazione è che la prossima volta – c’é sempre una prossima volta se lo ricordino – questa gente faticherà a trovare difensori validi , visto come vengono trattati a pericolo superato.

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Commenti

  • urc  Il dicembre 4, 2012 alle 9:28 am

    Tutta la canizza che i giornalisti e i politici stanno continuando sul caso Sallusti è un obbrobbio, Non si tratta di libertà di stampa. Una revisione dell’art. 21 della Costituzione potrebbe essere più coerentemento effettuato con l’abolizione con l’ordine dei giornalisti e l’eliminazione tout court degli articoli non firmati, ognuno si deve assumere la problia responsabilità cvome qualsiasi cittadino.

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