STATI UNITI / BEN LADEN. LE RISPETTIVE STRATEGIE. VINCE IL MORTO? di Antonio de Martini

Svanito il fumo del crollo delle due torri gemelle di New York e l’indignazione di “come sia potuto accadere?” , gli analisti iniziarono a delineare il “rationale” dell’attacco subito dagli USA sul loro territorio e decisero che l’intento di Ben Laden di far crollare la finanza degli Stati Uniti – colpendola al cuore – per mortificarne l’influenza nel mondo, era destinato a restare nella mente di un uomo incompetente di finanza e che presto sarebbe stato catturato.

Non sarebbe stato il crollo di due grattacieli a far cadere l’impero americano., né il suo braccio armato : la finanza.

Dal canto loro, gli Stati Uniti decisero di occupare l’Irak , ritenuto complice di Al Kaida ed invadere senza troppi complimenti l’Afganistan per catturare l’istigatore dell’ attacco suicida ed il suo ospitante, lo Sceicco Omar, che pare avesse preteso un mandato di estradizione con tanto di prove a carico per consegnare Ben laden.

A undici anni dall’inizio del conflitto , possiamo cominciare a trarre qualche conclusione, anche se mi aspetto polemiche come quelle prodotte dal mio post sull’inserimento di elementi di educazione militare nella società italiana per aiutarla a reggere l’impatto del nuovo secolo e del nuovo ordine mondiale che va affermandosi.

I risultati visibili ad oggi, sono in l’Irak – dove è stato installato un governo collaborazionista – gli americani hanno dovuto ritirarsi senza essere riusciti a stabilizzare la situazione interna che è tutt’ora in piena ebollizione, dopo esser costata loro cinquemila morti

Il Vice Presidente del Consiglio Irakeno è ricercato per omicidi politici plurimi, il presidente del Consiglio ha rinunziato alla presenza di truppe USA, mettendoli alla porta con abilità, ma non cortesemente e siamo alle ripicche sul bilancio della formazione alla sicurezza e al contrasto sulla vicenda siriana e quella kurda, come vecchi sposi inaciditi che litigano su tutto.

In Afganistan va peggio.

Dopo aver installato il solito governo collaborazionista, le truppe dellla coalizione hanno ormai per sola strategia quella di resistere asserragliati nei loro capisaldi , rinunziando al controllo del territorio e della popolazione ed al “peace enforcement”.

Dopo il ritiro delle truppe spagnole dall’Afganistan da parte del premier spagnolo Zapatero, abbiamo assitito anche al ritiro di una aliquota di soldati statunitensi a scopo preelettorale e ora di quelle francesi per ragioni post elettorali. Gli inglesi hanno dimunuito gli effettivi e la truppa è demotivata perché il governo ha annunziato che nel ridimensionare il welfare in patria, gli aiuti ai reduci mutilati sono stati falcidiati e questo riduce a zero il numero di chi è disposto a rischiare.

Inoltre i rapporti , un tempo idilliaci , tra USA e Pakistan, sono stati avvelenati da numerose sbavature ( l’uccisione di due agenti dell’ISI Pakistani che pedinavano un agente della CIA- Robert Davis – vedi corriere della collera del 21 febbraio 2011- da parte di costui e gli strascichi giudiziari del caso ; l’invasione senza autorizzazione degli spazi aerei e di confine da parte USA; I rimborsi spese doppi dei Pakistani a titolo di lotta antiguerriglia, che han fatturato due volte gli stessi elicotteri come truppe dell’ONU in Sudan prima e come unità antiguerriglia al confine afgano poi ; il sotegno agli insurgents coi quali avevano combattuto contro i russi; l’ospitalità, non si sa quanto inconsapevole alla famiglia Ben Laden; la richiesta Pakistana di un pedaggio di mille dollari ad automezzo che portava i rifornimenti NATO via terra; ecc) .

Questo contenzioso è è particolarmente increscioso, in quanto il Pakistan è una potenza nucleare dal tempo della presidenza ZIA-UL- HAK e adesso è tardi per recriminare.

La strategia NATO del ” tutti insieme dentro, tutti insieme fuori” è fallita e si è alla ricerca affannosa di una exit strategy che salvi almeno le apparenze.

Se lo scopo della spedizione afgana era la cattura dei responsabili o il compattamento degli alleati NATO su una strategia comune, sono certamente falliti entrambi, contrariamente a quanto affermato avant’ieri da Obama al G8.

Il paese è rimasto in mano agli talebani, per l’occasione ribattezzati “insurgents” onde nobilitarli e attutire il senso di sconfitta .

Anche il mitico Sceicco Omar è ancora uccel di bosco.

In Yemen è ormai guerra aperta tra i flilo governativi – reduci da altri scontri con ” democratici ” finanziati dagli americani – e gli uomini di Al Kaida che presidiano parte del territorio. Benché i governativi siano appoggiati da una flottiglia aerea di aerei Droni, che sono la novità militare del conflitto, e dall’intelligence saudita del principe Nayaf.

Sul piano politico militare – ormai i due piani sono intersecati – mentre non c’è stata alcuna novità di rilievo nel combattere la guerriglia ( gli elicotteri li avevano scoperti i francesi nella guerra di Algeria e il “cerca e distruggi” era la manovra tipica in vietnam) , l’innovazione adottata fu quella di mettere “embedded” i giornalisti , in maniera che non costituissero una massa di opinione pubblica e non avessero , restando presso il comando , una visione di insieme e magari delle fonti di informazioni autonome.

Il continuo accrescimento delle truppe necessarie a presidiare il territorio è una classica richiesta di ogni comandante in difficoltà , come ogni cattivo venditore chiede alla direzione vendite sempre maggiori ausilii di vendita, senza però mai incrementare gli affari.

Rinchiusi nei loro perimetri difensivi dai nomi americani, i soldati della NATO hanno perso l’iniziativa e sperano di uscirne con la pelle intatta, mentre continua la guerra privata di corpi scelti che fanno incursioni notturne per uccidere singoli afgani di rilievo per l’una o l’altra parte.

Gli Stati Uniti in Afganistan stanno rischiando di perdere ben più che la faccia.

Perderanno la NATO che ha capito di non essere una Organizzazione caritativa , di non aver più nulla a che fare con l’Arlantico e nemmeno col concetto di Difesa.

La strategia di Ben Laden, invece , sembra funzionare: il 9 ottobre 2001 il debito pubblico americano ammontava a 5,8 trilioni di dollari . Oggi è arrivato a 15,7 trilioni e non accenna a diminuire. Un aumento del debito pubblico di dieci trilioni di dollari in undici anni mi sembra se non il fallimento, certo non lontano.

Ogni famiglia italiana ha circa centomila euro di debito pubblico e ci sembra moltissimo, si parla di incapacità di restituzione .

Ognuna degli ottantatré milioni di famiglie americane ha un debito di settecentomila dollari, a titolo di debito pubblico e in più ha un debito privato attorno ai 300.000 dollari USA.

Insomma come ha scritto Albert Foster, “mentre Ben Laden ci ha lasciati convinto di andare in Paradiso, noi siamo sulla via dell’inferno”. Amen

Annunci
I trackback sono chiusi, ma puoi postare un commento.

Commenti

  • ettore  Il maggio 23, 2012 alle 3:32 pm

    bellissima sintesi!!

  • Mario Maldini  Il maggio 23, 2012 alle 3:59 pm

    Poco prima della metà del Secolo XIX un Corpo di Spedizione inglese che aveva
    occupato l’Afghanistan fu sterminato fino al penultimo uomo, un’ufficiale medico,
    lasciato vivo perchè tornasse a riferire ai suoi: morirono più di diecimila persone,
    fra militari e civili, peggio che ad Adua. Oggi, con i droni, va un pochino meglio.
    Vedremo quando, e se, ci andranno i cinesi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: