La crisi libica di Antonio de Martini

Le principali caratteristiche della rivolta libica non hanno nulla in comune con quanto è avvenuto in Tunisia, Egitto, Bahrain .

 All’estero : Diplomatici che chiedono asilo politico ( India, BanglaDesh, USA, e ONU), piloti che fuggono portando il loro aereo in un paese “neutrale”, ricordano i tempi in cui era l’URSS a essere vittima di queste operazioni che denunziano, dal nostro punto di vista ” occidentale”, un forte grado di mancanza di libertà individuale nel paese. 

 Da un punto di vista che Edward Said definirebbe “non orientalista”, bisognerebbe sapere però anche quale sia la tribù di provenienza dei transfughi, dato che  – proprio come da noi in vaste zone del mezzogiorno   –  l’appartenenza a un clan fa premio sulla fedeltà alla Nazione.

 All’interno : abbiamo avuto, come tutti,  notizia di  gruppi di commandos che attaccano posti di polizia e caserme, giovanissimi armati di razzi che interrompono le comunicazioni e fanno saltare le condotte dell’acqua.  Ricordano la guerra partigiana appoggiata dal SOE dell’ Intelligence Service ,  nei paesi occupati dall’Asse durante la guerra mondiale,  come ad esempio nei Balcani.

Non si tratta quindi  di una rivolta di strada, ne di  ordinaria tecnica del colpo di stato, ma di una via di mezzo tra  una rivolta barricadera   e una serie di  attacchi  di commandos del tipo di quelli che il LONG RANGE DESERT PATROL britannico fece , proprio in Libia,  durante la seconda guerra mondiale contro le  sonnacchiose basi italiane per creare un clima di insicurezza  e di allarme.

A  grandi linee,  l’operazione ricorda  l’ occupazione dell’Afganistan da parte degli USA  nel  2001/2002:  prima ,  l’arrivo  di armi e denari che consentono di armare le tribù rivali facendo leva sui personalismi ( da queste armi l’accusa di razzi venuti dall’Italia – si badi bene – non dagli italiani) e poi, invece del solito  “sbarco dei nostri”, una ‘insurrezione generale che poi  così generale non è stata.

 Qualcosa non è successa o qualcuno si è tirato indietro all’ultimo momento, oppure si tratta del primo innesco col logico finale di  una congiura di palazzo.

La seconda anomalia che ha condizionato l’operazione, è quella che l’epicentro degli scontri non si è verificato nella capitale, bensì nella turbolenta Benghazi dove si sono verificati altri casi di ribellione ( nel 1995) sia pure con intensità minore. E’ probabile che i rivoltosi abbiano sperato  in un effetto domino che contaggiasse  la popolazione. In realtà questa scelta – forse condizionata da una desistenza dell’ultim’ora –   rischia di essere fatale ai rivoltosi, specie in assenza di appoggio aereo, come  quello del 1986 che gli USA effettuarono su Tripoli. In entrambi i casi, assistiamo a un “deja vu” ( vedere l’articolo precedente sulla Libia).

La rivolta  generale  e l’abbandono ( o la soppressione)  del vecchio leader non c’è stata e l’effetto sorpresa è fallito. La radio e la TV  di Stato non sono cadute in mano ai ribelli e  non si è verificato nessun attentato alle  principali autorità del paese. Non si profila la figura di un antagonista che contenda il trono. Tutti sintomi di una operazione mal concepita o interrotta all’ultimo momento.

Gheddafi è riuscito a fare uno dei suoi discorsi fiume  indisturbato ( lo potete sentire  e vedere su SKY anche se il traduttore lascia a desiderare)  nel quale ha fatto  appello al senso dell’onore nazionale  e all’orgoglio libico in contrapposizione al tribalismo, ha incitato  la popolazione delle città costiere  alla reazione e a consegnare i ribelli ai commissariati di polizia e si è autoincensato senza risparmio.

 Con questo appello, il Rais ha mostrato quale sia la sua strategia : se le tribù hanno il controllo della zona petrolifera e della costa est, lui mantiene saldo il presidio dei terminali di imbarco e dei pipelines.  “Loro” possono estrarre, lui distribuire. Per resistere non ha bisogno di molte truppe e può durare quanto vuole.

Gheddafi  ha riconosciuto che le tribù dell’interno lo avversano, li ha accusati di intesa con i servizi segreti stranieri in una strana alleanza con gli elementi religiosi cirenaici  tipo Al Kaida ( accusandoli di seguire un “vecchio barbuto e puzzolente”),  ha descritto minutamente gli sfaceli  compiuti dalle truppe americane  in Irak  e negli altri paesi  occupati, ha  preaentato le forze in campo  come un “milione di cittadini   contro alcune centinaia di giovanissimi   spiantati mangiatori di banane” e che “sono stati drogati” . Insomma,  ha toccato tutte le corde, inclusa quella dell’ambizione politica, accettando la costituzione di ” da 50 a 150 comitati popolari nuovi che amministrino e correggano eventuali errori, ricordando che lui non ha cariche amministrative, ma che è solo  il leader della rivoluzione,   ecc.”

E’ evidente che il discorso non è stato trasmesso per impressionare gli osservatori esteri, ma i libici.  Un proverbio arabo dice che ” la bellezza dell’uomo è l’eloquenza”.  La sua figura l’ha fatta. Quale sarà l’effetto sui libici, lo sapremo nelle prossime ore.

Questi interventi TV  significano che è in corso una battaglia per la conquista  del favore della popolazione  delle città e questa – a mio avviso – è segno che la rivolta non è riuscita  a raggiungere i suoi obbiettivi  che parzialmente. 

 Gheddafi, nel chiedere lo” smantellamento delle barricate e la consegna delle armi e dei malviventi” ha ripetutamente  accusato una ferita narcisistica profonda  ritornando più volte  sul tema dei giovanissimi dai quali si sente evidentemente tradito. Se sopravvive, dopo la vendetta, cambierà completamente l’approccio alle nuove generazioni dalle quali si è sentito incompreso.

A meno che gli USA non intervengano fornendo l’appoggio aereo che manca agli ribelli, la  loro sorte  è segnata e nella migliore delle ipotesi potranno sperare, dopo uno scontro di lunga durata,  in una spartizione di tipo sudanese: ai ribelli l’entroterra e al clan Gheddafi la costa, oppure la separazione tra Cirenaica e Tripolitania.

 Se il disegno originario era di   provocare uno scontro che giustificasse l’intervento USA o internazionale ( come avvenne nel 1881 per l’occupazione della Tunisia da parte dei francesi che ebbero la complicità della tribù dei Krumir, da cui l’espressione “Crumiri” nel gergo sindacale), il progetto è fallito. 

 A bocce ferme, l’Italia si troverà a dover spiegare da dove provenissero ” i razzi in mano ai giovanissimi malviventi”. L’opposizione non solleverà il problema perché sa bene che potrebbero provenire  dalla base della Delta force che Prodi concesse alla chetichella mentre era al governo. Da parte del  governo, aspettiamo di sperimentare ancora una volta  la creatività cui  Berlusconi ci ha abituato.

Dal punto di vista arabo, si apre un periodo di rimescolamento delle carte  e la possibilità di cercare forme  – dal minimo della creazione di un mercato comune, al massimo di un movimento unitario – mirante a riconoscere l’omogeneità culturale  della riva sud del Mediterraneo con la sua unità di lingua e di religione.

Questo scenario  spingerebbe l’Egitto più verso un ruolo politico più nord africano  verso ovest e a sud ( nel Sudan). Il vuoto politico  che si verificherebbe nel Levante ha tre pretendenti ( Turchia, Arabia Saudita e  Iran) e un convitato di pietra ( Israele).  Brrr.

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Commenti

  • Roberto  Il febbraio 24, 2011 alle 5:22 pm

    E se ammazzi Gheddafi fai il martire che potrebbe scatenare rivolte impensabili…

  • antoniochedice  Il maggio 22, 2016 alle 10:07 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    A febbraio 2011 una foto della situazione senza nulla da togliere o aggiungere a cinque anni di distanza.

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