Fin dai primissimi giorni della sua nomina, Barak Obama ha mostrato di voler imprimere alla sua politica estera una impronta ben precisa di priorità verso l’area del Pacifico con la nomina ai vertici militari – e di militari del suo staff- conferita a personaggi provenienti da quelle zone. Quanto questo significhi minore attenzione verso l’Europa occidentale, non è ancora chiaro, ma lo sarà a breve.
La ragione immediata di tanta attenzione all’Asia è certo l’Afganistan, ma quella profonda e mai pronunziata pubblicamente, si chiama Cina.
Stabilizzare le relazioni economiche, politiche e militari con l’impero di mezzo prima che questo aumenti ancora in potenza e relazioni economiche a livello mondiale è vitale per gli USA che altrimenti rischiano di dover trattare – per la prima volta nella loro storia – da una posizione di inferi
orità economica, politica e strategica.
Il viaggio appena fatto in India(3 giorni di successi di pubblico e l’offerta di un posto nel Consiglio di sicurezza dell’ONU), in Indonesia(2 giorni e mano tesa all’Islam moderato), Corea (2 giorni di riunione deludente al G 20, ma ne ha approfittato per incontri bilaterali con Turchia e Italia:: i due partner di Putin nel progetto dell’oleodotto Southstream che è una delle poste del gioco asiatico) e infine 3 giorni in Giappone ( Meeting dell’APEC – Asia Pacific Economic Cooperation – altra offerta di un posto in Consiglio di sicurezza dell’ONU) per incassare il ringraziamento del premier Naoto Kan per la presenza militare USA “che fa sentire il Giappone più sicuro” alla luce dei dissidi con Cina e Russia: In dieci giorni Obama mostra di aver colto le lezioni di geostrategia e sta riuscendo a metabolizzare gli errori fatti negli ultimo quindicennio di scelte politiche aggressive nei confronti sia dell’Islam che della Russia.
La ragione di questa nuovo atteggiamento va cercata nella necessità assoluta di stabilizzare le relazioni economiche e politiche con la Cina prima che questa sviluppi ulteriormente la propria potenza. Con queste visite Il Presidente Obama ha “accerchiato”, la Cina coalizzando India, Giappone e Indonesia in una serie di accordi di reciproca collaborazione, il primo dei quali andrà in porto a dicembre.
Il modello individuato ha numerosi tratti in comune con la “sfera di coprosperità asiatica ” proposta dal Giappone negli anni trenta

a sinistra Sukarno ministro indonesiano sotto il dominio giapponese durante la guerra; primo ministro dopo; scalzato dal filo americano Suharto ( a destra) che diede vita a un regime militare corrotto. Oggi l'Indonesia - il più grande paese mussulmano del mondo - è governato dai seguaci di Sukarno che elessero a presidente la figlia.

a sinistra Sukarno ministro indonesiano sotto il dominio giapponese durante la guerra; primo ministro dopo; scalzato dal filo americano Suharto ( a destra) che diede vita a un regime militare corrotto. Oggi l'Indonesia - il più grande paese mussulmano del mondo - è governato dai seguaci di Sukarno che elessero a presidente la figlia.
e si giova delle idee e delle elites selezionate dai giapponesi piuttosto che dei fantocci identificati dalla loro diplomazia.

il premio nobel aung suu Ky, figlia del generale filogiapponese dittatore Birmano durante la guerra mondiale. Il carisma del padre le ha salvato la vita, l'appoggio USA farà il resto.
Le foto a lato rappresentano un esempio eclatante della debolezza analitica degli americani che privilegiano la prevedibilità, rispetto al seguito reale di cui gode un gruppo politico.
Il viaggio asiatico ha toccato tutti i paesi cardine della nuova strategia: ha evitato di perder tempo in Afghanistan, per tenere il quale, adesso fanno affidamento sui….Russi: hanno chiesto appoggio logistico, un contratto per decine di elicotteri MI17 coi relativi equipaggi e addestramento dei servizi di sicurezza. Altra richiesta, il controllo di Southstream, l’oleodotto che aggira venti anni di strategie USA di filtraggio delle fonti energetiche. Ora l’Iran dovrà negoziare con gli USA il suo accesso all’oleodotto con cui contava sfuggire al controllo navale americano.
In cambio offrono ai Russi un pacchetto di prim’ordine: maggior pazienza nello sviluppo dei diritti umani in Russia; minore attenzione al problema degli euromissili in centro Europa ; una politica di non ingerenza in Ucraina e Georgia e sopratutto un ruolo di brillante secondo per partecipare all’ “assedio geopolitico ” della Cina. Insomma , tolgono l’assedio – fallito – alla Russia per rafforzare quello alla Cina.
Il vertice NATO – anch’essa in cerca di una nuova strategia – si terrà a Lisbona la prossima settimana con ospite d’onore il presidente russo Dimitri Medvedev, sarà il primo passo verso questa rivoluzione delle alleanze.
Approfittando del G 20 di Seoul, Obama ha intercettato in incontri bilaterali, Erdoghan
e Berlusconi – i due partner di Putin nel southstream – e entro pochi giorni sapremo se l’intesa Franco tedesca, finora così salda, reggerà all’impatto del gigante USA. Di qualcuno i posti promessi agli asiatici nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, dovranno pur essere !
In tutto questo, il ruolo giocato da Berlusconi è risultato notevole: per primo ha porto la mano a Putin quando la questione georgiana sembrava escluderlo, Per primo è intervenuto su Erdoghan , mediando per la Merkel, per primo ha messo assieme il terzetto del southstream. La Merkel resta appollaiata sui suoi soldi e Sarkosi si appresta a cedere il posto a DSK che ha anticipato le mosse di Obama aprendo il FMI ai nuovi arrivati.


