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IL TROTA NON ERA UNA ECCEZIONE MA LA REGOLA. LA LEGA NORD PERDE LA BUSSOLA. di Antonio de Martini

Che i leghisti avessero delle nozioni approssimative sulla loro localizzazione geografica era noto da un pezzo.
Credevamo però si confondessero solo su questioni locali. Essi spaziano invece addirittura a livello continentale.

il TELEGRAF ci delizia con una storiella che

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CHI PUO’ DIRSI ITALIANO ?

Durante la seconda guerra mondiale – i primi tre anni- tre membri del servizio segreto, il SIM – servizio informazioni militari- furono decorati di medaglia d’oro al Valor Militare. Due di essi, alla memoria. Tutti e tre erano nati all’estero con uno dei genitori straniero.
Migliaia di ascari etiopici, eritrei , somali , libici, hanno sacrificato le loro vite per coprire la ritirata – non la chiamo fuga per carità’ di Patria – a fior di cittadini che erano stati allevati a parmigiano, spaghetti e marcia reale.
Bastano queste considerazioni per rendere superfluo il dibattito sulla cittadinanza inscenato da Roberto Maroni – fino alla scorsa settimana ministro dell’interno – e dal Presidente pro tempore della Repubblica Giorgio Napolitano.
E’ italiano chi , possibilmente per tutta la vita, tiene in conto l’interesse nazionale, lo difende, difende la cultura e la lingua italiane, sostiene i concittadini che potrebbero trovarsi in difficoltà’ all’estero, insomma e’ italiano chi si sente italiano e si comporta in maniera da onorarne la storia e la tradizione.
In particolari momenti ci sono state persone che pur non essendo stati cittadini impeccabili, hanno riscattato tutta un’esistenza sacrificando la vita per creare questa Nazione o per difenderla contro la prepotenza straniera.
Ci sono stati italiani, come Dante Alighieri, Ettore Fieramosca, esistiti prima che l’Italia esistesse come stato organizzato.
Va detto infine che nessuno dei due protagonisti di questa stralunata polemica sulla cittadinanza da dare a figli di immigrati, ha le carte in regola.
Napolitano e’ si stato alla scuola di Amendola , ma ha fatto parte della direzione nazionale di un partito che – non e’ un mistero per nessuno – ha messo in piedi un apparato clandestino armato ed una rete di informazioni a profitto di una potenza straniera potenzialmente ostile all’Italia per oltre un cinquantennio.
Maroni – nemmeno giustificato da una ubriacatura ideologica – appartiene alla direzione nazionale di una organizzazione che , periodicamente e apertamente, sostiene delle tesi secessioniste. Una bestemmia anche per persone a moderata carica patriottica.
Detto questo, credevo che il problema PATRIOTTICO sul tappeto, oggi, non fosse se dare o negare il passaporto a un ragazzino nato a Gattico o Gallarate da genitori pakistani, ma l’ emergenza finanziaria, monetaria ed economica in base all’esistenza della quale si e’ ritenuto di ricorrere alla estrema ratio di creare un governo di emergenza ( salus rei pubblicae suprema lex esto) in netto contrasto con il responso democratico.
Il deputato Maroni può’ dire tutto quel che gli pare: fa l’opposizione.
Ma il Presidente della Repubblica non può perdere la visione della rotta dell’emergenza economica e mettersi a polemizzare con un signore che non ha più’ veste istituzionale ( grazie a Dio) senza dare l’impressione di voler distrarre l’opinione pubblica dai problemi che fino a ieri erano giudicati vitali al punto di mettere la sordina al gioco democratico.
O di essere vittima di una fissazione senile.
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Blitzkrieg alla Vesuviana. Napolitano ha fatto come Deng Xiao Ping. Ha preso il topo senza curarsi del colore del gatto. di Antonio de Martini

Accecato dalla cultura giovanilista – devo ammetterlo, ha influenzato anche me che giovane non sono e faccio ammenda – ho trascurato di seguire con la dovuta attenzione l’attività’ di Giorgio Napolitano al Quirinale. Ho attribuito a conservatorismo e cupidigia di servilismo l’adesione alla guerra di Libia, invece e’ riuscito con quella azione ad accreditarsi presso gli alleati come un partner affidabile che tiene fede ai patti anche se non gli conviene

.E’ stata la sua campagna di Crimea a premessa di una operazione cavouriana o per dirla piu’ modernamente, alla Deng Xiao Ping.

Ha esautorato gradualmente , con grande misura nella comunicazione, Berlusconi e soci, lasciato La Russa a giocare ai cow boy in Afganistan – la Crimea di Berlusconi e di Bush jr – delegittimato la lega con la celebrazione dell’Unita italiana, aggregato attorno a se le forze sociali ed imposto, senza forzare i toni o imporre nulla con la forza, il suo progetto.

Avremo quindi un esecutivo tecnico con un presidente ( della Repubblica) politico che gestisce con vera maestria la situazione.

E così’, abbiamo ottenuto anche il primo governo bipartisan della storia della Repubblica. Le consultazioni più’ rapide della storia della Repubblica e una conduzione della crisi e relativa soluzione, fatte con un tempismo da ” blitzkrieg”.

La magistratura politicizzata ne esce ridimensionata nel suo ruolo di condizionamento delle istituzioni, non essendo riuscita a scalzare il premier e il governo, pur avendo spesso rotto le regole di equilibrio con l’esecutivo. Questo ridimensiona anche di Pietro.

Il Presidente della Repubblica ha realizzato il suo ” veni, vidi, vici” su governo e opposizione con un piglio da monarca e una energia da
quarantenne benché’ privo della rappresentatività’ necessaria e politicamente irresponsabile in virtù della Costituzione che lo vuole tale.

L’aiuto principale ad assumere questo ruolo carismatico, glielo ha dato Silvio Berlusconi con la sua volatilità, la sua corte dei miracoli, la sua mancanza di
idee, la sua goliardia un po’ bausciona, la sua ansia di piacere, la sua incostanza, la sua cultura dell’apparire, la sua incapacità’ di amministrare , i suoi ministri-attendenti.

Per contrasto, Napolitano e’ apparso un uomo col senso dello Stato, indipendente, equilibrato, abile anche nel comunicare, poliglotta, scevro da interessi di bottega in virtù’ dell’eta’ e del palese buon senso del progetto.

La sua abitudine a fare politica come minoranza della minoranza, gli ha certamente giovato ed avrà’ fatto mordere i gomiti a tutti gli aspiranti alla leadership del P D che hanno dovuto fare buon viso alla sua iniziativa almeno tanto quanto il cavaliere. La base si starà’ chiedendo come mai il partito non abbia saputo usarlo.

COSA FARE?

Incassata la patente di Uomo di Stato ex ex premier rispettato ,datagli da una opposizione timorosa di una resistenza alla Gheddafi, Berlusconi si accontenti della tregua de facto con la magistratura e se, adesso vuole aiutare l’Italia, come dice, deve, ritirandosi, portando via con se i vari cacicchi infidi o incapaci , distinguere e’ inutile,
come La Russa, Frattini, Scajola, Pisanu, Gasparri, Matteoli, Calderoli , Galan, , Tajani, Quagliariello, per evitare che inquinino il movimento moderato cui deve dare il tempo
( quello della durata del governo Monti) e la possibilità’ di riorganizzarsi con metodo democratico.

Berlusconi pensi anche a dare un esempio di unione a destra , magari officiando personalità’ come Fini, Segni, Callegaris , Marzano , Martino, ed altri personaggi accantonati in questo solitario esercizio di potere.

Analogo invito andrebbe fatto all’opposizione PD-PP : svecchino, smettano i discorsi di incitazione all’odio e i toni rancorosi alla Manconi o Diliberto. Cerchino gente come Ignazio Marino, Morando, o anziani accantonati tipo Macaluso o Prodi e smettano di vedere nell’aiuto economico di D’Alema, l’unica ancora di salvezza.

La destra deve dimostrare che si e’ veramente riconciliata con la democrazia – coi congressi – e la sinistra deve dimostrare che il suo apprezzamento per la Nazione e’ autentico.

Possono entrambi farlo, riconoscendo assieme quale sia l’interesse nazionale e impegnandosi a far leva su questi , impegnandosi ad evitare di alimentare la polemica politica su questi temi e stigmatizzando congiuntamente chi viola questa regola.

Ottenuto l’allontanamento di Berlusconi – in un contesto inaspettato – Bersani si dichiari pago e eviti di partecipare alla contesa per la segreteria. Lasci la leadership a Prodi o a una donna capace di rappresentare una alternativa efficace agli occhi dell’elettorato. Questa mossa renderebbe obsolete le candidature da baraccone tipo Renzi o Vendola e darebbe a chi volesse metterla alla prova , la possibilità’ di puntare a sinistra. Il governo nuovo – se ci sara’ – non prometta mari e monti ( …) e si concentri a rendere possibile
la fine dell’aggressione finanziaria , l’adattamento della Costituzione alla nuova situazione e per finire, una nuova legge elettorale che regoli le candidature non solo dei militari – altro elemento vecchio di anni – ma di ogni altra categoria che possa usare lo Stato come sgabello.

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