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CHI PUO’ DIRSI ITALIANO ?

Durante la seconda guerra mondiale – i primi tre anni- tre membri del servizio segreto, il SIM – servizio informazioni militari- furono decorati di medaglia d’oro al Valor Militare. Due di essi, alla memoria. Tutti e tre erano nati all’estero con uno dei genitori straniero.
Migliaia di ascari etiopici, eritrei , somali , libici, hanno sacrificato le loro vite per coprire la ritirata – non la chiamo fuga per carità’ di Patria – a fior di cittadini che erano stati allevati a parmigiano, spaghetti e marcia reale.
Bastano queste considerazioni per rendere superfluo il dibattito sulla cittadinanza inscenato da Roberto Maroni – fino alla scorsa settimana ministro dell’interno – e dal Presidente pro tempore della Repubblica Giorgio Napolitano.
E’ italiano chi , possibilmente per tutta la vita, tiene in conto l’interesse nazionale, lo difende, difende la cultura e la lingua italiane, sostiene i concittadini che potrebbero trovarsi in difficoltà’ all’estero, insomma e’ italiano chi si sente italiano e si comporta in maniera da onorarne la storia e la tradizione.
In particolari momenti ci sono state persone che pur non essendo stati cittadini impeccabili, hanno riscattato tutta un’esistenza sacrificando la vita per creare questa Nazione o per difenderla contro la prepotenza straniera.
Ci sono stati italiani, come Dante Alighieri, Ettore Fieramosca, esistiti prima che l’Italia esistesse come stato organizzato.
Va detto infine che nessuno dei due protagonisti di questa stralunata polemica sulla cittadinanza da dare a figli di immigrati, ha le carte in regola.
Napolitano e’ si stato alla scuola di Amendola , ma ha fatto parte della direzione nazionale di un partito che – non e’ un mistero per nessuno – ha messo in piedi un apparato clandestino armato ed una rete di informazioni a profitto di una potenza straniera potenzialmente ostile all’Italia per oltre un cinquantennio.
Maroni – nemmeno giustificato da una ubriacatura ideologica – appartiene alla direzione nazionale di una organizzazione che , periodicamente e apertamente, sostiene delle tesi secessioniste. Una bestemmia anche per persone a moderata carica patriottica.
Detto questo, credevo che il problema PATRIOTTICO sul tappeto, oggi, non fosse se dare o negare il passaporto a un ragazzino nato a Gattico o Gallarate da genitori pakistani, ma l’ emergenza finanziaria, monetaria ed economica in base all’esistenza della quale si e’ ritenuto di ricorrere alla estrema ratio di creare un governo di emergenza ( salus rei pubblicae suprema lex esto) in netto contrasto con il responso democratico.
Il deputato Maroni può’ dire tutto quel che gli pare: fa l’opposizione.
Ma il Presidente della Repubblica non può perdere la visione della rotta dell’emergenza economica e mettersi a polemizzare con un signore che non ha più’ veste istituzionale ( grazie a Dio) senza dare l’impressione di voler distrarre l’opinione pubblica dai problemi che fino a ieri erano giudicati vitali al punto di mettere la sordina al gioco democratico.
O di essere vittima di una fissazione senile.
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