Ordini e contrordini nella strategia militare americana. Confusione mentale, ambiguità voluta o impostazione futuribile?  di Antonio de Martini

Una vecchia battuta da caserma  dei  miei tempi spiegava la presenza di due posti sulle indimenticate moto Guzzi, usate dai portaordini, con la necessità , molto militare e savoiarda,  di far viaggiare in contemporanea l’ordine e il contrordine.

Il bilancio della difesa USA ha le stesse caratteristiche umorali della  nostra vecchia vita di guarnigionr, con la differenza che questo moto ondivago viene applicata alla grande strategia e quindi alla sorte di gran parte della umanità, tra cui gli alleati NATO e di conseguenza all’Italia, patria nostra, già barcollante per suo conto per insipienza dirigenziale.

Comparando questo stop&go  alle ere geologiche, è come se l’era glaciale durasse una decina di anni invece che secoli, alternandosi con un periodo di super caldo della durata di cinque anni invece che secoli.  Risultato: la devastazione di  ogni forma di vita e impossibilità di sviluppo.

Questo moto oscillante si è plasticamente evidenziato nel, mai visto prima al pentagono,  alternarsi di ben quattro segretari alla Difesa in sette anni, ognuno con programmi e dichiarazioni tanto differenti da potersi definire opposti.

La scorsa settimana l’attuale segretario del Pentagono Ashton Carter, presentando la previsione di bilancio,  ha rilasciato un ennesimo ” contrordine compagni” tornando a parlare della ” minaccia Russa”, indicando una svolta europea – in particolare baltica –  nello schieramento e negli stanziamenti 2017.

Sei mesi fa la priorità era la lotta all’ ISIS e oggi la Russia – principale alleato in questa guerra e gestore dell’unico tavolo negoziale ancora vivo in materia –  viene indicata come ” la minaccia principale”.

La prima frattura mentale e il primo gesto della amministrazione Obama first term fu evidente nel suo primo impegno internazionale.

Al Cairo, nella più prestigiosa università mussulmana ( sunnita) del mondo, Al Azar,  lanciò una nuova cooperazione con il mondo arabo-islamico, citando l’hadith più pacifista di Maometto e promettendo pace e cooperazione.

Le “primavere arabe” frustrarono ogni speranza eventualmente nutrita in tal senso. In Egitto, la disapprovazione verso la politica USA sfiora il 70%.

L’attribuzione del Nobel per la pace stridette con l’invio di altri 30.000 uomini di rinforzo in Afganistan ” per accelerare ” la fine del conflitto. Dopo sette anni di regno, e guerra, ci fanno sapere che continueranno ad occupare il paese ed aumentano progressivamente i contingenti che adesso invece che ” consiglieri” si chiamano “addestratori”.

Sempre Barak Obama, assortì una politica di “distrazione” verso l’Europa con ripetute dichiarazioni di interesse prioritario verso l’estremo oriente; l’allora segretario alla Difesa Gates annunziò che dall’anno successivo il 60% delle forze navali si sarebbe spostato verso l’Oceano Pacifico, rinnovò manovre navali e accordi con i vecchi alleati australiani e filippini, incoraggiò il Giappone sulla via del riarmo e …. nel giro di un anno, piazzò ben 85 guarnigioni militari in altrettante località africane.

Dopo aver ” guidato da dietro” (” lead from behind”) l’Operazione anti Gheddafi in Libia, per la Siria intervenne direttamente fino a minacciare l’intervento in prima persona.

Ottenuto lo smantellamento dell’arsenale chimico siriano , per un istante lasciò credere di cercare una soluzione politica, ma poi il conflitto riprese con coinvolgimento sempre maggiore e risultati sconfortanti per gli USA.

Sordina invece sull’Ucraina dove il Presidente in persona dichiarò ” non intendiamo far la guerra alla Russia” mentre la sua consigliera principale ( V. Nuland) ammise pubblicamente di aver investito 5 miliardi di dollari in pochi mesi per sostenere la rivolta  e la sostituzione violenta del presidente eletto.

La relativa calma sul fronte europeo ( Ucraina) fu certamente uno dei fattori che indusse il Presidente russo Putin all’intervento in Siria. Come tutti gli interventi, esso è inizialmente sopportabile e calibrato, ma ….

Oggi, mentre la Russia ha impegnato i suoi uomini migliori nei negoziati e nei combattimenti in Medio Oriente ( che non mi stancherò mai di correggere in Levante  o Vicino Oriente) e mentre i suoi servizi osservano attentamente i due possibili nuovi fronti in Ucraina e Caucaso, ecco Aston Carter , l’ultimo segretario alla Difesa in ordine di tempo, annunziare  ( in una con gli inglesi che vi hanno appena trasferito due nuove unità navali) un rinnovato interesse verso il Baltico e garanzia diretta e ufficiale verso la Polonia e le tre repubbliche baltiche ex territori della Unione sovietica.

Le dichiarazioni di garanzia ( mai date agli alleati europei durante la guerra fredda) sono rafforzate – oltre che dall’entusiastica accoglienza del segretario Generale NATO – dai numeri del nuovo bilancio 2017, in cui sono quadruplicati i fondi per questo impegno europeo mentre quelli quelli per la guerra a ISIS aumentano del solo 40%.

Tutto si muove come se la Russia fosse diventato “l’avversario principale” e si credesse effettivamente nella volontà di aggressione della Russia verso l’Unione Europea e la Polonia in specie.

Forse è solo una manovra cautelativa in vista del possibile distacco dell’Inghilterra dalla UE e l’indicazione che la nuova talpa degli USA all’interno della UE,  sarà la Polonia.

Ma nessuno può escludere che la presenza di guarnigioni militari a est di Berlino interessi anche una Germania sempre più ansiosa di stringere legami con il colosso russo e i suoi giacimenti di tutto in Siberia.  La Russia ha già iniziato a coinvolgere il Giappone nello sfruttamento della penisola di Kamciatca, ma il segnale distensivo sembra non aver prodotto effetti.

Ai polacchi non è ancora chiaro se in questa partita sarà loro assegnato assegnato il ruolo di incudine o di martello. Buona la prima.

 

 

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Commenti

  • gicecca  On febbraio 11, 2016 at 11:51 am

    Mi pare che ci siano parecchi “ricordi” della situazione pre-II guerra mondiale: le “dichiarazioni di garanzia”, la Polonia come talpa; gli Stati Baltici al posto della Finlandia… speriamo bene, magari cambiando il IV segretario alla difesa con il V….. bisogna solo arrivare a novembre…. GiC

    • luigiza  On febbraio 11, 2016 at 12:12 pm

      @Gicecca
      suvvia bando alle cautele e correggiamo in:
      Mi sembrano proprio numerosi preparativi pre-III guera mondiale
      Solo i sordi non avvertono il rullo assordante di tamburi di guerra che se non é ancora scoppiata é solo perchè questa volta fanno fatica a trovare il fesso che fornisce loro il casus belli.
      Però ci stanno lavorando su con grande dispendio di energie.

      • antoniochedice  On febbraio 11, 2016 at 1:26 pm

        Vero che solo i sordi non sentono i tamburi, ma anche vero che solo i fessi ci credono.
        Gli USA DEVONO PRIMA DI GUERREGGIARE,CONSOLIDARE LA RETE DI ALLEANZE, PROVVEDERE A INDEBITARE GLI ALLEATI CON CREDITI BELLICI, CONVINCERE GLI AMERICANI A MARCIARE VERSO LA GUERRA E AVERE UN PRESIDENTE DEMOCRATICO PER OTTENERE IL CONSENSO ATTIVO DELLA POPOLAZIONE E COMPLETARE L’OPERA DI DEMONIZZAZIONE DELL’AVVERSARIO.
        Oggi molte di queste condizioni non sono verificate.e se alle prossime elezioni Putin cede il posto a un collega, devono ricominciare daccapo

  • filippo  On febbraio 12, 2016 at 12:40 pm

    i candidati democratici attualmente sono la Clinton e Sanders:
    gli americani son pronti a farsi trascinare in una guerra guidati da una donna?

    Trump mi sembra un tipo più pragmatico e che con Putin si metterebbe d’accordo in 10 minuti.

    • antoniochedice  On febbraio 12, 2016 at 1:12 pm

      La gestione dell’America è impersonale, i candidati dem e Rep non sono ancora stati scelti e Ogni previsione in merito a cosa farebbero è pura illazione.

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