TERRORISMO NEL MEDITERRANEO: AMMAESTRAMENTI DA TRARRE. ( prima parte)   di Antonio de Martini

1) Aggiornare le tecniche di combattimento: Quando nel 1980 il generale KENAN EVREN fece il colpo di stato in Turchia, vidi i militari di pattuglia a due a due camminare a venti passi di distanza l’uno dall’altro per non essere falciati dalla stessa raffica di kalashnikov. Questo elementare provvedimento, dopo 35 anni,  da noi non viene ancora applicato a casa nostra.

Le coppie di militari ai posti di blocco e a difesa dei punti ” sensibili” hanno del surreale. Uno è dotato del moderno fucile Beretta AXR , mentre l’altro è dotato di…un manganello.

Il cretino che ha stabilito questo equipaggiamento è evidentemente permeato di una ” very DC” cultura di un  colpo al cerchio e uno alla botte.

Teme più il lancio di pomodori all’onorevole ( da cui dipende la carriera..) che il terrorista.

Il cretino, non si pone il problema di cosa accadrebbe se un ipotetico assalitore  colpisse il militare armato sfruttando l’elemento sorpresa e  lasciando indifeso l’addetto al manganello.

Spiace che in questo momento decisioni di questo genere rischiano di essere addosate al generale Claudio Graziano capo di Stato Maggiore della Difesa ed ex capo di SM dell’Esercito.

Visto che siamo in tema, le camionette usate come basi di appoggio e trasmissione, vengono usate perloppiu come luoghi di riposo, mentre i mezzi vengono, alla lunga, cannibalizzati sottraendo pezzi di ricambio da usare per le auto di reparto che svolgono servizi non stanziali.                                 Andrebbero utilmente sostituite con motociclette – più duttili in caso di improbabili inseguimenti- o meglio ancora, affiancate con poliziotti in borghese in funzione di avvistatori e di fuoco di sorpresa,  in grado di comunicare ANCHE  con la sala operativa dei CC e dello SME.

In prossimità delle ambasciate, consolati ed enti similari, utili anche dossi artificiali di rallentamento per identificare preventivamente chi si lancia per attaccare.

La scelta delle posizioni di sorveglianza rispecchia criteri anti manifestanti: ad esempio, il palazzo della Corte di Cassazione, ex ministero di Grazia e giustizia, a Piazza Cavour, a Roma, è presidiato da due bersaglieri dalla parte dell’ingresso ( così i magistrati vedono e apprezzano…).

Da quella parte già esiste il commissariato Prati, e dal lato opposto c’è la caserma dei CC della compagnia S. pietro in via Muoio Clementi.

Dalla parte del lungotevere – l’immagine propagandata dalle cartoline da sempre – il palazzo è completamente sguarnito. Un attentatore potrebbe facilmente entrare nel palazzo in automobile, colpire ed avere a disposizione tre  diverse vie di fuga, mentre i due bersaglieri potrebbero  addirittura non accorgersene visto il frastuono del traffico..

Ho visto un’altra buona scemenza all’aeroporto di Fiumicino che non metto nel post per evitare di passare per basista.

Un’altra buona idea sarebbe di predisporre una procedura di immediata chiusura della cellula di telefonia mobile di una zona oggetto di attacco ( o almeno di disturbo di linea) per impedire eventuali comunicazioni tra avversari, visto che ormai gli attacchi sono appoggiati anche da un diversivo che ha  certamente necessità di coordinamento e sincronizzazione.

2) Triplicare la guardia alla polveriera dell’esercito sita ( ancora?) in zona S Pietro, in attesa di traslocarla altrove.. Conquistarla  di sorpresa e farla saltare in aria ( gli ingradienti sono tutti sul posto)  avrebbe un effetto devastante per l’intera zona incluso S. Pietro  lo Stato città del Vaticano nella sua interezza.

Mi accorgo di essermi dilungato.  Analisi e  ” ammaestramenti”  comportamentali, politici, diplomatici, religiosi, di comunicazione e di intelligence, li farò in un secondo tempo, forse con più di un post.

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