LIBIA: CHI VUOLE LA GUERRA E PERCHE’. NON SONO UN PACIFISTA, MA ORA NON E’ NELL’INTERESSE NAZIONALE. NON CI RENDEREBBE QUEL CHE ABBIAMO PERSO. di Antonio de Martini

http://corrieredellacollera.com

Se la frase  quos deus vult perdere demementat rispecchia il vero, mi pare evidente che anche il Padreterno non ne possa più di questo manipolo di persone capaci di autoaccusarsi di omicidio pur di apparire sui media.

La guerra, da impossibile che era è diventata inevitabile a dire di persone che il primo ministro Matteo Renzi dovrebbe sostituire o almeno  azzittare formalmente. Oggi è lunedì e quindi sul menù c’è  la guerra alla Libia.

Particolarmente grave la posizione del ministro dell’interno che evidentemente non ha ancora capito il nesso esistente tra la guerra in Africa e la crisi migratoria che l’Italia sta subendo. Più si combatte sul continente africano, più numerosi i profughi che si riverseranno sulle nostre coste.

Se occupassimo ( noi occidentali) la costa libica per intero, i profughi si imbarcherebbero dalle coste tunisine – piu vicine – e magari sbarcherebbero a Pantelleria.

L’amico Venanzi mi ha invitato ad aprire un dibattito sul tema “guerra o non guerra”.

Credo sia necessaria una preventiva fornitura di numeri attendibili , specie riguardanti l’afflusso di profughi e immigrati, l’individuazione degli interlocutori dell’altra sponda e chi sia titolato a dichiarare lo stato di guerra a livello mondiale, a livello UE e a livello nazionale.

Evito di entrare nel merito delle cause che hanno creato questa situazione, perché i lettori de corrieredellacollera.com sanno benissimo tutto a partire dell’articolo del 20 marzo 2011 che è stato il più letto della intera storia del blog ( 3299 lettori in un giorno, senza contare i successivi). Chi vuole leggerlo può clikkare sulla data dell’archivio e passare in rassegna le analisi del tempo.

 

I NUMERI:

Nel 2014 abbiamo avuto una media di  circa 500 ( cinquecento) migranti al giorno per un totale di 218.500 esseri umani. ( fonte Frontex HCR)

L’ingresso in Europa avviene da tre filiere e si diversifica per nazionalità essendo legato alle aeree di provenienza dei malcapitati.

Il solo elemento certo è che queste persone provengono da paesi in guerra. Se portassimo la guerra in Libia, al flusso dei disperati si aggiungerebbero ….i libici.

1) la prima filiera – partendo da est – è quella balcanica che lo scorso anno ha contribuito con 22.059 kosovari, 8342 afgani e 7320 siriani.

2) la seconda filiera è  quella “isole italiane e mezzogiorno” che ha contribuito con 170757 persone di cui 39.651 siriani, 33539 eritrei, 26.340 provenienti dall’Africa subsahariana.

3) La filiera spagnola ( piu la filiera delle canarie) ha totalizzato 7842 passaggi di clandestini ( piu trecento dalle Canarie) e le tre nazionalità prevalenti sono il Camerun , l’Algeria e il Mali.

I morti durante la traversata del Mediterraneo sono passati dai 600 del 2013 ai 3.072  ( tremilasettantadue) del 2014.

 

CHI C’E’ SULLA QUARTA SPONDA ( l’interlocutore)?

Per incredibile che sia, esiste un governo libico legittimamente riconosciuto dalla comunità internazionale. Quindi l’interlocutore diplomatico è questo.

Il fatto che esistano una ventina di bande armate con i titoli più fantasiosi e tutte dotate di armamenti di provenienza britannica e francese non vuol dire che si tratti di entità riconosciute dal diritto internazionale.  Già nel 2011  – sempre trascinati dai franco-britannici con benedizione USA e NATO una coalizione militare decise di avere come interlocutori i ribelli che avevano armato e debellare il governo Gheddafi all’epoca riconosciuto internazionalmente e abbiamo i risultati sotto gli occhi.

Un intervento militare occidentale richiederebbe l’assenso, validato dal Parlamento riconosciuto ed eletto, del legittimo governo libico che fissi le regole di ingaggio del contingente come avvenne in Libano per la spedizione Angioni ( per quanto ci riguarda) e in Afganistan e quanto sta avvenendo in Irak con il ritorno dei militari USA nelle scorse settimane.

SE INTERVIENE L’ONU ( e non interverrà)

Perchè l’ONU decida un intervento militare è indispensabile una risoluzione del Consiglio di sicurezza corroborato da un voto dell’assemblea dell’ONU ( altrimenti, almeno per l’Italia un intervento sarebbe antiscostituzionale ) non basta una minaccia anonima di un sedicente califfato a legittimare una spedizione militare.

In questa situazione, è facile prevedere che in seno al Consiglio di sicurezza ci sarebbe il voto contrario – credo anche il veto – della Russia e della Cina, senza contare la Giordania che potrebbe invece proporre di intervenire contro l’ISIS ( Daesch, Ei, ISIL ecc) sul territorio Giordano, invece che in Libia dove la banda più grossa è di tremila banditi.

l’INTERVENTO NATO ( manca il casus foederis)

La NATO non è abilitata a intervenire in quanto si tratta di un patto difensivo. La NATO non ritenne sufficiente l’abattimento di un aereo militare turco da parte dei siriani, dubito ritenga sufficiente un comunicato stampa dal tono vagamente  minatorio ( ” siamo a sud di Roma”) che francamente sembra essere più una affermazione geografica.

 

Se la NATO ( chi?) decidesse di intervenire comunque  è probabile che manchi l’unanimità dei consensi, in quanto anche la volta scorsa Turchia e Germania si autoesclusero e l’Italia vi fu trascinata per le orecchie. L’intervento sarebbe comunque illegittimo dal punto di vista della legalità internazionale. Gli unici effetti che si produrrebbero sarebbe un aumento dei profughi verso le nostre sponde  e la trasformazione del governo legittimo libico ( in tutto o in parte) in una ennesima banda di armati scatenata contro l’occidente.

 

L’INTERVENTO DEI VOLENTEROSI

Con questa dizione si indica un gruppo informale di stati che – come nel 2003 contro l’Irak si coalizzano per attaccarne un altro , in genere in difesa di violazioni di  ” diritti umani”veri o presunti.   A riprova della strumentalità di queste dichiarazioni, la scorsa settimana la Francia ha cessato di accusare il Marocco di violazione dei diritti umani ed ha ritirato il mandato di cattura spiccato contro il capo dei servizi segreti, al quale ha conferito la Legion d’Onore. Tra i volenterosi questa volta potrebbe brillare per l’assenza il governo americano in quanto il Congresso è repubblicano mentre il presidente è democratico.  Forse per questo Barak Obama ha chiesto per tempo di far guerra all’ISIS. Resta da dimostrare che l’ISIS esista in Libia oltre i proclami del Corriere della sera.

Se andate a vedere la relazione dello stato maggiore francese al Parlamento, noterete che i militari dichiaravano di aver svuotato l’arsenale ed i aver bisogno di tre anni per ricostituirlo. I tre anni sono passati da sei settimane…

sono pronti per il secondo tempo, ma dovranno trovare qualche scusa meno vaga dei diritti umani.

 

IN ITALIA CHI DICHIARA LA GUERRA?

La guerra, come correttamente indicato da Beppe Grippo, la guerra viene dichiarata dal Presidente della Repubblica , ma viene decisa dalle Camere. Permettetemi di dubitare che questo parlamento sia in grado di decidere una situazione di guerra. In caso contrario consiglierei a chiunque voglia concorrere al premio Bordighera dell’umorismo di filmare la dichiarazione di voto dell’on Brunetta.

Ogni invio di truppe italiane oltremare – da sole o in compagnia – è viziato dalla mancanza di legittimità essendo contrario alla lettera e allo spirito dell’articolo 11 della Costituzione e non solo a quello.

L’INTERESSE NAZIONALE DOV’E’?

L’interesse nazionale avrebbe richiesto di impedire l’attacco alla Libia nel 2011. Avevamo un patto di alleanza a due con la Libia ed un impegno solenne e scritto di non concedere basi italiane ad eventuali attaccanti. In cambio avevamo ottenuto concessioni petrolifere, lavori pubblici per 5 miliardi di euro (o dollari) , un sub appalto dalle ferrovie russe da un miliardo per la segnaletica delle ferrovie libiche, un impegno quotidiano a intercettare e scoraggiare l’emigrazione clandestina  via mare verso l’Italia.

Abbiamo violato, al solito ahi noi, ogni patto liberamente sottoscritto, consentito l’uso delle nostre basi ( Birgi in particolare) ai francesi, norvegesi e canadesi, partecipato ai bombardamenti – annunziando che ci limitavamo alle ricognizioni- perduto il petrolio ( l’ENI si è ritirato ) e visti quadruplicare gli immigrati clandestini  e i morti che abbiamo sulla coscienza.  Ieri abbiamo chiuso l’ambasciata e adesso vorremmo dare l’ennesima pugnalata alla schiena col pretesto che hanno minacciato il mite Gentiloni.

 

CHI VUOLE GUADAGNARCI

Si chiama Khalifa Aftar, classe 1943, nato a Agedabbia ( Cirenaica) nella tribù Firjan.

In Accademia militare era un cappellone di Gheddafi, ossia di un corso più giovane. Partecipò al colpo di stato militare di Gheddafi  e lo comparò a ” un angelo”, specie dopo la promozione a capitano. Segui un corso di artiglieria in Egitto, partecipando alla guerra del Kippur. Ebbe il comando di Tobruch e della regione militare EST ( Cirenaica).

Gheddafi un debole verso i compagni di Accademia,lo inviò in Tchad per cogliere i suoi allori dove infuriava la guerra contro i francesi. Accerchiato nell’Oasi di Uadi Doum viene catturato assieme ai suoi 400 uomini e Gheddafi capito di avere a che fare con un ambizioso senza capacità, lo buttò a mare  rinnegandolo come si fa quando le guerre non sono dichiarate ufficialmente.

Haftar se la legò al dito e decise di passare all’opposizione  e fallisce un tentativo di putch anti Gheddafi nel 1993. Da allora si ritirò negli USA vivendo vicino a Langley in Virginia, a un tiro si sasso dalla sede della CIA. Prese la cittadinanza americana e si godette la pensione fino a che l’ambizione non riprese a roderlo. Dal 2013, pur disponendo anche di una forza aerea apparsa d’incanto, non riesce ad aver ragione nemmeno di uno dei gruppi armati che vagabondano per il paese.

Motivo confidatomi da un conoscente libico installatosi in Italia e che parla sboccato come tutti i romani  ” sta sul cazzo a tutti, come Adolfo Urso in AN”.

 

Nota: se ci sarà dibattito, parleremo anche di come battere il terrorismo e perché.

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Commenti

  • Francesco Venanzi  On febbraio 16, 2015 at 6:43 pm

    Grazie per aver aperto il dibattito. Io faccio ora la seguente ipotesi: un decimo delle prossime migliaia di migranti dalla Libia verso le coste italiane potrebbero essere militanti dell’Isis (diciamo 2-3000). Noi li salviamo dalle procelle marine, li accogliamo, li curiamo e sfamiamo; poi loro sciamano (incontrollati) per tutto il bel Paese. Allo scoccare dell’ora X, ciascuno compirà il suo atto terroristico a Roma, a Milano, a Firenze, in Vaticano, nella Cappella Sistina. Che faremmo? E abbiamo gli strumenti per prevenire il verificarsi di questa ipotesi? Irrealistica?

    • antoniochedice  On febbraio 16, 2015 at 7:12 pm

      Questa ipotesi , più che irrealistica fantasticamente disneyana.
      Dico subito che gli immigrati sono in Italia di passaggio verso paesi molto più capaci di Dar loro lavoro ( Germania, Inghilterra, Svezia) .
      Dico poi che questo ragionamento, consentimi, psicotico, si applica anche ai testimoni di Geova e ai mormoni come a ogni altra minoranza presente in Italia o altrove.
      Nel post ho elencato anche le principali nazionalità presenti tra i profughi: kossovari, Siriani ( chi voleva far guerra restava a combattere in Siria), Afgani, Senegalesi, Maliani.
      Giungendo ad accettare l’ipotesi come buona, in Europa vi sono già dieci milioni di islamici, non sono i duecentomila anni che arrivano ( secondo i tuoi calcoli dunque ventimila terroristi che non farebbero la differenza) .

      Se poi vogliamo accettare l’ipotesi per amore di paradosso, stai sicuro che invece che la cappella Sistina, se la prenderebbero con Bukingham Palace o con l’ambasciata americana o quella di Israele.
      Qualche povero sfigato arriverebbe al massimo a casa tua…..
      Credo che stiamo facendoci infettare dalla propaganda elettorale di Netanyahu , stigmatizzata anche dal gran rabbino di Copenhagen, che dice ” siete in pericolo, venite in Israele”. La risposta del rabbino è stata, ” meglio aspettare le elezioni israeliane” , la mia è più cattiva: Israele è il luogo in cui è deceduto per attentati il maggior numero di ebrei del dopoguerra.
      Relax.

  • abrahammoriah  On febbraio 16, 2015 at 7:01 pm

    16 febbraio 2015

    L’Italia attuale non è in grado di condurre alcuna operazione militare a meno che non si tratti di compiti post festum di mantenimento della cosiddetta ‘pace’ da altri imposta (inutile fare gli esempi). Ancor peggio, l’Italia non ha alcuna visione geopolitica del suo ruolo nel mediterraneo e deve appoggiarsi ai suoi alleati, e questo ‘affidarsi’ è mille volte peggio dei pericoli nell’area dai quali costoro dovrebbero difenderla. Morale: prima di farneticare di guerre esterne (sia militari che politiche e/o economiche) l’Italia dovrebbe intraprendere una bella guerra (politica, ideologica ed economica) al suo interno contro chi la ormai resa una pura espressione geografica. Metodologia su come praticarla. Vale il vecchio detto “à la guerre comme à la guerre”. Tutto il resto non è che il solito delirio tartarinesco di terribili guerre (impraticabili) contro un nemico esterno che non esiste (o, meglio, andrebbe, radicalmente ridefinito). Massimo Morigi

  • robertobuffagni  On febbraio 16, 2015 at 7:32 pm

    Ringraziando il padron di casa e i commentatori, in particolare M. Morigi, per le analisi, aggiungo due domande: 1) quale sarebbe lo scopo strategico dell’intervento comunque legittimato? 2) ho sentito parlare di un contingente itaiano di 5.000 uomini. Anche aggiungendovi due-tre contingenti di pari entità, La Libia è grande assai. Come lo si controlla il territorio, dopo l’eventuale vittoria (sottolineo eventuale)?

    • antoniochedice  On febbraio 16, 2015 at 7:47 pm

      L’obiettivo strategico potrebbe essere la dissoluzione di un altro stato arabo ( dopo Siria, Irak, Yemen) e la divisione tra Cirenaica e Tripolitania dando – in qualche forma – la Cirenaica all’Egitto. I proventi petroliferi sarebbero una panacea per il bilancio egiziano e per la sua esuberanza demografica. Questo lo orienterebbe verso ovest e non verso Israele e il Sinai (da cedere ai palestinesi in cambio di territori in Transgiordania?).

      Le truppe avrebbero il compito di presidiare i terminali petroliferi e abbandonare le tribù dell’interno al loro destino o ai francesi.

      NWO….

      • robertobuffagni  On febbraio 17, 2015 at 12:29 pm

        Grazie della risposta. Io in realtà ponevo le domande in forma retorica, per sottolineare quanto brilli l’assenza di due requisiti minimi per una impresa militare, e cioè l’obiettivo strategico e politico, e la commisurazione delle forze da impiegarsi per raggiungerlo. Lei mi ha risposto formulando con precisione l’obiettivo probabile e il ruolo che assumerebbe il nostro contingente. Purtroppo devo concordare con lei.

      • antoniochedice  On febbraio 17, 2015 at 12:31 pm

        L’avevo capito, ma cerco sempre di dare consapevolezza geopolitica agli italiani. Tanto vale voler raddrizzare le gambe ai cani.

  • abrahammoriah  On febbraio 16, 2015 at 9:21 pm

    16 febbraio 2015

    La domanda di Roberto Buffagni pone il problema del perché la neutralità del nostro paese s’impone non tanto in quanto antiamericanismo d’antan modello baffone ma come unica possibilità di sopravvivenza a lungo termine. Come giustamente ha affermato antoniochedice, l’obiettivo di una sciagurata partecipazione italiana ad una nuova campagna libica sarebbe la dissoluzione di un altro stato arabo. Ma se la dissoluzione di uno stato arabo e/o musulmanto è stata una brutta gatta da pelare per gli Stati uniti (vedi Irak e Afghanistan), vi potete immaginare cosa potrebbe significare per un paese come l’Italia, che non ha un continente e un oceano per tenersi lontano, come gli USA, dai guai procurati dalle sue caotiche azioni, la totale dissoluzione del quadro geopolitico della sponda che gli sta di fronte? Ecco perché per l’Italia non c’è altra soluzione, se vuole sopravvivere geopoliticamente, che distinguere da subito le sue responsabilità da coloro che vogliono – e procurano – il caos. Questo significa uscire dall’attuale sistema di alleanze e proclamarsi neutrale. La naturale obiezione, a questo punto, è che per quanto l’alleanza con gli Stati uniti sia iniqua e ci procuri un sacco di guai, l’Italia ha comunque bisogno dello scudo del suo grande fratello. Errore. In primo luogo, perché il tanto decantato scudo non è uno scudo ma uno straccio rosso che non fa che attirarci dei guai senza avere nessun dividendo nelle azioni di rapina che ce li hanno procurati e, in secondo luogo, perché attualmente l’attuale disgraziata e controproducente collocazione geopolitica dell’Italia non è tanto garantita dalle nostre debolissime armi e dalla possibilità di usarle, malauguratamente, in scenari esterni ma dalla soverchiante forza del nostro maggiore alleato e dei comprimari in commedia che rispondono al nome di Francia e Gran Bretagna. Insomma, anche se l’Italia non intervenisse, il suo – residuale – ruolo militare troverebbe subito chi se lo assumerebbe sulle spalle. Quindi, se si vuole rimanere ininfluenti nell’area ma, almeno, senza le mani imbrattate di sangue e senza che qualche svitato autoproclamato jihadista metta una bomba sotto il colonnato del Bernini, la via saggia, anche se non esaltante dal punto di vista geopolitico, è non partecipare assolutamente ad un nuovo massacro. Se invece si voglia cominciare a ragionare seriamente degli interessi geopolitici dell’Italia, l’unica via possibile è un percorso che in breve tempo porti alla neutralità dell’Italia. Tutto il resto è propaganda ancora peggiore di quella che fu fatta più di un secolo fa quando la Libia divenne colonia italiana. Almeno allora i propagandisti della guerra erano agenti strategici nazionali e, per quanto le guerre di rapina siano immorali ed anche antiestetiche, in sede storica sarebbe un vero e proprio sproposito affermare che l’operazione fosse un assoluto nonsenso dal punto di vista dell’interesse nazionale. Un assoluto nonsenso che sarebbe, invece, la nostra partecipazione – e quindi la nostra corresponsabilità – nella distruzione del quadro geopolitico della sponda sud che ci sta di fronte. Massimo Morigi

    • robertobuffagni  On febbraio 17, 2015 at 12:33 pm

      Concordo con lei. Temo però che questa lezione di realismo (e l’altra che ci viene e ci verrà dall’Ucraina) giungano troppo tardi, a una classe (dirigente) rovinosamente impreparata, o meglio diseducata; e a un popolo che da troppi anni è stato rimpinzato di sciocchezze e peggio. Diceva un papa di qualche secolo fa: “i sacerdoti santi fanno il popolo buono; i sacerdoti buoni fanno il popolo onesto; i sacerdoti onesti fanno il popolo cattivo.” Resta solo da aggiungere: i sacerdoti disonesti disfano il popolo.

      • antoniochedice  On febbraio 17, 2015 at 12:47 pm

        Ho smesso da un pezzo di cercare di predicare alla classe dirigente. Ora faccio la pesca a strascico per cercare di trovare giovani da allevare e prepararli al futuro.

      • robertobuffagni  On febbraio 17, 2015 at 12:56 pm

        Concordo con lei. Un contravveleno per chi si affaccia alla vita ci vuole eccome.

  • charlie-charlie  On febbraio 17, 2015 at 3:47 am

    Carissimo Antonio, se mandiamo I nostril soldati a morire da qualche parte (giustamente Antonio dice: la NATO è una alleanza difensiva e ISIL non pensa di attaccarla) sarebbe opportuno che lo si faccia per interesse nazionale e non perche’ qualche primo ministro o ministrucola ha voglia di farsi bella con qualcuno. Si va in Libia, bene! ma allora stabiliamo prima chi si prende il petrolio poi!!!
    In tanti anni di peregrinaggi all’estero sono stato sempre testimone della infingarda incapacita’ dei nostril rappresentanti (politici e diplomatici -quest’ultimi con rarissime eccezioni 2: D’Andrea e Vento!!), incapacita’ -dicevo- di chiedere contropartite per I sacrifici non solo della vita dei nostril soldati, ma anche economici: Le guerre costano! e si fanno per conquistare territori, mercati, egemonie, ecc, ecc., non per consolidare carriere con I compiacimenti del “alleato” piu’ potente che, pearltro, si fa sempre e soltanto gli affair suoi. Abbiamo da chiedere tanto per quello che abbiamo fatto, partendo dal mio Libano (1979) ad oggi e se proprio vogliono un suggerimento cominciassero a barattare adeguate pressioni sull’India affinche ci restituisca I due Maro’
    Se si vuole condizionare -come mi pare di aver capito- l’intervento italiano in Libia a una presunta autorizzazione da parte dell’ONU, stiamo come al solito prendendo in giro gli Italiani!!. Quando mai l’ONU ha deciso qualcosa di pratico, efficace ed onesto? In pratica ci mettiamo davanti una foglia di fico, per nascondere la nostra incapacita’ ad agire, rimbalzando la responsabilità dell’inazione alla “Comunità Internazionale”
    Poi, se veramente volessimo intervenire, e intervenissimo, quando siamo lì cosa facciamo? Si, potremmo buttare qualche bomba, perfino sloggiare quei fanatici criminale dalle loro posizioni attuali, mandandoli da qualche altra parte, e poi? Ricolonizziamo la Libia? Ammesso che ci sia un interlocutore, una volta fatto un accordo, potremmo farlo rispettare solo con la forza delle armi. E a che rischio metteremmo i nostri poveri militari? A che rischio ci esporremmo dal punto di vista politico? Immagino i commenti dopo il primo attentato e la prima rappresaglia. A cominciare da casa nostra inizierebbero ad accusarci di neocolonialismo, per arrivare poi a fasciti, assassini, ecc., ecc.. I primi sarebbero i nostri ometti e omette di sinistra, oggi complici interventisti ispirati da una qualche possibile ricompensa renziana. Poi verrebbero i commenti della stampa inglese e francese, sempre schierata con gli interessi nazionali, poi la condanna dell’ONU, ecc., ecc. 
    Ma vi sembra l’Italia di oggi capace di affrontare tutto questo? Abbiamo un presidente del Consiglio capace di imitare Craxi che nella notte del 11 ottobre 1985 a Sigonella mando’ Regan a quell paese (io c’ero)?
    E’ triste, ma forse un modo utile di impiego dei nostri militari, potrebbe essere quello di scortare indiertro in Libia (o da dove provengono gli scafi) quei disgraziati che ci stanno invadendo a decine di migliaia sui barconi della morte e arrestare gli scafisti, che se fanno resistenza, tanto meglio, ne subiranno le inevitabili conseguenze. Cosi la Marina Militare tornerebbe a fare la Marina e non la propaganda…………e mi fermo qui per non annoiarti oltre..…

    • antoniochedice  On febbraio 17, 2015 at 8:01 am

      Nessuna noia! Anch’io sostengo che se vogliono la nostra partecipazione devono riconoscerci ruolo e vantaggi economici e politici.
      Senza le nostre basi siciliane le operazioni sarebbero impossibili per gli anglofrancesi e gli americani dovrebbero impegnare più di una portaerei distogliendole dal golfo e previa approvazione del Congresso repubblicano furente contro l’Iran…
      Per ora sono evidenti solo i vantaggi che gli inglesi ci hanno sottratto e l’osso del Mali ( e delle forniture di armi al Libano pagate dai sauditi) lanciato ai francesi.

  • Kho  On febbraio 17, 2015 at 2:42 pm

    Guardo il Tg e sento: L’ISIS è arrivato in Libia.
    Guardando la cartina geografica mi faccio qualche ingenua domanda.
    Se fossero gli stessi che prima stavano in Medioriente di certo non sono passati dall’Egitto (unico lembo di terra attaccato al MEdiooriente) dato l’Egitto si dichiara nemico ed è andato a bombardarli. (se si non crederei che in Egitto non se ne siano accorti)
    Oppure hanno attraversato in mare dallo Yemen visto che ultimamente stavano anche lì.
    Oppure come Mosè hanno aperto le acque grazie ad Hallah?
    La domanda è (se fossero gli stessi):
    Com’è possibile ad una (più o meno?) folta carovana di fuoristrada equipaggiati con dei mitragliatori (dalle immagini che si vedono nei media) andare dove vogliono? E’ possibile o impossibile con i mezzi a disposizione monitorarne i movimenti (coi satelliti ad esempio)?
    Se non sono gli stessi perchè si è formata un’altra forza in Libia?
    Sarebbero forze del buon Khalifa Aftar per “simulare” una sua vittoria e leggittimarsi il governo post-gheddafiano?
    Il sig.Antonio in un suo intervento video ha affermato di non preoccuparci per attentati in Italia.
    E’ cambiato qualcosa?
    Qual è il senso degli avvenimenti in Libia adesso?
    Grazie

    • antoniochedice  On febbraio 17, 2015 at 2:47 pm

      Il sig Antonio resta del suo parere. Un capetto che comanda a Tobruch, timoroso di essere disarcionato ha detto che dopo Tobruch verranno a Roma.
      Lui è comprensibile che menta per avere un aiuto.
      Meno comprensibile è il cialtrone italiano che gli sta dando corda.

    • Kho  On febbraio 17, 2015 at 2:53 pm

      Mi scuso per la ridondanza dell’intervento, le risposte all’ultima domanda si trovano nei post qui sopra.
      Ma una resta: sono gli stessi o no?

      • antoniochedice  On febbraio 17, 2015 at 2:56 pm

        Ovvio che no. Ormai chiunque voglia fare il duro si organizza col franchising ISIS.

  • luigiza (@luigiza1)  On febbraio 17, 2015 at 5:36 pm

    E la mercanzia nuova di pacca gliela fornisce lo zio Sam ed i suoi affigliati.
    Gran belle parate, non c’è che dire, almeno finchè restano tali.

  • Francesco Venanzi  On febbraio 18, 2015 at 3:49 pm

    Da Huffingtonpost di oggi 18 Febbraio: Dalla stampa britannica, intanto, emergono dettagli inquietanti sugli interessi del califfato dalla destabilizzazione libica. In alcune lettere tra esponenti dello Stato islamico di cui è venuto a conoscenza il quotidiano The Telegraph, i jihadisti delineano il loro piano: “usare la Libia come una porta d’ingresso al sud dell’Europa”, favorendo l’infiltrazione di miliziani fedeli al califfo tra i migranti in fuga nel Mediterraneo. Barconi-bomba, in sostanza, con terroristi mimetizzati tra le centinaia di migranti disperati in cerca di condizioni di vita più umane. Secondo uno dei principali reclutatori dello Stato islamico in Libia, l’Isis vuole infiltrarsi sui barconi nel Mediterraneo e attaccare le “compagnie marittime e le navi dei Crociati”.

    • antoniochedice  On febbraio 18, 2015 at 4:20 pm

      Interessante che il Telegraf intercetti la corrispondenza tra due jihadisti….ripeto è la propaganda della Gran Bretagna che vuole mettere il suo zampino nuovamente in Libia, timorosa com’è di poter in futuro perdere il petrolio scozzese.
      Demenziale poi l’idea che si usino barconi carichi di esplosivi. …..

  • Danilo  On marzo 3, 2016 at 10:24 am

    Carissimo Antonio, grazie delle sue analisi così dettagliate.
    Come non bastasse la politica interna da perditempo, ci stiamo distinguendo per una politica Estera demenziale.
    A tal proposito rimbalza su vari blog la notizia di una cessione (senza contropartita) di parte delle nostre acque territoriali alla Francia. A nord della Sardegna, a est nelle acque toscane e a sud della Liguria. E’ l’ennesima operazione dei nostri politici subalterni all’Europa? C’è qualche accordo sottobanco di cui non possiamo venire a conoscenza? Gentiloni si sta preparando ad un lussuoso esilio nei caraibi con pensione parigina annessa?
    Rimaniamo a bocca aperta…

    • antoniochedice  On marzo 3, 2016 at 10:33 am

      Gentiloni è una persona per bene.
      I limiti delle acque territoriali in ambito europeo sono privi di significato.
      Hanno fatto un favore alla Ségolène Royal.

      • guido  On marzo 3, 2016 at 11:08 am

        Come sono privi di significato?? ed i diritti di pesca?

      • antoniochedice  On marzo 3, 2016 at 11:10 am

        Siamo nelle UE libertà di circolazione degli uomini e delle merci ( e dei capitali) art 106 dei trattati di Roma del 1956

  • Danilo  On marzo 3, 2016 at 11:33 am

    Se lo dice lei ci credo, ma qualche giornale riportava di ricerche di compagnie petrolifere norvegesi al largo di Stintino. Non ricadrebbe nelle acque neo-francesi ma mi domando quali siano veramente le motivazioni per un simile provvedimento. Senza contare che i cugini hanno già sequestrato un paio di pescherecci italiani e chiesto corposi indennizzi per il dissequestro.
    A pensar male si commette peccato…

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