A COSE FATTE.

Credo che i sanguinosi eventi sciorinati dai media con un’orgia di retorica e sensazionalismo siano ormai commentabili con un minimo di serenità. Lo faccio in ritardo avendo subito per tutto il giorno un regime di isolamento internet a entrambi i miei computer.

critica etica: sia è trattato di uno scontro tra chi ritiene che il sacro esista ancora e meriti il sacrificio della vita e chi ha ormai messo da parte ogni domanda sul nostro esistere e vive limitandosi a consumare. Certo i due disgraziati ( tre) alle domande non infondate che si si sono posti hanno dato risposte sbagliate e deliranti anche per mancanza di interventi educativi.

critica politica: non sono d’accordo con chi sostiene che si tratti di una guerra tra Europa e Islam. Si tratta  chiaramente di uno scontro tra occidente e mondo arabo. Non ci sono indonesiani, indiani, filippini o cinesi di religione mussulmana. Ci sono solo arabi ( frettolosamente forniti di passaporto UE e incoraggiati ad andare volontari in Siria, anche questa negli ultimi sei giorni ribattezzata Irak), che mescolano istanze panarabe con pulsioni pseudo religiose proprio come migliaia di cattolici italiani hanno sfruttato la credulità e la pietas  popolare degli italiani tutti  costruendo una associazione a delinquere di stampo politico e ottenendo suffragi  col proclamarsi seguaci di  una religione di cui hanno violato sistematicamente  tutti i comandamenti, nessuno escluso.

Numerosissimi i tentativi di disinformazione ancora in corso da parte di tutte le fazioni coinvolte che cercano di interpretare e sfruttare gli eventi a proprio vantaggio. Nessuno ha fatto notare che ad onta della presenza sul territorio francese di cinque milioni di persone di origini straniere in massima parte mussulmana, i due fuggiaschi non hanno ottenuto alcun aiuto.

critica militare: 88.000 uomini contro tre. Dal punto di vista propagandistico valgono una guerra persa. Il premier Valls ha tentato di limitare i danni e ha già lanciato la croce addosso all’intelligence, ma responsabilità sono da addebitare anche al governo che ha attuato un frazionamento di attribuzioni che alla fine ha costretto – come durante l’affare Merah- l’autorità politica ad assumere direttamente il comando.

il coordinamento tra polizia e esercito è stato penoso, non è esistito un piano di isolamento della città con posti di blocco in entrata o in uscita. È stato solo grazie al desiderio di sopravvivenza di un tipografo che è riuscito a nascondersi e telefonare che due giovanotti con un mese di addestramento  hanno cessato di umiliare il paese che aspira a mettere ordine in Africa e Medio Oriente, decidere del nucleare iraniano e spiegare la politica economica alla UE.

la differenza reale tra i due ” schieramenti” è data dalla diversa motivazione.

 

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Commenti

  • abrahammoriah  On gennaio 10, 2015 at 1:08 am

    10 gennaio 2015

    “Ci sono solo arabi ( frettolosamente forniti di passaporto UE e incoraggiati ad andare volontari in Siria, anche questa negli ultimi sei giorni ribattezzata Irak)”: di sicuro sulla vicenda specifica c’è solo che i cattivi – anche se si era detto che bisognava catturarli vivi, pazienza sarà per la prossima volta … – sono tutti morti (e c’è da dubitare che se ne saprà mai qualcosa di più ma per sapere perché gli fu consentito di andare fuori Francia per “guerre sante” chi vuole e chi può ha già tutto compreso …).

    Massimo Morigi

  • robertobuffagni  On gennaio 10, 2015 at 8:23 am

    Grazie e complimenti per l’analisi, che condivido.
    Minima aggiunta: integrare popolazioni di diversa cultura e identità nelle proprie è già molto difficile (de Gaulle diceva: impossibile) quando uno le ha, e ben strutturate, e solide. Quando poi uno “vive limitandosi a consumare” e rivernicia il suo nulla di chiacchiere, be’…

    • antoniochedice  On gennaio 10, 2015 at 8:49 am

      Vede, quel che crea timore circa l’integrazione – possibile o meno – non è la sua probabile riuscita, quanto il confronto che prima o poi si impone. L’impero di Roma assicurò quattro secoli di pace a tutto il mediterraneo, eppure finì per piegarsi quando iniziò a scontrarsi con persone irrazionalmente motivate dall’idea di una vita nell’aldilà. La razionalità non basta. Non appaga.
      Lo scontro di questi giorni verte sul significato da dare alla propria vita e se si possa vivere ” pienamente” limitandoci a consumare. Esiste gente pronta a morire pur di avere una fede e credere in qualcosa. Chi può vivere di sola razionalità sono poche persone rispetto alla massa. La chiesa cattolica sta abdicando alla sua funzione di custode del sacro per far concorrenza all’assistenza sociale. Gli effetti sono imprevedibili. Vivere senza essere animati da una fede richiede ottantamila robot per domare tre persone animate da una qualsivoglia fede. Questa è la lezione di Parigi, questa è l’inquietudine che percorre le migliaia di persone che sono accorse in piazza chiamate da un’antenna TV che occupa ma non riempie.

      • robertobuffagni  On gennaio 10, 2015 at 10:38 am

        Concordo appieno con lei. Vivere senza radicarsi in qualcosa che ci trascende (che sia la dimensione propriamente ultraterrena, o che sia la catena dei morti e dei non nati che i latini veneravano nei Lari e Penati, etc.) lo può un individuo: vivrà male e sprecherà la sua esistenza, ma restano fatti suoi. Una civiltà non lo può. Spero che questa lezione, e le altre che seguiranno, almeno serva a qualcosa. Per non concludere con una nota nera, ritorno con la memoria al meraviglioso apologo della campana nell’ “Andrej Rublev” di Tarkovskji, film bellissimo girato da una persona che, vicina com’era al vertici dello Stato sovietico, sentiva molto bene che s’era sull’orlo della disgregazione e della catastrofe.
        Periodo dei torbidi. I feudatari russi sono divisi e in lotta fratricida tra loro, qualcuno per prevalere sul rivale dà una mano ai Mongoli che periodicamente invadono, saccheggiano, massacrano. In un villaggio, il principe dà ordine di fondere una campana. Nella tradizione russa, la campana è insieme la voce del popolo e la voce di Dio. Fondere una campana è molto difficile. Il maestro fonditore è morto: c’è solo il suo apprendista, un ragazzo che ha visto fare ma non ha fatto mai. Se la campana non suona, il principe gli fa tagliare la testa. Il ragazzo, non potendo fare altrimenti, si improvvisa maestro e ci prova. E questo essendo il film di un vero patriota russo, alla fine la campana viene issata sul campanile, e la sua voce risuona pura e squillante nel cielo della Santa Madre Russia.
        Speriamo…

      • antoniochedice  On gennaio 10, 2015 at 12:37 pm

        Inchallah!

      • luigiza  On gennaio 11, 2015 at 6:44 pm

        L’impero di Roma assicurò quattro secoli di pace a tutto il mediterraneo, eppure finì per piegarsi quando iniziò a scontrarsi con persone irrazionalmente motivate dall’idea di una vita nell’aldilà.

        Ed erano talmente invasati che il mondo perfetto già lo volevano creare nell’aldiqua.
        Insomma volevano far volare le galline, han fatto saltare per aria il pollaio.

  • carlo gambescia  On gennaio 10, 2015 at 5:28 pm

    Eccellente analisi. Grazie.

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