RUSSIA E CINA: DOPO TRENTA ANNI IL LORO RIAVVICINAMENTO RIVOLUZIONA LA GEOPOLITICA MONDIALE. di Antonio de Martini

La formidabile macchina globale americana della comunicazione ha concentrato le luci della ribalta del convegno APEC ( 21 paesi 44% del commercio mondiale) sull’accordo cino-russo per la riduzione delle emissioni CO2 americane entro il 2025 e sulla promessa cinese di fare qualcosa di analogo tra sedici anni.
In realtà , il concreto fatto nuovo consiste nel riavvicinamento russo cinese dopo trenta anni di frizioni. Negli ultimi due anni ci sono state dieci visite ufficiali al massimo livello e i frutti cominciano a vedersi.

C’erano state avvisaglie di comunanza di interessi – l’esercizio congiunto e ripetuto del diritto di veto nel Consiglio di sicurezza ONU, l’adesione al BRICS e Mosca come sede della prima visita dopo l’insediamento – ma il passo fatto da Xi Jinping di affidare alla Russia l’approvvigionamento energetico principale pone una lapide di peso sulle liti passate e sul rapprochement con gli USA: dalla battaglia dell’Ussuri, alle intese con Nixon e Kissinger, alle divergenze ideologiche, alla diplomazia del ping pong, tutto dimenticato.

Questo accordo di fornitura presuppone la creazione di due infrastrutture di trasporto del gas ( per ora sappiamo solo che la prima ha un valore di 400 miliardi di dollari tra costruzione e fornitura, ma è facile immaginare valori analoghi per la seconda).
Le implicazioni geopolitiche sono:

A) La rinunzia per la Cina alla protezione della rotta arabo iranica ( con la strategia del “filo di perle”) e il ridimensionamento della ” strategia africana” almeno per la parte energetica, fermo restando ormai un interscambio di 154 miliardi annui col continente nero, dove si sono stabilmente insediati oltre un milione di cinesi.

B) una minore importanza strategica del ” cliente Europa” per la Gasprom, dato che la Cina è destinata a diventare il suo primo mercato non appena terminati i gasdotti verso l’est.

C) la creazione di un nuovo nucleo di attrazione geopolitica già esercita la sua azione sull’Iran, la Turchia e la Corea del Sud , ma rischia di espandersi a Giappone e Germania attratti dalla possibilità di una nuova grande fase di sviluppo.

Entrambe queste scelte sono state forzate da azioni di stringimento americane ( il regime change nei paesi ex amici di Gheddafi, l’insediamento di 85 guarnigioni militari in Africa e la crisi Ucraina) .

Diventa sempre più evidente l’ambivalenza di ogni azione geopolitica in un contesto globale, dove due successi ” regionali” USA diventano un insuccesso globale. I due paesi con cui gli Stati Uniti si sono, forse eccessivamente, antagonizzati, sono stati spinti ad unire le loro risorse costituendo un pericolo economico e potenzialmente militare maggiore.

D) si sta creando un ” Blocco di terra” contro ” un Blocco di mare” intesi come una alleanza – per ora non militare, ma sappiamo che gli interessi economici richiedono una cornice di sicurezza – dal Baltico al Pacifico da cui gli USA sono naturalmente emarginati per ragioni geografiche e che ha in embrione una sede decisionale nello SCO ( Shangai Cooperation Organisation) cui India e Pakistan hanno da poco completato l’iter di adesione.

Cina e Russia non sono invece escluse a priori dalla presenza negli oceani data la costituzione del BRICS ( Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) e il recentissimo accordo commerciale strategico tra Cina e Corea del Sud. La Cina , nel medio termine punta anche a una strategia marittima in quella che nel secondo conflitto mondiale era l’area ABDA.

E) La controffensiva energetica russa non si è fermata a Pechino, avendo ROSATOM ( la Gasprom del nucleare) stipulato un accordo con l’Iran per la fornitura di otto centrifughe per l’arricchimento dell’Uranio. Dell’accordo fa parte l’impegno russo – in accordo e con la sorveglianza dell ‘agenzia dell’ONU per l’energia Atomica – a non fornire che materiale unicamente adatto ad usi civili e non militari. Un successo economico e politico ad un tempo dato che questa intesa diventerà la traccia dell’accordo nucleare iraniano col 5+1 e l’assicurazione sulla vita dell’Iran: la garanzia russa di uso Pacifico dell’energia nucleare….

F) esiste anche un ulteriore terreno di intesa con più partner ( ma non con gli USA) nel programma cinese di ricreare la via della seta sia per mare che per terra. Questa ambizione si incastra con il progetto Radzvitie ( sviluppo ) russo che mira a fare altrettanto sull’asse della transiberiana. Entrambi i progetti sono utopici e il tracciato diverge, ma la costante pressione politico militare degli Stati Uniti potrebbe fare il miracolo di unire le forze anche su questo progetto.

Poiché la legge dell’ambivalenza delle azioni geopolitiche vale per tutti, a queste azioni cino russe deve far da contrappeso una reazione USA.
Impossibile agire contro la Cina che detiene un terzo del debito pubblico americano, questa si concentrerà sulla Russia e visti i mezzi a disposizione è possibile sia un tentativo di sostituzione di Putin al vertice.

Quando l’ho scritto ( mi pare sulla questione ucraina) ne ebbi qualche commento scettico. Ora che lo ha detto lo stesso Putin accusando gli Stati Uniti di cercare un regime change in Russia, forse si ricrederanno.

G) il solo avvio della progettazione di questo piano , provocherebbe una scossa tellurica nella UE. La Germania potrebbe voler restare in seno a una Unione Europea che langue, o sentirebbe il fascino dell’invito di Bismarck a guardare ad est ( e di non fare mai guerra alla Russia) per partecipare col suo patrimonio tecnologico alla costruzione del nuovo polo economico mondiale?

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Commenti

  • Luca  On novembre 23, 2014 at 11:11 am

    A proposito dei nuovi rapporti con l’est e dei tradizionali rapporti con l’ovest ieri il ministro degli esteri della Federazione russa ha detto che l’UE “è il nostro maggiore partner e nessuno di noi ha intenzione di spararsi nei piedi, rigettando la cooperazione con l’Europa”. Questa è la visione politica ufficiale, pur nel clima di sanzioni commerciali incrementali e di continue provocazioni mediatiche e diplomatiche di diversi leader europei.
    A proposito del rapporto con gli U.S.A. e con i BRICS ha aggiunto che: “non si tratta di antiamericanismo o della formazione di una qualche sorta di coalizione antiamericana. Stiamo parlando piuttosto del naturale desiderio di un crescente numero di nazioni di assicurarsi i loro interessi vitali e di fare ciò nel modo che esse ritengono corretto, non nella maniera che viene loro imposta da una parte straniera”. Ciò mentre gli atlantisti estremisti premono per stringere l’Europa in vincoli come quelli portati dal TTIP, che escludono Russia e Cina e che, soprattutto, castrano le possibilità degli stati europei di difendere interessi nazionali significativi, primo tra tutti quello alla diversificazione dei rapporti e alla cooperazione multilaterale.
    Propongo queste due citazioni non per esaltare la posizione russa, ma per dare conto di quanto pragmatica e aperta rimanga la posizione dei nostri vicini e di quante occasioni una diversa politica nazionale possa ancora cogliere.
    L’Italia ha conosciuto nei secoli stagioni di enorme ricchezza – sociale, economica, morale e materiale – quando erano intensi gli scambi con gli altri Paesi europei. Ha poi una storia antichissima di rapporti proficui con quelli dell’est. Da Gerusalemme a Mumbai, da San Pietroburgo alle terre del Kublai Khan: come possiamo dimenticare le nostre radici commerciali e culturali?
    Nell’ipotesi in cui l’eccezionalismo americano stia per cedere il passo in un futuro più o meno prossimo a un recupero delle tradizioni democratiche, a che serve al nostro Paese continuare a servire un’ideologia decadente?
    Nell’ipotesi in cui esso perduri ancora per qualche decennio, perché continuare, prendendo in prestito l’espressione di Lavrov, a spararci nei piedi?

  • Anafesto  On novembre 23, 2014 at 11:19 am

    A mio avviso, aver indotto la Russia a voltare le spalle a un’Europa politicamente inesistente e succube, forzosamente indotta a una economia per lei innaturale, sarà fonte di gravi squilibri e attriti futuri tra gli stessi stati europei oltre a una naturale decadenza culturale ed economica che oramai pervade l’intero occidente.
    Credo che la mancanza di visione di un mondo che sta migrando verso la multipolarità sia veramente una delle colpe maggiori dei politici europei; Europa e Russia potevano essere uno di questi poli; l’Europa da sola vale poco, come anche la Russia da sola, che non ostante la dimensione territoriale e la abbondanti risorse è uno dei paesi meno densamente popolati del mondo.
    L’asse sino-russo, a mio avviso sta forzando la multipolarità verso una nuova bipolarità che secondo me vede un avvicinamento della maggior parte delle nazioni asiatiche, magari col concorso del Sudamerica da troppo tempo bistrattato dal nord, in altre parole la mia preoccupazione è avere due poli, uno col 12% della popolazione mondiale e governato da politiche economiche che ne decretano la decadenza a medio-breve termine e un polo con oltre il 50% della popolazione mondiale con economie in genere emergenti, più produttive e meno cervellotiche. Peccato che l’Italia, come al solito, riesca sempre, con notevole miopia, a trovarsi dalla parte dei soccombenti …..
    Pertanto ritengo validissima la sua proposta di dichiarazione di neutralità di qualche tempo fa come un primo passo per cercare di non essere stravolti dai cambiamenti in atto.

  • tassokan  On novembre 23, 2014 at 3:06 pm

    Per russi e cinesi non esiste il concetto tutto occidentale di “vincere o perdere”, loro parlano sempre con tutti, anche con i loro maggiori nemici, e “vincere” significa sempre ottenere maggiori vantaggi da una situazione, non annichilare l’avversario.
    Per cui se russia e cina dovranno mettere da parte le loro antiche divergenze per far fronte al nemico comune, ovvero gli USA, lo farranno senza pensarci su troppo.
    In un futuro segli usa cercassero un compromesso, dopo essere stati bastonati economicamente per bene (improbabile ma non impossibile), beh, Russia e Cina l’accetteranno sicuramente.
    Il guaio è che i politici e gli ammerregani in generale interpreterano questo come una debolezza.
    Eiste un grosso problema di mentalità , tra i due schieramenti.

    • antoniochedice  On novembre 23, 2014 at 3:36 pm

      E di cultura.

  • fausto  On novembre 23, 2014 at 6:23 pm

    Il dettaglio circa il debito estero Usa – detenuto in copiosa quantità dai cinesi – è di grande peso. Il gigante cinese ha sostanzialmente “pagato il pizzo” in cambio dell’accesso al commercio globale; sostenendo un governo in declino che gestisce spese militari chiaramente insostenibili.

    Una cosa si può considerare certa: nessuna alleanza asiatica comprendente i cinesi terrà per ora comportamenti aggressivi nei confronti dei padroni a stelle e strisce. Non ne hanno alcun interesse. A loro interessa attendere, il tempo è dalla loro parte.

    • antoniochedice  On novembre 23, 2014 at 7:38 pm

      Molti sostengono – contro ogni evidenza reale – che il debito americano sia insostenibile. Tecnicamente non è vero. Il debito pubblico USA è al 57% del PIL.
      Esiste poi una massa di dollari che viene usta come moneta internazionale e che circola fuori dagli USA ( un tempo venivano definiti petrodollari) e che viene alimentata dagli USA ma di cui gli USA sono ” solo” stampatori .
      È la scoperta della pietra filosofale: stampando carta la trasformano in denaro. Così facendo hanno creato il commercio internazionale su scala mai vista.
      La guerra ( una delle guerre in corso) adesso è per sostituire il dollaro chi con moneta propria ( Cina) chi tornando all’oro come metro di misura ( Germania) del valore.
      Gheddafi voleva invece usare fisicamente l’oro per le transazioni petrolifere spossessando il dollaro della sua funzione di valuta mondiale.
      Qualcuno per ” diffamare” l’oro, ha fatto mettere in circolazione la notizia che il DAESCH vuole battere moneta con aureo metallo per i suoi acquisti ( di armi?) .
      Qualsiasi soluzione sul tavolo è penalizzante : se abbandoniamo il dollaro si restringe il mercato. Se adottiamo l’oro si restringe il mercato . Se adottiamo ciascuno la moneta nazionale, i più deboli saranno periodicamente sbranati dagli speculatori.

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