UNA STRATEGIA ARABA PER BARAK OBAMA. di Antonio de Martini

Lo scorso giovedì il presidente Barak Obama ha preso personalmente la parola per fissare due elementi importanti della politica estera americana:

a) non ci sarà guerra per l’Ucraina, gli USA non la faranno. Avremo un crescente inasprimento di sanzioni proporzionale alla invasività russa o russofona e su questo si è assicurato il concorso preventivo della Germania.

b) sul possibile atteggiamento verso la Siria, ” gli Stati Uniti non hanno ancora scelto una strategia” e questo è suonato agli osservatori come una sconfessione dei boatos messi in circolazione da numerosi papaveri del Pentagono in questo periodo.

Tra pochi giorni il presidente ucraino Poroschenko verrà ricevuto alla Casa Bianca e speriamo di non dover sentire più altri appelli allarmanti al mondo fatti per compiacere John McCain e la sua lobby di venditori di armi che sperano di riportare verso l’alto le spese del Pentagono e trovare nuovi clienti.

È verosimile, dato il tempo trascorso, che sulla questione siriana sia stata già presentata una strategia e che questa sia stata bocciata da Obama per “mancanza di chiarezza “, dato che il Presidente ha rimarcato che si trattava di un requisito fondamentale.

Sulla questione, le possibili strategie sono:
1) Procedere ai bombardamenti di posizioni ribelli in Siria senza coordinarsi coi siriani. Il rischio è di far trovare i propri aerei tra due fuochi( i ribelli, riforniti dagli USA. Di armi antiaeree portatili e i governatovi ben equipaggiati anche se i russi – per non essere coinvolti – hanno cancellato la fornitura delle letali batterie S 300.

2) costituire un comando militare di coalizione affidando ad altri il comando ( a un iracheno? A un turco? A un siriano scelto tra i ribelli moderati?a un egiziano? Le possibilità di assist sono molte ) demandando a questo l’incombenza di eventuali intese ed accordi col governo Assad in sede tattica.
Il problema sarebbe rappresentato dalle liti per la nomina di un non americano ( se si sceglie un arabo o altro ) o la fuga dalla responsabilità per timore di attentati in casa ( se si sceglie un occidentale) . Mancano i tempi.

3) Accettare l’alleanza de facto e in segreto coi siriani credo sia intuibilmente da escludere.

4) accettare pubblicamente la ipotesi di alleanza coi siriani governativi, condizionandola all’impegno di Assad a dimettersi – a campagna di bombe finita – per accettare nuove elezioni condotte sotto l’egida e controllo delle Nazioni Unite ed accettando come alleati anche i gruppi moderati siriani in armi ove ancora esistenti e consistenti.
Con questo proposta ( fatta da altri? ) , l’onere del rifiuto dell’alleanza strategica anti islamisti ricadrebbe sul presidente siriano.

Questo misto politico e militare è l’unica soluzione che consentirebbe di vendicare Foley in tempi non biblici, “riunire” sul campo ( sia pure a distanza) invece che a Ginevra governativi e ribelli moderati che hanno parlato a lungo ma senza costrutto mentre – ormai esausti – possono combattere il nemico di entrambi e provare ad intendersi un minimo.
Altro alleato ” a distanza” ( che sarebbe grato per il salvagente lanciato) potrebbe essere Netanyahu e Israele che in questo momento sta già cannoneggiando gli islamisti estremisti a Kuneitra sul Golan e li combatte nel Sinai.

Far accettare ad Assad il ritorno ( dopo oltre mezzo secolo) della Siria a modelli democratici di tipo quasi occidentale e last not least in caso di rifiuto dei ribelli moderati, mostrare a Hillary Clinton che messi di fronte a una scelta, questi preferiscono stare con gli estremisti islamici e che l’amministrazione dunque ha fatto bene a non armarli di armi ultimo grido.

Ma temo che Kerry e la capacità diplomatica in campo non riescano a concludere in tempo per le elezioni di novembre.
E il threat assessment dell’FBI datato 13 agosto dice con chiarezza che non esiste un pericolo di terrorismo islamico negli USA.
Sarebbe il momento di risolvere e far tacere i mercanti di armi.

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Commenti

  • Anafesto  On agosto 29, 2014 at 4:28 pm

    Che gli S-300 non siano già in Siria, e dallo scorso anno, non sarei così sicuro (ci sono diverse testimonianze che S-300 o qualcosa di simile con tanto di sistemi Nebo sono in territorio siriano), e se alcune notizie sono confermate, ci dovrebbero essere pure delle squadriglie di MIG-31 che da oltre 25 km di quota controllano totalmente i cieli siriani; sembra che le “no fly zone” tanto care all’Occidente comincino ad essere indigeste a Cina e Russia e non solo.
    La strafexpedition di Kiev si sta rivelando disastrosa, con decine di battaglioni accerchiati e senza rifornimenti: la perdita di armi e mezzi corazzati da parte di Kiev vengono in parte integrati nella milizia di Novorossia. Credo che Poroshenko cominci a preoccuparsi di non trovarseli solo nel Donbass.
    Che Obama possa anelare a un cambio di leadership in Siria penso ci possa stare, che pensi di farlo con libere elezioni, credo possa essere solo una pia intenzione dopo che la politica mediorientale di USA & C. è riuscita a cementare il popolo siriano, anche quello più critico, attorno a Bashar al-Assad.

    • antoniochedice  On agosto 29, 2014 at 6:30 pm

      Grazie! Sentivamo la mancanza di una tirata propagandistica. Che gli S 300 non sono stati consegnati e che il contratto è stato cancellato lo ha dichiarato il portavoce della società russa la scorsa settimana.

  • donato  On agosto 30, 2014 at 12:04 am

    Gent.mo Sig. De Martini debbo esprimere il mio cordiale ma fermo dissenso
    nell’interpretazione del discorso obamiano.
    1)Sulla Siria siamo ancora fermi da TRE anni all”Assad se ne deve andare” senza nemmeno una garanzia di immunità personale
    2)Sull’Ucraina Obama cerca di sabotare con ogni mezzo qualsiasi forma di intesa
    ottenendo così sia di isolare la Russia che di mettere in difficoltà l’economia della Germania
    (stoltamente IMHO)aggregatasi al suo carro e di vendere inutili e costosissimi armamenti alla NATO per difendersi da improbabili “aggressioni russe”mentre la sponda sud del Mediterraneo brucia.
    Tutti ci auspichiamo che vengano raggiunti dei compromessi su alcune questioni internazionali particolarmente scottanti debbo dire che al momento a dispetto
    delle varie Ginevra siamo a zero.

    • antoniochedice  On agosto 30, 2014 at 1:47 am

      Lei definisce “stolte” le scelte della Germania e “improbabile” una aggressione russa ( a chi?). Io parlo della crisi siriana e lei di quella ucraina.
      Crisi siro-irachena: ho proposto che ognuno dei protagonisti inghiotta un boccone amaro e uno dolce. Gli USA accettino Assad come alleato e incassino la partecipazione di Israele a una coalizione anti estremisti islamici, Assad accetti i accetti Di riconoscere i ribelli e incassi la cessazione della ostilità americana, Israele accetti Fatah nella coalizione e incassi l’accettazione ufficiale della sua esistenza da parte dei paesi arabi con cui è ancora formalmente in guerra ecc.. Non vedo cosa c’entri ” l’interpretazione del discorso Obamiano ” cosa c’entri. Obama ha detto chiaramente che per ora non affronterà operazioni militari in Siria se non con una coalizione ampia che gli restituisca la leadership mondiale ( dico io). Ha capito evidentemente che non badata essere forti, bisogna essere riconosciuti. Di qui la proposta di una serie di riconoscimenti a catena.

  • donato  On agosto 30, 2014 at 2:20 am

    IMHO la scelta tedesca è stolta perché mette inutilmente sotto pressione l’economia tedesca (ed anche europea) in cambio di un paese in bancarotta ed i cui governanti lungi dall’occuparsi della catastrofica situazione finanziaria pensano di spendere 2 MILIARDI di dollari in armamenti.Sulla crisi siriana il suo approccio sarebbe ragionevole (anche se la Libia e l’Afghanistan mostrano che la supervisione ONU di per se non garantisce successo) che fine farebbero l’attuale
    esercito e la polizia siriana?Agli alawiti e ai cristiani verrebbero lasciate le vite e le proprietà?Shishakli era un democratico?La vita parlamentare in Siria ed in Irak è
    stata sempre piuttosto limitata.Cmq nel discorso obamiano non ho potuto scorgere la minima apertura ad uno scenario di questo tipo a parte il solito ritornello di un governo “inclusivo”che però a quanto ne so non esiste in alcun paese arabo o musulmano (sicuramente né in Egitto né in Turchia ad es:ma nemmeno in Bosnia che è divisa in tre parti più che inclusiva).Mi scuso per la lunghezza della replica e spero che il suo ottimismo trovi in qualche modo conferma ,

    • antoniochedice  On agosto 30, 2014 at 2:44 am

      Shishakly era un democratico nel senso arabo del termine. khouatly lo era ancor più. Ma non usciamo dal seminato. La Germania riguarda la politica europea. Due miliardi di dollari su un bilancio militare di oltre seicento sono una quisquilia. Il futuro è nel grembo degli dei. Io sarò anche ottimista , ma temo che – anche in base a precedenti sue previsioni – sia lei un menagramo.

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