TUNISIA: LA BANCA CENTRALE CHIEDE A STANDARD & POOR’S DI SOSPENDERE IL MONITORAGGIO DOPO UN DOWNGRADING E SI FA GARANTIRE 2 MILIARDI DI PRESTITI DA USA E GIAPPONE di Antonio de Martini

A seguito della primavera  – in realtà inverno – di tre anni fa, la Tunisia che, negli anni precedenti,  era riuscita faticosamente ad avere una qualifica di credito sovrano BB-  e aveva anche ottenuto di togliere il  segno negativo, lo scorso anno una ispezione della Standard &Poor’s era scesa di due gradini arrivata a B, con outlook negativo.

La Banca centrale tunisina, appena stabilizzata la situazione con il varo della nuova Costituzione del 25 gennaio, ha accelerato la sua marcia verso il ristabilimento della situazione monetaria.

Come prima azione, ha chiesto alla Standard’s & Poor’s di sospendere le operazioni di verifica ” sulla base della prassi abituale “.

Il 29 gennaio il FMI ( Fondo Monetario Internazionale) ha sbloccato 506 milioni di dollari di un prestito varato nel 2013, così come i rappresentanti tunisini a Davos ( 22/23 gennaio) avevano richiesto.

Quasi in pari data  il 13 febbraio), nel corso di un incontro interparlamentare a Strasburgo, tra la ANC ( assemblé Nationale Constituante) per via del suo Presidente Mustafa Ben Jaafar, hanno spuntato 250 milioni di euro dal parlamento Europeo che andranno finalizzati a breve.
La controparte europea  era la delegazione per i rapporti coi paesi del Maghreb, il cui responsabile è Pier Antonio Panzieri, che ha promesso il raddoppio della cifra per sostenerne lo sforzo dei tunisini verso le riforme di struttura.
Visto che c’era, Mustafa Ben Jaafar ha incontrato anche il premier Belga (  Elio Rupo, altro italiano) col quale si è scambiato la promessa di convertire i debiti contratti col Belgio in altrettanti progetti di investimento.

Il colpo grosso i banchieri centrali tunisini lo hanno però fatto però, ottenendo garanzie collaterali per due prestiti: ottocento milioni di dollari con garanzia USA e un miliardo – sempre a tassi agevolati – con garanzia del Giappone.

Due paesi ben più indebitati del nostro e lontani dalla area mediterranea certamente più di noi.

Intanto le società quotate alla borsa di Tunisi a fine 2012 erano 59 ed ora sono 75.

Si tratta di imprese con attività industriali chiare che hanno fatto ricorso alla borsa dato il restringimento dei crediti bancari ed hanno trovato il loro spazio.

Questo sforzo combinato tra mercato interno ed internazionale è stato coadiuvato da tutti gli interessati, dopo che la popolazione tunisina si è attivata anche con manifestazioni per respingere le suggestioni islamiste di Ennahda, l’altro partito islamista  nord africano – assieme ai Fratelli Mussulmani –  che ha dimostrato di non essere in grado di governare, anche se appoggiato dalla diplomazia evangelista fanatica  americana.

Ad onta della pronta reazione della borghesia tunisina che ha mostrato di non voler abdicare di fronte a una visione medioevale del credo religioso, i disturbi rappresentati da pruriti guerriglieri tendono ad essere ormai endemici ed è di ieri la notizia che nella zona di Jendouba, ( ovest tunisino) ci sono stati 4 morti e due feriti in uno scontro con un commando terrorista che aveva creato un posto di blocco che è costato la vita a due malcapitati passeggeri. I terroristi sono riusciti a dileguarsi, ma la caccia continua.

Sangue e denaro che potevano essere risparmiati.

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