DEBITI E CRED…ULONI di Antonio de Martini

Secondo Eurostat, nel 2012 sui ventotto stati della Unione Europea 15 hanno ridotto il loro deficit, dodici lo hanno aumentato ed uno è rimasto stazionario.

La classifica dei buffi è guidata dalla Grecia con il rapporto debito/PIL che ha raggiunto quota 156,9%.
L’Italia è al 127%, segue il Portogallo col 124,1% e l’Irlanda col 117,4%.

La Grecia ha migliorato il deficit di bilancio 2012 portandolo dal 10% al 9% facendosi superare dalla Spagna che si è assestata al 10,6 % tallonata dall’Irlanda con l’8,2% mentre Portogallo e Cipro si attestano al 6,4% a pari demerito.
Come sappiamo, l’Italia ha rinunziato sia a investire che a ridurre la spesa ed è rientrata nel parametro di Maastrict del 3% . Chi di dovere avrà diritto a un lecca-lecca, come se non lo avesse già fatto abbastanza.
I media continuano a parlare di Berlusconi distraendo i lettori creduloni e indirizzando l’odio proletario nazionale verso il malcapitato.

Comparando i dati della Eurozona con quelli della UE, vediamo che questa ultima sta in migliore posizione quanto a deficit e forse lievemente peggiore quanto a debito: il deficit della Eurozone è passato dal 4.,2 % al 3,7% mentre il totale UE è passato dal 4,4% al 3,9% .

Il debito complessivo della Eurozona è passato dall’87,3% del PNL al 90,6% mentre l’Unine Europea si trova rispettivamente a passare dall’82,3% all’85,1%.

Dai dati, vediamo che in termini di debiti, l’Eurozona si trova quasi esattamente nella posizione della Germania ( e la Unione Europea sta lievemente meglio) e che quindi un consolidamento del debito a livello continentale dei paesi che usano l’Euro ( o addirittura di tutti e 28 i paesi della Unione) non la danneggerebbe più di tanto ( anzi se si contabilizzasse come sarebbe giusto anche il debito dell’equivalente germanico della Cassa depositi e prestiti tedesca, ci guadagnerebbe).

Allora perché la guerra economica che ha messo sul lastrico 12 milioni di persone? Per dare la patente di eroina alla Merkel?
Perché i dati economici aggregati a livello Europa non vengono mediatizzati a livello di massa? Per non far capire ai concittadini che i sacrifici fatti finora non sono serviti a nulla?
Il FMI lo aveva previsto e anch’io avevo pubblicato sul blog il grafico che prevedeva il peggioramento.

A proposito di previsioni.

Il Fondo Monetario Internazionale ha ammesso ufficialmente di aver compiuto almeno tre importanti errori di valutazione nel prevedere gli effetti recessivi della restrizioni richieste ai nostri paesi ( e tutti peggiorativi degli effetti) con gravi conseguenze sulla occupazione in Europa.
L’unica cosa che è cambiata al FMI è la pettinatura della direttrice generale Christine Lagarde. A me sembra poco. Come sembra poca e di circostanza la reazione dei sindacati.

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Commenti

  • abrahammoriah  On ottobre 22, 2013 at 8:25 am

    22 ottobre 2013

    Al di là delle follie criminali naziste, nel valutare il comportamento internazionale della Germania post riunificazione si dimentica il significato geopolitico della prima e della seconda guerra mondiale: il tentativo da parte della Germania di ripetere sul Vecchio continente gli schemi (e le violente procedure) coloniali applicati in Africa e Asia dale altre potenze europee (nello specifico sia nella prima che nella seconda guerra mondiale l’obiettivo geopolitico della Germania era l’occupazione e sfruttamento dell’est del continente europeo ed in particolare dell’Ucraina). Ora pensare che una Germania rafforzata dalla riunificazione abbia, in virtù delle sue istituzioni liberaldemocratiche, rinunciato a questa secolare Grand strategy e che per la sua realizzazione non veda il resto dell’eurozona (Italia compresa) che come un’utile serbatoio di risorse per realizzare la sua novella Drang nach Osten è veramene l’ultima delle illusioni frutto, quando non di interessate connivenze delle classi dirigenti europee, del provincialismo in cui il pensiero politico del Vecchio continente è caduto dopo la seconda guerra mondiale. Infine un accenno al FMI e più in generale al sistema e alle istituzioni sorte da Bretton Woods. Negli ultimi anni la Cina ha superato e surclassato queste due istituzioni nel campo dei prestiti ai paesi in via di sviluppo. La ragione di questo sorpasso, oltre naturalmente la sua immensa disponibilità finanziaria, è che la Cina, al contrario di queste due “benemerite” istituzioni finanziarie occidentali, si cura unicamente di stabilire le condizioni ( e la possibilità) di restituzione del credito (molto spesso la contropartita sono commesse sul luogo di imprese cinesi) ma assolutamente non si cura di imporre particolari politiche economiche all’interno dei paesi a cui ha concesso i prestiti (al contrario della World Bank e dell’FMI che vogliono imporre politiche neoliberiste con i brillanti risultati che si sono visti in passato). Il passaggio dal Washington Consensus allo Beijing Consensus (il tramonto del neoliberalismo e della sua ideologia pseudodemocratica che gli Stati uniti vorrebbero imporre al resto del mondo e l’emersione di un protagonista mondiale, la Cina, assolutamente indifferente, in ragione della sua millenaria cultura e dell’attuale sua potenza, ai dettami liberaldemocratici), se non giustifica sicuramente spiega i cambiamenti solamente cosmetici del signora Lagarde: riportare al centro dei cambiamenti geopolitici in corso il mondo sorto da Bretton Woods è un’impresa fallita in partenza, un mondo dove per sopravvivere non basterà certo formulare previsioni patacca pro Germania o cambiare l’ acconciatura dei capelli. In Italia, intanto, si discute sull’orientamento sessuale dell’attuale compagna dell’ex presidente del Consiglio…

    Massimo Morigi

  • Luca  On ottobre 22, 2013 at 9:00 am

    Non sottovalutiamo, anche se da solo non basta a spiegare, il senso nazionale profondo del popolo tedesco. Da un lato affamato di riabilitazione e rivalsa per le umiliazioni subìte alla fine della seconda guerra mondiale. Dall’altro perennemente lusingato dall’idea di un superiore destino da attuare e comprovare nella storia. Lo può percepire chiunque abbia la possibilità di parlare in confidenza con un amico tedesco.
    L’Unione europea è stata per qualche decennio un sistema multipolare utile a prevenire istanze belliche nazionali con la loro sublimazione in vantaggi economici aggregati. Raggiunto troppo bene lo scopo, segnato da una incessante rivalutazione e affermazione mondiale dell’euro, la situazione ha iniziato a preoccupare seriamente alcuni sponsor iniziali.
    L’UE è stata quindi domata e neutralizzata, trasformandola in un meccanismo eterodiretto (la Troika non è l’UE), non democratico (la politica monetaria e della spesa pubblica è dettata da organismi non eletti, non rappresentantivi, non responsabili) e tripolare (di fatto bipolare). Utile a prevenire ulteriori vantaggi economici associati con la loro sostituzione con la nostalgica conflittualità interstatale, che consente di lottare per emergere come primi.
    La Germania fino a quindici anni fa aveva fondamentali economici peggiori dell’Italia. Con l’UE sarebbe potuta restare una grande nazione, ma integrata e al pari con le altre. Sistemi economici in crisi hanno invece intravisto la possibilità di comprare una sua politica apparentemente rigorosa, di fatto disgregatrice, con la promessa di una nuova supremazia. Hanno trovato chi in quel Paese è stato al gioco, e non era difficile. Gli altri governi, complice la debolezza di identità europea e l’allargamento a stati con leader di fatto fedeli ai sistemi concorrenti (la Polonia, giusto per citare un esempio), hanno lasciato fare.
    E ora? Forse soltanto movimenti organizzati di persone consapevoli potrebbe cambiare rotta. Ma ripartendo dal livello statale. Allargato via via con nuovi accordi bilaterali e multilaterali. Il livello di coordinamento unico europeo è ormai espugnato e probabilmente irrecuperabile.
    http://www.repubblica.it/economia/2013/10/21/news/il_fondo_salva-stati_compra_bund_tedeschi_e_l_italia_finanzia_berlino-69053049/

    • luigiza  On ottobre 22, 2013 at 12:56 pm

      @Luca

      ..Ma ripartendo dal livello statale. Allargato via via con nuovi accordi bilaterali e multilaterali. Il livello di coordinamento unico europeo è ormai espugnato e probabilmente irrecuperabile.

      Qui si denuncia un percorso diverso, quello che passa per la creazione delle macro-regioni e cancellazione degli Stati nazionali.

      E’ quello che la Germania, a mio avviso, avrebbe dovuto fare fin da subito non appena il suo problema della riunificazione trovò soluzione.

      Al tempo le probabilità di successo erano molto elevate. Oggi nutro grossi dubbi. Si sono ormai, molto stupidamente, inimicati quelle popolazioni che avrebbero dovuto integrare nella vera Republica Federale Europea.

      • antoniochedice  On ottobre 22, 2013 at 4:02 pm

        Te l’ho detto che copiano storpiando.

  • Luca  On ottobre 22, 2013 at 9:07 am

    Curiosamente ma non inspiegabilmente due lettori di questo blog stavano facendo nello stesso momento riflessioni simili.

  • Giorgio Romano Vitali  On ottobre 22, 2013 at 9:38 am

    SI TRATTA SEMPRE DI RENDERSI CONTO DEI FATTI E DELLE PREMESSE TEORICHE E POLITICHE. ACCUSARE LA GERMANIA SENZA UNA CONOSCENZA DETTAGLIATA DELLA STORIA EUROPEA DAL 1866 IN POI NON SERVE MOLTO. GV.

    • Luigi za  On ottobre 22, 2013 at 12:50 pm

      Io direi ben prma del 1866.
      L’Europa come la conosciamo l’hanno fatta le popolazioni germaniche che han cancellato il vecchio mondo latino.
      Qualcosa del vecchio fu recuperato ma il nuovo porta il loro marchio.

      • antoniochedice  On ottobre 22, 2013 at 4:01 pm

        Non mi va di polemizzare, ma i germani hanno copiato, storpiandolo, il mondo latino con il sacro romano impero che era una scopiazzatura, con il protestantesimo ecc.

  • Luca  On ottobre 22, 2013 at 9:49 am

    Nelle riflessioni storiche e politiche trovi accuse se cerchi difese.
    Interessante è formulare ipotesi e dibatterle.

  • Anafesto  On ottobre 22, 2013 at 10:19 pm

    Bernd Raffelhuschen dell’università di Friburgo, con i dati del 2010 ha pubblicato nel 2011 la tabella dei paesi virtuosi e dei PIGS, quelli veri però!
    Il professore oltre al debito esplicito ha calcolato anche il debito implicito di ogni singolo paese tra i 12 stati fondatori dell’Eurozona, emerge la seguente situazione:
    Paese Debito esplicito Debito Implicito Debito Totale
    Italia 118,4 27,6 146,0
    Germania 83,2 109,4 192,6
    Finlandia 48,3 146,9 195,2
    Austria 71,8 225,6 297,7
    Francia 82,3 255,2 337,5
    Portogallo 93,3 265,5 358,8
    Belgio 96,2 329,8 426,0
    Olanda 62,9 431,8 494,6
    Spagna 61,0 487,5 548,5
    Grecia 144,9 872,0 1.016,9
    Lussemburgo 19,1 1.096,5 1,115,6 ops!
    Irlanda 92,5 1.404,7 1.497,2

    Meno male che il Lussemburgo, dove ci si meraviglia con molto sussiego degli altri (19% di debito pubblico rispetto al PIL !..), gode di una salute economica di ferro… arrugginito!
    La domanda è: con quale faccia tosta ci hanno deindustrializzato (Kohl), ci dettano i compiti per casa (Merkel & C.) e di conseguenza i cialtroni sicari della finanza dicono che non siamo solvibili e ci aumentano lo spread?
    Quanto dobbiamo ancora sopportare questa Europa che ha abusato della nostra pazienza! (direbbe Cicerone)
    Forse perché abbiamo dei quisling ciarlatani (politici) che ci vengono imposti dai cialtroni di cui sopra?
    Ora, nel silenzio sepolcrale, stanno svendendo Finmeccanica, Eni, Enel , eccetera; a quando la svendita del Colosseo, degli Uffizi, del Palazzo Ducale?
    Poi a quando la svendita del nostro lato B?

    • antoniochedice  On ottobre 23, 2013 at 7:15 am

      Si tratta in realtà di una fondazione contraria allo “stato sociale” e favorevole a una ” economia di mercato”.
      Detto in parole povere, elogia l’Italia per aver ridotto le spese sociali.
      Non mi pare un pulpito da ascoltare e portare ad esempio di calcolo.

  • Luca  On ottobre 22, 2013 at 10:24 pm

    Un’annotazione. A quando la svendita del nostro patrimonio (residuo)? Non credo che dovremo aspettare poi molto.
    “A fondamento degli indirizzi strategici dell´Agenzia del Demanio, si pone il pieno riconoscimento del patrimonio immobiliare pubblico quale risorsa in grado di produrre valore. In tal senso le Valorizzazioni rappresentano i processi attivati dall´Agenzia del Demanio al fine di creare o incrementare il valore economico e sociale di singoli beni o di sistemi di beni di proprietà dello Stato. Il processo di valorizzazione si sviluppa a partire da specifici programmi di asset management, sulla base di idonee analisi di fattibilità tecnica, economico-finanziaria e procedurale finalizzate a definire lo scenario ottimale di rifunzionalizzazione dei beni, in coerenza con gli indirizzi di pianificazione, sviluppo e programmazione economica del territorio. L´attuazione dei progetti di valorizzazione avviene in stretta cooperazione istituzionale con gli Enti territoriali e con gli altri Enti statali preposti alla tutela del patrimonio pubblico, attraverso il ricorso agli strumenti e ai procedimenti (Programmi unitari di valorizzazione territoriale, concessioni di lunga durata, veicoli societari e finanziari) previsti dal D.L. n. 351/2001, convertito dalla L. n. 410/2001, così come modificati ed integrati dai più recenti interventi normativi (artt. 33 e 33-bis del D.L. n. 98/2011, convertito dalla L. n. 111/2011, art. 6 della L. n. 183/2011, art. 27 del D.L. n. 201/2011 convertito dalla L. n. 214/2011). Le recenti novità normative hanno affidato, inoltre, all´Agenzia del Demanio un ruolo definito di promozione, coordinamento e supporto tecnico-specialistico nei processi di valorizzazione degli altri patrimoni immobiliari pubblici, a partire da quelli di proprietà degli Enti territoriali, anche rivenienti dal cosiddetto “federalismo demaniale” di cui al D.Lgs. n. 85/2010.”
    (http://www.agenziademanio.it/opencms/it/)

  • luigiza  On ottobre 23, 2013 at 6:10 am

    Apparso su Wall Street Italia (enfasi mia):

    ROMA (WSI) – “Chiediamo un industrial compact con misure concrete”. È la richiesta forte contenuta nella dichiarazione finale messa a punto dalle associazioni industriali di Italia e Germania, Confindustria e Bdi, al termine dei lavori della terza edizione dell’incontro bilaterale tra le due realtà conclusasi oggi a Bolzano.

    Il rafforzamento delle catene del valore industriale, si legge nel documento, è “una questione chiave per migliorare la competitività europea. Chiediamo una politica industriale di lungo termine e coerente che tenga conto della crescente interdipendenza tra le nostre aziende, indipendentemente dai confini nazionali e settoriali”.

    Finalmente qualcuno capisce come ci si dovrebbe muovere in Europa per creare la Repubblica Federale Europea.
    Ora attendiamo, ma con scarsa fiducia, che nella testolina dell’Oca teutonica qualche sinapsi cominci finalmente a funzionare.

    • antoniochedice  On ottobre 23, 2013 at 7:22 am

      La Merkel è tutto tranne che un’oca. Ha sostituito Helmuth Kohl travolto da una storia dio di neri del partito ( quindi da una talpa interna). Ha massacrato l’alleato SPD della prima coalizione nazionale e il partito liberale della seconda coalizione.
      Riesce a fiorire facendo sfiorire gli altri anche in politica estera.
      Se questa è un’oca….

  • fausto  On ottobre 23, 2013 at 6:23 pm

    @ Anafesto: fondamentale questa vicenda dei debiti aggregati. La differenza tra noi e varie altre nazioni del continente sta proprio nel mostruoso indebitamento privato. E’ un parametro che non viene considerato, non ha la visibilità del debito degli enti pubblici; diventerà decisivo al primo vento di crisi finanziaria, ma non so se abbiamo ancora tempo per aspettare simili accadimenti.

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