ARRIVANO LE ELEZIONI EUROPEE. GLI EUROSCETTICI FARANNO IL GIOCO DEGLI USA. di Antonio de Martini

A forza di parlare delle elezioni nazionali che a me non sembrano vicine, tutti i media trascurano il fatto che tra meno di un anno ci saranno le elezioni europee per eleggere il Parlamento con maggior potere di influenza sulle nostre vite.
Nato come parcheggio per parlamentari obsolescenti –  inizialmente non venivano eletti, bensì designati tra i parlamentari nazionali- dopo la decisione di farlo eleggere a suffragio universale, il PE ha preso piede gradatamente e pur non disponendo dei classici poteri di un Parlamento eletto, tende ormai  ad appropriarsene, al punto che persino  la  prudentissima chiesa cattolica ha protestato recentemente segnalando una invasione di campo sul tema dell’aborto.

Nata come parcheggio per deputati obsolescenti da allontanare dal potere reale dell’epoca – inizialmente venivano delegati parlamentari nazionali senza elezioni –  l’assemblea di Strasburgo ha gradatamente acquisito potere dal momento in cui si stabilì di farla eleggere a suffragio universale ( un unicum tra le organizzazioni internazionali), fino al punto di iniziare a suscitare reazioni, definite inizialmente euroscettiche, fino alla recentissima denunzia per invasione di campo della stessa  prudentissima Chiesa Cattolica che ha invitato il Parlamento Europeo a non occuparsi di tematiche legate all’aborto perché non di sua competenza.

Il salto di qualità più importante lo ha fatto nel 2009 acquisendo poteri di supervisione del bilancio europeo e di nomina del presidente Ue, anche a causa del desiderio degli Stati Nazionali di evitare la responsabilità di una gestione diretta in un periodo di crisi internazionale e della Germania di essere identificata come il deus ex machina della situazione.

la prossima tornata elettorale sarà decisiva per la conferma  del potere reale  e l’estensione di altri poteri a patto che la percentuale dei votanti sia congrua rispetto al trend abituale ( nel 2010 fu del 40%) e che l’arrivo in Parlamento degli antiunitari non sia determinante per le sorti dell’organizzazione.

Dum Romae consulitur gli altri si organizzano.

La scorsa settimana la signora Marine Le Pen , erede del Front National francese,  si è incontrata col  Fronte della Libertà austriaco ( partito anti immigrati) annunziando che alle europee si presenteranno  sotto l’egida della Alleanza per la libertà  che include il belga  Vlaams Belang, lo svedese i Democratici , e il Partito della libertà olandese.

l’organizzazione esiste dal 2010 ed è riconosciuta dal parlamento europeo. Alba Dorata e l’Ungherese Jobbik sono stati messi al bando in quanto fautori di violenze e questo sarà uno svantaggio di carattere numerico, ma un vantaggio politico per la Le Pen che nutre la speranza di conquistare i moderati francesi e con essi la Presidenza della Repubblica.

Gioco a parte fanno anche l’inglese Indipendence party e il movimento cinque stelle italiano che di recente ha evitato i toni antieuropei, ma che certo resta euroscettico.

Questo coacervo di partiti contrari in buona sostanza ad una maggiore integrazione continentale probabilmente non riuscirà ad integrarsi  per affrontare la campagna elettorale proprio per la natura nazionalistica del loro DNA e finiranno per farsi sconfiggere  dai raggruppamenti preesistenti del PPE e dei Socialisti europei.

Accadrà proprio come durante la seconda guerra mondiale.

Il  Giappone, la  Germania e l’ Italia non riuscirono ad avere una strategia comune di fronte agli anglosassoni che invece avevano una visone integrata dalla guerra e vinsero anche per questo.

L’Europa andrebbe emendata e non azzoppata. Essa ha riunito sotto un unico  tetto – precario e ingiusto fin che si vuole – mezzo miliardo di persone ed è la sola realtà in grado di contenere l’invadenza americana.

Finora l’ha fatto poco e male  ( basti pensare al progetto Galileo o ai negoziati economici ) ma ha la dimensione per farlo.

Che gli americani siano preoccupati della potenziale concorrenza europea è provato dalla guerra indiretta ma feroce fatta all’Euro in questi ultimi anni, dallo spionaggio di cui ci fanno oggetto, dei tentativi continui di colonizzazione culturale tramite la tecnologia.

LA VOCAZIONE A FARE GLI ASCARI

Un successo dei partiti “nazionalisti” “euroscettici” o “anti europei” che dir si voglia,  bloccherebbe per anni ogni possibilità di organizzare una alternativa – incompleta quanto si vuole –  all’invadenza culturale, economica e militare degli Stati Uniti nel vecchio continente, votandoci alla subalternità.

si arriva al paradosso di affondare le nostre  possibilità per una pulsione irrazionale di tornare al passato dal quale, comunque, non si vuole imparare nulla.

Ieri  le contraddizioni dei “nazionalisti” ( da operetta) che volevano conservare la sovranità e fare una guerra mondiale ci hanno declassato irrimediabilmente , oggi gli stessi soggetti culturalmente limitati per soggiacere alle stesse pulsioni rischiano di farci perdere un’altra occasione storica e mantenerci in soggezione di interessi che a chiacchiere dicono di voler contrastare.

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Commenti

  • Gicecca  On ottobre 24, 2013 at 7:47 am

    Tutto bene, come al solito, a livello di analisi. Resta il punto: per chi voteremo ? Per i socialisti alla PD, per il PPE alla Casini Alfano o per nessuno ? Mi interessa solo se ci sarò ancora, eventualità non del tutto né probabile né improbabile. giC

    • antoniochedice  On ottobre 24, 2013 at 12:12 pm

      Caro Gic, ti rispondo per ultimo dopo aver sistemato un paio di dinosauri.
      Credo tu veda l’intervento politico quai unicamente come intervento elettorale, dato che questo è lo strumento più gettonato.
      In realtà oggi si interviene in politica con altri strumenti e Grillo ne è un esempio ( di strumento di partecipazione politica intendo).
      Nel mio piccolo anch’io che festeggio i 400.000 contatti in tre anni.
      Il numero delle associazioni cresce a dismisura e tutte chiedono di aver voce in capitolo. L’elettronica, prima o poi pensionerà i ludi cartacei. Internet la TV come mezzo di comunicazione politica.

      Certo, non in siamo tempo per le elezioni europee, ma puoi sempre fare da maestro a chi ti sta intorno – e sono molti – e aspetta da te una parola di saggezza.
      Intanto bisognerebbe pretendere dai candidati tre lingue europee con una laurea decente e una esperienza lavorativa e non l’essere la ( seconda) moglie di Augello o aver allietato il disincanto di Berlusconi o Fassino.
      Da ogni partito o lista bisogna pretendere un programma e relative prese di posizione sui punti dell’ODG del Parlamento europeo e non una chiacchiera su Berlusconi si, Berlusconi no, o sul sistema elettorale.
      A parlare in TV sull’Europa il PD ieri ha mandato il dott Carbone collaboratore stretto di De Castro . Ricordo a chi non avesse letto il mio post che il soggetto è stato ” beccato” a fare stalking anonimo con l’ex fidanzata.
      Non sa nemmeno come funziona un computer.

  • Anafesto  On ottobre 24, 2013 at 8:03 am

    Per me è solo una pia illusione che questa Europa possa far barriera all’americanizzazione del continente attualmente in progressione.
    L’ultimo baluardo, la Francia, ha piegato la testa sotto nano politico Sarkozy.
    Poi, vediamola nella giusta prospettiva, quella dell’Europa è la riedizione della seconda guerra mondiale con altre armi, ma sempre guerra rimane!
    Questa Europa, fondata sui principi e i dictat dei fondamentalisti puritani d’oltre oceano, non può essere riformata; deve essere azzerata e ripartire da zero, magari coinvolgendo pure la Russia … anche per evitare o quantomeno limitare le amorevoli e disinteressate attenzioni che ci arrivano dall’altra parte dell’Atlantico.

    • antoniochedice  On ottobre 24, 2013 at 10:27 am

      E per fare questo, puntiamo su Anafesto.

      • Anafesto  On ottobre 25, 2013 at 7:23 am

        Consiglierei di puntare sull’informazione che puntualmente ci viene sottratta.
        Quanti italiani sanno immaginare i danni collaterali di MES, LTRO, Fiscal Compact, eccetera? Li sentono, col tempo, sulla loro pelle e dimenticano.
        Vogliamo ancora credere che la soluzione del problema venga da chi l’ha creato? è così orribile pensare che l’Italia possa fare un passo indietro da questa Europa o, visti i nostri politicanti, dobbiamo attendere l’inaugurazione del G192 in maniera che anche l’Italia possa avere una qualche voce?
        Nel G8 non ci siamo più, in Europa valiamo meno di niente se non per ricevere ordini, ha qualche proposta per recuperare il terreno perduto?
        Per il momento non ho di meglio che cercare di attivare la curiosità degli individui, ancora in grado di poter avere questo dono, su persone che, a mio avviso cercano di sopperire al nulla del regime e faccio pure dei nomi: il compianto Nando Ioppolo, Lidia Undiemi, Monia Benini, Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Loretta Napoleoni, ma ce ne sono molti altri che stanno combattendo contro il pensiero unico (ce lo chiede l’Europa, bisogna convincere i mercati, eccetera) con la forza della logica e del ragionamento.

      • antoniochedice  On ottobre 25, 2013 at 8:34 am

        A me sembra che ogni volta lei voglia dare ad altri la colpa della nostra insipienza. Contro il pensiero unico , come lo chiama lei, si combatte principalmente facendo pulizia in casa propria.
        Inoltre, un certo grado di interdipendenza esiste ed è ineliminabile. Una guerra ci manda i profughi, un terremoto provoca assestamenti un annuvolamento sull’atlantico provoca perturbazioni nel mediterraneo.
        La mia linea di pensiero è di proporre strategie positive e di fornire interpretazioni reali e non contrastare a tutti i costi basandosi su elementi ed esperienze anni trenta.
        Visto che ha molti riferimenti cui rivolgersi, le consiglio di leggerli invece di contrariarsi a leggere i miei post o cercare di fare propaganda in casa altrui.

  • robertobuffagni  On ottobre 24, 2013 at 9:18 am

    A me sembra che la UE (la UE com’è, non come dovrebbe essere) sia il principale strumento di neutralizzazione politica dell’Europa: si veda la dinamica delle guerre balcaniche degli anni ’90.
    Domanda: è emendabile la UE? Non lo so. Andrebbe battuta la linea Monnet, che sinora è risultata vincente, e ripresa la via gaulliana dell’Europa delle patrie.
    Mi chiedo se sia possibile riprendere quella strada senza un trauma politico di prima grandezza quale l’uscita dall’euro e dalla UE di un grande paese europeo; e francamente, mi pare proprio di no.

    • antoniochedice  On ottobre 24, 2013 at 10:34 am

      Di Monnet un grande banchiere disse ” c’est un con, mais il n’en a ni la profondeur ni l’agrément ” e concordo.
      In quanto a cosa serva per ottenere un cambiamento di politica, non credo si debba forzatamente espiare con un trauma.
      È necessario piuttosto che la Russia prima guarisca dalla febbre egemonica che la pervade e migliori i suoi standard di coinvolgimento dei cittadini nelle scelte politiche.
      Poi, come sta facendo la Turchia dopo l’attacco di malaria che l’ha colpita, anch’essa guarderà all’Europa.
      Molti fanno l’errore di confondere il governo pro tempore con l’istituzione. Non lo faccia anche lei.

      • robertobuffagni  On ottobre 24, 2013 at 12:01 pm

        Ci provo, ma a volte confesso che la fede mi manca. Premesso il nostro pieno accordo sulla necessità di asportare immediatamente il cancro euro, pena la morte del paziente, l’istituzione europea attuale mi sembra malata anche di questi morbi, non altrettanto gravi ma molto seri: 1 non c’è legittimazione democratica degli organi di governo UE 2. (a mio avviso il morbo più grave) istituzioni europee avocano a sé i poteri degli Stati, ma non se ne assumono le relative responsabilità.
        Le espiazioni preferisco rimandarle all’Aldilà, e dunque spero vivamente che non sia necessario alcun fatto politicamente traumatico per riformare la UE. Mi sbaglierò, ma non vedo, purtroppo, molti margini di manovra politica, né istanze riformatrici organizzate in seno ai ceti dirigenti UE. Spero che abbia ragione lei.

  • luigiza  On ottobre 24, 2013 at 9:45 am

    Concordo con l’incipit del commento del lettore Gicecca ma proseguo chiedendo: chi avrà il comando?
    L’attuale armata brancaleone di Bruxelles?

    Quindi mi accodo a quanto dice il lettore Anafesto.

    Realismo, non sentimentalismo (in attesa che l’asse Berlino-Mosca prenda corpo. E’ solo questione di tempo!)

    • antoniochedice  On ottobre 24, 2013 at 10:40 am

      L’asse Berlino Mosca, oltre un certo limite commerciale, provocherebbe solo un’altra montagna di morti.
      La seconda guerra mondiale iniziò una settimana dopo l’annunzio dell’accordo Berlino-Mosca.
      La cosa presenta vantaggi perché adesso Berlino ha strade molto larghe, ma credo che gli svantaggi siano stati di molto superiori.
      Non dimenticate nulla e non imparate nulla ( già sentita ‘sta frase?)

      • luigiza  On ottobre 24, 2013 at 11:10 am

        @Antoniochedice

        L’asse Berlino Mosca, oltre un certo limite commerciale, provocherebbe solo un’altra montagna di morti.

        Nessun dubbio a tal proposito, perchè gli U.S.A. non lo accetteranno mai.
        Ma gli U.S.A. sono ormai un impero in declino, quasi certamente irreversibile.
        Resta solo da vedere se crolleranno da soli o si tireranno dietro l’intero pianeta.

        E comunque fra non molto Berlino sarà costretta a chiedere aiuto a Mosca a nome dell’Europa tutta, a meno che ciò che sostiene (anche) Monsieur François Heisbourg,
        che il “cancro dell’euro” deve essere asportato dal corpo per salvare il resto del progetto dell’Unione Europea, prima che sia troppo tardi.
        non venga messo in pratica e presto anche.
        Link all’articolo completo

        Sempre più numerose, per foruna, le voci che denunciano i disastri di quella folle utopia basata sulla moneta unica detta Euro.

      • antoniochedice  On ottobre 24, 2013 at 11:52 am

        Gli USA non crolleranno proprio perché altrimenti si porterebbero dietro il mondo intero. Nessuno chiede il rimborso del debito a chi ha diciannove portaerei. Se lo tolga dalla testa. Alla peggio, riformeranno la contabilità o scaricheranno sui cinesi.
        I francesi, hanno posizioni radicali su quasi tutti i dossier importanti ( ad esempio la Siria, La Libia, il Mali, l’asse franco tedesco e persino la vicenda della Rom Leonarda) ma da un pezzo a questa parte vediamo che non ne azzeccano una.
        La veda così:
        A) l’Euro è la seconda valuta al mondo, dopo il dollaro.
        B) l’Euro ha resistito a tre attacchi lanciati dal mondo intero.
        C) l’Oro detenuto dai contraenti del patto euro è la maggiore riserva del mondo
        D) vero che siamo stati truffati noi italiani ( e non solo noi) ma questo ha rafforzato la valuta, non l’ha indebolita.
        E) la Russia ha grandi potenzialità , ma per ora è un fornitore di materie prime e basta. Questo la rende complementare all’Europa, ma non può essere soggetto primario per lungo tempo ancora.
        F) il primo a vaticinare la crisi del dollaro fu Jacques Rueff negli anni sessanta, ossia sessanta anni fa. L’annunzio che il dollaro e l’oro non sarebbero più stati convertibili è del ferragosto 1971 ossia 42 anni fa.
        G) lo stato Città del Vaticano eseguì le ultime sentenze capitali nel giugno 1870 . Come vede anche accettando la sua tesi circa l’inevitabile decadenza, lo spazio per far la pelle a qualcuno lo si trova sempre.

  • robertobuffagni  On ottobre 24, 2013 at 12:05 pm

    MI scuso per l’errore. Per un difetto di visualizzazione che mi ha tratto in inganno, ho attribuito a lei le posizioni antieuro del suo lettore Luigiza (che sono anche le mie).

    • antoniochedice  On ottobre 24, 2013 at 12:13 pm

      Mi spiace per lei. Doppiamente.

      • robertobuffagni  On ottobre 24, 2013 at 12:21 pm

        Non sono persuaso che l’euro valga la pena che fa patire, non solo a noi; e temo che il bel nome d’Europa, che fa battere il cuore anche a me, la seduca troppo, e la accechi sull’uso quanto meno improprio che se ne fa. Se avrà ragione lei, sarò lieto d’aver torto.

      • antoniochedice  On ottobre 24, 2013 at 12:26 pm

        Chiarisco: sono molto critico dell’Euro verso l’interno.
        Difendo l’Euro contro il dollaro, lo yen, il rublo, il rebimbi.
        Bisogna piegare la Germania su questo tema, visto che in sede di assemblea della BCE Italia, Francia e Spagna da sole prevalgono sul la Germania e anche Inghilterra messe insieme.
        Serve solo coraggio o la pazienza di aspettare che la contrapposizione germano-americana salga di un gradino.

      • robertobuffagni  On ottobre 24, 2013 at 1:02 pm

        Trovo che la sua sia una posizione molto ragionevole e sensata. Però, in una trattativa politica come questa, chi volesse piegare la Germania dovrebbe essere seriamente e credibilmente disposto a uscire dall’euro; altrimenti, invece di trattare da pari a pari presenta una petizione al sovrano che la cassa con un lit de justice.

      • antoniochedice  On ottobre 24, 2013 at 2:17 pm

        Amico mio, la Germania non ha paura di una fuoriuscita dall’Euro di due o tre paesi, ormai c’è ne sono diciotto, tutti debbo lucci e quindi utili per far da bilancia al peso della moneta adottata dai tedeschi che sarebbe troppo cara se non accompagnata da sfessati voi conti in disordine.
        Nella assemblea degli azionisti vale il voto degli stessi e RIPETO in Assemblea vince la maggioranza. La Germania ha il 14% e la Finlandia una sciocchezza, l’altro moschettiere, l’Olanda ha il tre per cento.
        I paesi latini hanno il 14% a testa ( forse la Spagna un pelo in meno.)

  • Tommaso Micco  On ottobre 24, 2013 at 1:48 pm

    Ottima analisi, pienamente condivisibile, pienamente d’accordo con lei, De Martini. Tutto questo parlare contro l’Europa e l’euro fa solo il gioco degli americani, che non vogliono affatto un rafforzamento e un vero sovranismo europeo. Oggi l’errore più grosso è proprio quello di distruggere l’Europa, di tornare ad un ridicolo e anacronistico nazionalismo ottocentesco. Come sperano nazioni così piccole (non solo l’Italia, ma anche Francia, Germania ecc…) di poter competere alla pari con altre potenze nell’agone mondiale e di poter sbarrare il passo agli americani? Solo una nuova Europa, cioè una realtà territoriale, storica, politica, economica, demografica di dimensioni continentali può farlo. Ovvio che come detto giustamente nell’articolo, l’Europa va emendata, occorre quindi una nuova Europa, forte, sovranista, antiamericana e alleata della Russia. Ciò potrà avvenire solo se ci saranno determinate elite politiche che abbiano la volontà di farlo. Quindi è stupido distruggere una base che già c’è nel bene o nel male (l’Europa), e su cui si potrà costruire qualcosa di nuovo e di buono per noi tutti. E poi attenzione al solito gioco del divide et impera. In questa nuova fase storica gli americani stanno applicando, come dice il prof. La Grassa, la strategia del caos, è loro intenzione farlo anche in Europa, quindi attenzione a non cadere nelle trappole. Occorrono partiti sovranisti europeisti, occorre che nascano movimenti sovranisti in più paesi europei e che si alleino, ma non in chiave antieuropeista bensì europeista, un Europa libera per prima cosa dalla sua sudditanza agli Usa, e questo è il primo punto che un partito del genere dovrebbe avere nel suo programma. Cordiali saluti.

    • antoniochedice  On ottobre 24, 2013 at 2:21 pm

      Sono d’accordo in tutto, tranne che nell’automatica alleanza con la Russia in quanto sceglieremmo un padrone più debole, ma sempre un padrone.
      Amici con tutti, ma neutrali e coalizzati. Se la Russia ci sta è benvenuta. Ma la Russia che ci interessa si ferma agli Urali…..

  • Giacomo C.P.  On ottobre 24, 2013 at 3:33 pm

    Vero che i nazionalisti – leggi fascisti – erano da operetta, ma i suoi europeisti italiani che ci governano sono molto peggio: eunuchi e finocchietti, pensano che il loro lavoro consista in sorridere e dire sempre di si ai più potenti anche quando si profila una danno enorme per gli interessi italiani. Vedi Libia, Siria e Iran.

    • antoniochedice  On ottobre 24, 2013 at 5:28 pm

      Mi rimane incomprensibile l’atteggiamento francamente puerile di coloro che insultano invece di argomentare.
      Distinguiamo.
      1 distinzione: una cosa sono i nazionalisti, un’altra i fascisti. Cercare di fare di tutta erba…un fascio, dimostra ignoranza, anche se il partito nazionalista di Corradini confluì nel PNF. Fu un piccolo numero in una canea di sottoproletari affamati.
      2 distinzione : non ho europeisti miei.
      3distinzione : singolare che pensi di essere creduto quando compara la perdita di tre mercati alle perdite provocate dalla entrata in guerra del 1940: abbiamo perso il dominio su Eritrea, Somalia, Etiopia, Libia e dodecanneso, oltre alla Dalmazia, l’Istria, Briga e Tenda ed abbiamo dovuto accettare il condominio sull’alto Adige.
      Come non bastasse, i fascisti hanno incrinato il dogma dell’Unita nazionale organizzando la secessione del Nord Italia ( altro che la Lega) in una ” repubblica del Nord”.
      Non paghi, nel dopoguerra si riallearono col partito monarchico mostrando di non credere più di tanto nemmeno agli ideali repubblicani e socialistoidi predicati in estremis.
      Rientrati fortunosamente al potere in questo ultimo ventennio, hanno dimostrato incapacità di governo, attitudine al la tirocinio tale da far dimenticare democristiani e socialisti.
      Ecco come si difende una opinione, con dati e fatti precisi.
      Venendo al merito, lei – e non è il solo – non ha capito nulla di quel che ho scritto. Le sconsiglio letture impegnative.

  • Giacomo C.P.  On ottobre 24, 2013 at 7:01 pm

    Mi ha convinto quasi su tutto e la ringrazio per la lezione, ma rimango dell’idea che abbiamo una banda di femminielli come diplomatici.

    • antoniochedice  On ottobre 24, 2013 at 7:26 pm

      Il ruolo dei diplomatici ormai non ha più il rilievo di una volta. Il problema inizia con un sistema educativo confuso, continua con la mancata educazione familiare e si completa con l’abitudine molto cattolica a concedere il perdono e ” comprendere” la posizione degli altri e giustificarla. La stampa trova più comodo svolgere un ruolo subordinato piuttosto che di critica e stimolo, come dovrebbe. L’opposizione trova più facile andare al governo grazie a compromessi invece che vincendo le elezioni.
      Il concetto di responsabilità personale è scomparso da un bel pezzo. Evidentemente tutto questo si ripercuote sulla organizzazione del paese e del governo, sul rispetto che otteniamo dai paesi amici e nemici.
      Il risultato lo vediamo.

  • Giacomo C.P.  On ottobre 24, 2013 at 7:43 pm

    Parole sante, lo scadimento si nota a tutti i livelli della società, da vent’anni in quà poi abbiamo i sessantottini al dominio incontrastato del paese. Io – classe ’68 – mi sono praticamente educato da solo e sto ancora autoeducandomi.

  • donato  On ottobre 25, 2013 at 1:13 am

    Euroscetticismo è il frutto dell’azione dannosa/inutile dell’UE finora.Stante i limitati (per fortuna?)poteri assegnatili non credo parlamento ue possa incidere
    più di tanto dato che i veri centri decisionali sono altrove e piuttosto opachi.

    • antoniochedice  On ottobre 25, 2013 at 8:37 am

      Visto che sa dove sono i centri decisionali, perché non c’è lo dice?

  • robertobuffagni  On ottobre 25, 2013 at 11:21 am

    Riprendo, un po’ a singhiozzo per impegni vari, questa interessante conversazione sull’argomento oggi più importante, della quale la ringrazio; e le propongo qualche osservazione/obiezione.

    1) Il compito storico delle nazioni europee e dell’Europa intesa come realtà spirituale è certo quello di ritrovarsi, e di riconquistare autonomia e identità. Sul piano politico, liberarsi dalla tutela USA (senza cadere sotto tutela russa o marziana, va da sé). Domanda: la UE è lo strumento per perseguire questo scopo (la crisalide della farfalla Europa-potenza) o lo strumento per deviare e neutralizzare le energie rivolte a questo fine (la camicia di forza chimica della paziente-Europa, in TSO dopo le escandescenze del Novecento)?

    2) UE come crisalide della farfalla Europa-potenza. Domande: a) le truppe e le basi USA si trovano sul territorio europeo, e non mostrano intenzione di traslocare. Anzi: in conseguenza della integrazione nella UE, la Francia è rientrata nella NATO, e in conseguenza delle guerra balcaniche gli USA si sono attestati anche colà. b) è in corso di elaborazione un trattato volto all’integrazione economica e giuridica fra USA e UE, che visti i rapporti di forza politici fra le forze in campo, tenderà a omologare l’UE agli USA piuttosto che il contrario. Non mi pare che questi segnali indichino una tendenza verso l’autonomia; semmai, il contrario.

    3) UE come camicia di forza chimica della paziente-Europa. Domande: a) Come si legittima l’istituzione UE? Una legittimazione democratica fondata sulla sovranità popolare espressa mediante il voto non è possibile, perché le differenze di cultura e interessi fra gli Stati e i popoli sono così profonde che un parlamento investito dei poteri ad esso affidati negli Stati nazionali sarebbe condannato alla paralisi. Il tempo delle legittimazioni trascendenti o dinastiche è passato. Una legittimazione in base al diritto della forza, con un egemone la conquista sul campo federando l’Europa, è stata tentata da Carlo V, Napoleone e Hitler, e non è riuscita. Oggi è resa ancor meno possibile dalla tutela americana. Per esclusione, l’unica legittimazione possibile della UE mi pare questa: oligarchie non elette che, disponendo degli strumenti di governo amministrativi ed economici, garantiscono sufficiente ordine e benessere per tutti i popoli europei. A prescindere da ogni considerazione di principio e di giustizia, la UE non sembra in grado di consegnare queste merci; se non altro, perché gli Stati forti paiono assai restii a trasferire risorse agli Stati deboli, e non vi sono obbligati da un patto fondativo politico vero e proprio. b) Conseguenza di a): l’istituzione UE avoca a sé sempre più poteri degli Stati nazionali, senza assumersene le relative responsabilità, politiche ed economiche. Quale consenso potrà mai ottenere dai popoli europei?

    Il commento è già troppo lungo, e dunque mi fermo qui, di nuovo ringraziandola per gli spunti di discussione,

    • antoniochedice  On ottobre 25, 2013 at 12:55 pm

      Caro Buffagni,
      Io non faction ideologia, qui di delle istanze ” spirituali” e amenità consimili non mi occupo.
      Vedo la situazione quale mostrata dalla Geografia, non dalla storia.
      Esistono due imperi: Cina e USA. Sue sottospecie in fieri ( Russia e Europa).
      Questa realtà ha posto – che ci piaccia o no – la dimensione minima di intervento a livello continentale.
      Presentarsi come singola realtà statale equivale ad andare in un grand hotel con tre euro in tasca.
      Il fatto che siamo diversi dai tedeschi o dagli olandesi è evidente e certamente infastidisce tutti, come i calabresi sono infastiditi dalla coabitazione con i valdostani e viceversa.
      Se oggi si indebolisce l’insoddisfacente embrione di Europa che abbiamo sotto gli occhi, facciamo il gioco dell’impero americano che – decadente o meno – è in grado di mantenere il controllo in misura proporzionale alla debolezza del controllato.
      Fare questioni è inutile e dannoso.

  • robertobuffagni  On ottobre 25, 2013 at 1:59 pm

    Caro de Martini,
    l’atlante geografico mette d’accordo tutti, fino a un certo punto. Da quel certo punto in poi nascono inevitabilmente le questioni, per inutili e dannose che possano giudicarsi, ed entrano in campo anche le amenità spirituali quali la storia d’Europa, le identità dei popoli, le ideologie e via dicendo: ad altri, e nient’affatto sciocchi, è accaduto di doversene accorgere.
    Comunque, condivido il suo fattivo amor di patria, e sempre apprezzo e tengo in conto il suo acuto, esperto e laconico pragmatismo, augurandomi per il bene di tutti gli europei che sia sufficiente. La saluto cordialmente.

    • antoniochedice  On ottobre 25, 2013 at 8:07 pm

      Appunto. Serve amor di patria. Laconico e pragmatico. E geografico. Ideologie kaputt.

  • robertobuffagni  On ottobre 26, 2013 at 8:06 am

    Caro de Martini,
    le ideologie sono come il sudore: fastidioso e maleodorante, ma sudiamo tutti. E le altre amenità spirituali che le ricordavo non sono né ideologie né sudore. Ma sull’amor di patria e sulla necessità di fare senza far storie, concorderemo sempre.

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