SIRYANA:LA TURCHIA FA SALTARE UNA RETE DI SPIONAGGIO. L’ARABIA SAUDITA RIFIUTA IL SEGGIO AL CONSIGLIO DI SICUREZZA.LA FRANCIA E’ SOLIDALE COI SAUDITI. OBAMA SI CONSOLA CON LETTA. di Antonio de Martini

Nella foto, il re saudita Abdallah a Riad a colloquio con Abdallah Gül, il presidente turco giovedì scorso.

L’apertura del vaso di Pandora siriano sta provocando le prime conseguenze.

I  grandi scontenti per la sordina posta alla guerra di Siria sono – come scrivevo nel post del 3 ottobre scorso -L’Inghilterra,  La Francia la Turchia e l’Arabia Saudita e non fanno nulla per nascondere il loro scontento.

La Turchia ha dato il via alle rappresaglie indirette fornendo all’Iran i nomi di dieci  cittadini iraniani spie di Israele che si incontravano con il Mossad in Turchia.

Gli israeliani hanno reagito con una dichiarazione dell’ex capo Danny Yatom che ha parlato di avvenimento inaudito  che squalificava per sempre il MIT ( servizio segreto turco) e chiedendo all’Amministrazione americana  e a tutti i servizi occidentali di chiudere tutti i rapporti con i fedifraghi.

Per tutta risposta il portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaki ha dichiarato che i rapporti  col MIT continuano su numerosi piani ed ha rifiutato di commentare l’accaduto.

Alcuni commentatori accennano all’antipatia di Obama per Netanyhau e pensano che il gesto possa essere parte di un “pacchetto” simpatia in qualche modo offerto a Rouhani, ma la maggior parte lo vede come un gesto autonomo della Turchia ansiosa di reinserirsi nel gioco riprendendo i buoni rapporti che aveva sempre avuto con la Persia.

Più plateale e inequivoco lo schiaffo – sempre indiretto – ad un altro dei bastioni della politica estera  americana: l’ONU.

Partecipare come membro temporaneo ( due anni) in seno al Consiglio di sicurezza  è una procedura che inizia almeno due anni prima, richiede una serie di passi amministrativi complessi, un aumento vertiginoso del budget abituale e la collaborazione di molti diplomatici.

L’Arabia Saudita ha lasciato compiere l’iter di nomina , annunziare ufficialmente l’elezione e rifiutato platealmente la nomina  – ottenuta assieme a paesi “secondari” quali Cile, Ciad, Lituania e Nigeria-  motivandola con l’impotenza dell’organizzazione a fermare le guerre.

La Francia ha dichiarato ufficialmente “di condividere la frustrazione” saudita, la Turchia ha rincarato la dose facendo notare che questo rifiuto mina la credibilità dell’ONU.

Si tratta certamente di un attacco politico concertato e calibrato. Concertato tra gli sconfitti della nuova politica di Obama e calibrato perché nessuno degli schiaffi diplomatici è rivolto direttamente al Presidente Americano col quale  – a meno di forme di attentati per loro provvidenziali – dovranno fare i conti per altri tre anni.

Già alla plenaria di settembre il ministro degli esteri saudita Saud el Faisal aveva per protesta rinunziato a prendere la parola alla tribuna , ma nulla lasciava presagire  una presa di posizione tanto netta e mediatizzata.

La motivazione non si ferma alla constatazione di impotenza a fermare la guerra di Siria, ma si allarga alla constatazione che il contenzioso palestinese “è fermo da 65 anni” che l’ONU non è riuscita a impedire a paesi del Medio Oriente di” dotarsi di armi nucleari” ( botta a Israele) e ad altri di” prepararsi a dotarsene” ( botta all’Iran).

In realtà questo attacco “a tutti azimuth” mira non solo a far pesare tutta l’influenza saudita contro la ripresa di quota egiziana in seno alla Lega Araba ,  ma anche a far pesare lo scontento saudita per la nuova politica estera di Barak Obama  che tocca non solo il nuovo attegiamento con l’Iran, ma anche verso lo Yemen , zona nevralgica per il mantenimento del controllo saudita sulla intera penisola e sul regno.

A questa si aggiungerà in breve anche la situazione del Bahrein a  popolazione sciita – occupato dalle forze corazzate saudite due anni fa a sostegno del regnante sunnita –  dove gli USA hanno la base della VI flotta.

Ancora pochi passi e Obama sarà prigioniero della necessità di concludere con l’Iran un accordo soddisfacente.  Per aver scontentato tanti, deve avere l’accordo già in tasca o aver deciso di allearsi alla Russia in funzione anti cinese.

Gli inglesi , presenti al tavolo delle trattative ( cinque + 1) in proprio e tramite Lady Ashton, tacciono.

Non si capisce ancora  se “tradiranno” Obama o Abdallah, ma quel che è certo è che stanno per avere un ruolo decisivo.

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Commenti

  • ray.issa  On ottobre 19, 2013 at 8:01 am

    analisi bellissima

    • antoniochedice  On ottobre 19, 2013 at 8:48 am

      J’ai des bon tuyau !

  • Giorgio Romano Vitali  On ottobre 20, 2013 at 10:15 am

    DA QUALCHE DECENNIO LE COSE SI METTONO MALE PER LORSIGNORI. MA ERA PREVISTO E PREVEDIBILE. Da Ledeen a Luttwak, studiosi della crisi dell’Impero romano.

  • teseo tesei  On ottobre 21, 2013 at 4:38 pm

    E’ la pura verita’

  • fausto  On ottobre 21, 2013 at 5:50 pm

    Per gli inglesi deve pesare parecchio il no del parlamento ai progetti di guerra in terra siriana. Una espressione piuttosto chiara. I governanti che volessero agire diversamente rischierebbero di trovarsi dei problemi; e comunque, a quanto ho capito, hanno dovuto garantire di non prendere iniziative senza passare per il parlamento. Onestamente questa volta li invidio un po.

    • antoniochedice  On ottobre 21, 2013 at 6:31 pm

      Lo faremo anche noi quando il Parlamento avrà superato i mille anni come il loro.

  • antoniochedice  On novembre 13, 2014 at 4:22 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    CADUTA LA CARTA CINESE A OBAMA RESTA L’ACCORDO CON L’IRAN.

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