I RAPPORTI IRAN-USA COME METAFORA DEI RAPPORTI TRA USA E IL MONDO. di Antonio de Martini


http://corrieredellacollera.com
Qualche mese fa, gli Stati Uniti hanno desegretato una vecchia storia, ammettendo di essere stati all’origine del colpo di stato in Iran contro il governo Mossedeq nel 1953.

In quella occasione, l’Italia violò il blocco navale che impediva all’Iran di vendere il proprio petrolio nazionalizzato con la nave ” Mirella”, successivamente Mattei ruppe il cartello petrolifero che fissava nel 50-50 la percentuale di ripartizione coi paesi produttori portandola a 75-25 e ancora l’ambasciatore italiano ( Giardini mi pare ?) cercò di organizzare il matrimonio dello Scia Reza Palhavi con Maria Gabriella di Savoia.

Lo Scia, in attesa degli esiti del golpe, venne a soggiornare a Roma. Insomma, eravamo presenti con una serie di iniziative che ho ricordato qui in ordine non cronologico né esaustivo.

Questa vecchia storia si presta ad alcune notazioni che interessano il presente.

Gli Americani hanno creato fin dall’inizio della loro esistenza uno stato a mentalità protestante che, come noto, non dispone del lavacro della confessione.

Hanno una tecnica differente: per ogni grave ” peccato” esiste un luogo – e solo quello – dove è possibile commetterlo, in maniera da lasciar “puri” gli altri luoghi.
Il gioco d’azzardo ha Las Vegas, la prostituzione Reno, durante il proibizionismo c’era Chicago e così via.

A livello di Stato, gli USA, per mondarsi,  hanno il New York Times. Le loro peggiori azioni finiscono per essere confessate sulle colonne del giornale con un ritardo tale da non pregiudicare gli affari, ma sufficiente ad assolvere ai ruoli di confessione, pentimento e perdono della opinione.
Valga come solo esempio il NYT del 14 ottobre in cui il giornale racconta come John R Bolton – il buttafuori di Bush per il controllo degli armamenti alle Nazioni Unite – abbia prima apertamente minacciato se non si fosse dimesso e poi fatto effettivamente dimettere – con un complotto ed una assemblea straordinaria – l’allora Direttore Generale dell’Agenzia per la proibizione delle armi chimiche ( che ha appena avuto il Nobel) il brasiliano José Boustani. Nel 2002.

Il motivo era che stavano per scattare i controlli in Irak e le origini arabe ( Siro-libanesi) di Boustani facevano temere che non si sarebbe piegato a mentire per giustificare l’intervento armato che ci fu in effetti  l’anno seguente.
La confessione pubblica serve a volte allo stupratore per concedersi la seconda violenza con una forma di consenso dell’interessata.
Questo ritengo sia il senso delle tardive confessioni sul golpe persiano.

Dopo il golpe del 1953 gli USA sostituirono gli inglesi nel ruolo di protettore della Persia, ma commisero l’errore di forzare troppo i tempi del passaggio degli iraniani al mondo moderno ( specie nel campo dell’affrancamento femminile) e di usare con disinvoltura lo strumento della polizia segreta.

Nel 1979 la reazione popolare scacciò lo Scia e gli americani .

Gli inglesi che avevano sempre coccolato e finanziato il partito dei mullah, ripresero piede e non furono toccati.
Per trentaquattro anni gli USA provarono di tutto, appoggiati da Israele, per ragioni che vedremo e dall’Arabia Saudita che temeva l’affermarsi del Khomeinismo sciita : dallo scatenare Saddam Hussein contro l’Iran in un conflitto costato quasi un milione di morti, al sequestro degli ingenti beni iraniani negli USA, ai contatti spuri come l’affare Iran- Contras, alle sanzioni internazionali, alle campagne di omicidi mirati utilizzando i giovani comunisti del MEK , recentemente tolti – in premio dei servigi resi – dall’elenco dei movimenti terroristici del  Dipartimento di Stato.

Dal canto loro, gli iraniani reagirono con il sequestro – da parte di “studenti” ( tra cui pare ci fosse Ahmadinejad) dell’intero personale dell’ambasciata statunitense per oltre un anno, col finanziamento di ogni ” movimento rivoluzionario” incluso l’OLP, con ” volontari ” che fecero saltare in aria oltre duecento Marines a Beirut nel 1982, con uno sforzo di contrasto e penetrazione in Africa e America Latina, senza trascurare la Siria e il movimento Hezbollah del sud Libano.

Contro l’Arabia Saudita, per delegittimare la casa regnante che si fregia del titolo di ” custode dei due luoghi santi”, gli iraniani organizzarono una rivolta di pellegrini sciiti alla Mecca durante l’Hagg ( il pellegrinaggio alla Mecca durante la festa del sacrificio ) che costò oltre 400 morti e ottocento feriti. ( 1987).

Questa rivolta fece seguito a quella – del 1979 – in cui i Salafiti ( i sunniti più estremisti) si impossessarono della Kaaba – il luogo santo per definizione a Mecca – e  lo mantennero resistendo in armi oltre due settimane fino a che l’ordine fu ristabilito su una montagna di cadaveri.
Da allora, l’incubo dei sauditi è il possibile connubio tra Salafiti e sciiti ed è una delle principali cause per cui i sauditi finanziano questa guerra permanente tra fazioni interne all’islam ( Fitna) che, in fondo, se si parlassero, scoprirebbero di essere affini.

Tra le azioni di contrasto iraniane, il sostegno alla Siria e all’Hezbollah, carte da giocare in contemporanea contro Sauditi, Israele e USA.

la riapertura del rapporto con l’Iran segna dunque non tanto un ripensamento di Obama, quanto un cambiamento di strategia completo: Israele, che aveva ritenuto di poter sostituire l’Iran come potenza egemone dell’area è stato liquidato con l’incasso della distruzione delle armi chimiche siriane, ma deve abbandonare le velleità di dominio del Levante.

La Turchia

 

Peres said: “Today” the Syrian President Basher al-Assad “is punished for his refusal to compromise” with Israel and “the Syrian people pay for it.”

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Commenti

  • Luca  On ottobre 17, 2013 at 3:52 pm

    Complimenti per l’analisi.

  • Armando Stavole  On ottobre 18, 2013 at 1:42 am

    Al mosaico mancano molte pietre come l’apporto di Philby, Laurence da una parte e di Allan e Foster Dulles dall’altra. Anche in questa storia del Medio Oriente, oltre alle colpe degli imperi al declino europei si aggiungono quelle degli imperi emergenti per giungere agli interessi sovrannazionali delle multinazionali(il denaro non ha odore).Il che mi fa dire che il piu’ pulito ha la rogna e che nessuno puo’ puntare il dito accusatore contro l’altro poiche’ senza vergogna o macchia. In fatto di segreti tardivi usciti dagli archivi USA, gli europei tutti ed anche noi siamo maestri in questo genere.

  • Man of Roma  On luglio 5, 2014 at 8:24 pm

    Salve, Antonio de Martini, ho dato un’occhiata al suo blog e mi sembra molto stimolante.

    Avrei molte cose da dire anche sul presente articolo – per esempio sul protestantesimo degli Americani, tema che mi tocca da vicino visto che mio padre era di humus valdese e i valdesi sono poi confluiti nel calvinismo, senza dubbio la forma peggiore di protestantesimo che ha poi influenzato tutti gli altri protestanti compresi puritani che sono emigrati in America.

    Non posso dire di trovarmi d’accordo su tutto, in questo e altri articoli, anzi, mi trovo d’accordo su poco (devo però leggere di più).

    Lei però è talmente incisivo e lucido che il lettore è spinto fatalmente alla riflessione.

    Nel mio blog ho molti blog-friends che non condividono affatto le mie idee, ma sono i migliori interlocutori – e amici carissimi – che ho, perché cantarsela e suonarsela tra persone che la pensano in modo identico fa addormentare il cervello.

    Ricordandomi che in passato lei era un fervente europeista – passione oggi in me ancora immutata – le volevo segnalare un dibattito sul Man of Roma (manofroma.wordpress.com) iniziato ieri sera [Where is Europe going? Wide ranging dialogues over at the Man of Roma’s cafe (1)] che è solo la prima puntata e che avrà un seguito in altri puntate. Partecipano e parteciparanno persone interessanti che aspettano che il discorso, dal personale dei sentimenti della nostra blogosfera, si estenda al cuore dei temi che ci appassionano tutti .

    Spero mi farà l’onore di partecipare. L’acume è sempre il benvenuto così come i tuffi nel passato, tanto più dolci in quanto è il passato della nostra gioventù.

    Saluti,

    Man of Roma
    (Giovanni)

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