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I media hanno presentato la vicenda come ” la guerra del vino tra Cina e Francia” .
Si tratta di un perfetto esempio di come gli impiegati europei siano legati a logiche superate, abbiano la vista corta, siano sensibili alle pressioni lobbistiche degli industriali e dei paesi di appartenenza.
Creano problemi con grande rapidità per poi risolverli – quando accade – con esasperante lentezza.
In questo periodo di debolezza economica e di divisione politica interna, i rapporti con la Cina – l’Europa è il fornitore principale – sono essenziali da tenere al bello fisso evitando inciampi: l’interscamcambio UE-Cina è di un miliardo di euro al giorno e può crescere.
La Unione Europea ha invece pensato di porre un dazio temporaneo anti dumping sui pannelli solari di fabbricazione cinese e a dicembre i 27 decideranno se renderlo permanente.
La Cina nel 2011 ce ne ha spediti per 21 miliardi ed è un buon incasso per gli eurocrati, incuranti della dichiarazione di Lisbona che dobbiamo puntare sulla “civiltà della conoscenza” e non sul costo della manodopera.
Per i cinesi è un prodotto ideale perché pur essendo tecnologico ( il grosso del loro export verso di noi non lo è) , richiede essenzialmente mano d’opera non raffinata.
La Cina esporta l’80% della sua produzione di pannelli e in un periodo di magra occupazionale è importante mantenere i livelli di produzione.
La decisione della gabella è stata presa col parere favorevole della Francia ( ingrata e immemore di aver firmato ad aprile un contratto di fornitura di sessanta Airbus per quasi 8 miliardi) e contrario della Germania che nei rapporti con la Cina fa la parte del leone.
La Francia, che tra il 2010 e il 2012 ha visto aumentare il proprio export verso la Cina da 14,5 a 19,3 miliardi , ha appoggiato questa misura con una decisione spiegabile solo con la corruzione o con l’idiozia.
I Cinesi hanno replicato immediatamente, ma con misura, mettendo sotto inchiesta le importazioni di vino dalla UE: per il partner tedesco ( esporta principalmente tecnologia ) è un danno irrilevante e per la Francia una mazzata: solo lo scorso anno ha esportato 140 milioni di bottiglie per un importo di 788 milioni di euro su un miliardo totale di export UE.
Dal 16 al 20 giugno c’è la fiera annuale del vino a Bordeaux , ci vado per ragioni professionali e sono proprio curioso di raccoglierne i commenti a caldo.
In tutti gli alberghi a cinque stelle di Pechino i francesi hanno installato un wine tasting corner e stanno crescendo velocemente.
In tutto questo, avrete notato l’assenza dell’Italia ( a Bruxelles come a Pechino) , la lentezza della UE e la miopia dei francesi, l’ignoranza beata dei media ( ha ragione Grillo che i giornalisti sono peggio dei politici), la rapidità decisionale dei cinesi e la misurata reazione, la vacuità del sistema democratico applicato alle scelte degli stati. Gli antipatici tedeschi hanno ragione, ma non gli serve a nulla.
Mi sono informato sull’ICE ( istituto commercio estero) : il presidente Monti ( non è parente ) non sembra toccato dal problema. È impegnato a compiacere la UIL e la CISAL nell’opporsi all’assorbimento di una trentina di impiegati qualificati provenienti da Buonitalia che la legge prevede di trasferire costì.
Per il rinnovo delle cariche l’appoggio dei sindacati può essere utile.
Commenti
no comments.Hai spiegato chiaramente la politica Italiana
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Quel che inquieta è il ricorrente rilievo che la stampa istituzionale (Corriere, ect) concede ai successi economici nei settori non propriamente strategici, anche se importanti e l’oscuramento sulle pecche e le regressioni in settori fondamentali cresciuti con gli sforzi compiuti negli anni ’60 (aerospaziale, meccanica pesante, trasporto ferroviario, informatica). L’euforia dell’italietta
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No, si tratta di ” pezzi di colore” o di ” soffietti agli amici” stia pur sereno, sulla stampa italiana i temi strategici si scrivono sotto dettatura.
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