SIRIA: VIGILIA DI NOVITÀ MENTRE DAVID CAMERON CHE ESCE PERDENTE POTREBBE DARE UN COLPO DI CODA. di Antonio de Martini

Non si vede ancora nessun passo concreto verso la messa in opera della progettata conferenza di pace congiunta russo- americana sulla Siria, prevista per fine mese, ma i vari paesi stanno prendendo posizione.
Per prima si è mossa la Svizzera offrendosi di ospitare l’evento con un ” Ginevra II” dove per Ginevra I si intende l’intesa Clinton-Lavrov del 30 giugno scorso. Una offerta svizzera da sempre credibilità.

La Tunisia ha rilasciato una dichiarazione ufficiale annunziando che ottocento suoi cittadini le risultavano impegnati in Siria come Jihadisti anti Assad e che prendeva contatto col governo siriano per negoziare il rilascio dei prigionieri. Un modo contorto per riconoscere il governo siriano e riprendere i rapporti.

La Lega Araba è stata, se possibile, ancora più bizantina: il segretario generale l’egiziano el Arabi ha dichiarato che il posto della Siria in seno al Consiglio ( la Siria fu espulsa nel 2011) non è stato riempito dal CNS di Khatib el Moktar in quanto non si è mai costituito un governo in esilio che solo potrebbe prendere il posto. Egli ha anche aggiunto che la dichiarazione contraria in tal senso fatta alla riunione tenutasi in Katar il mese scorso, fu prerogativa del presidente di turno ( il solito Al Thani) , ma che non c’è stata alcuna deliberazione in tal senso. Pertanto la sedia siriana deve intendersi ancora vuota.

La Siria a questo punto, ha ritenuto di poter fare la parte della corteggiata, annunziando, per bocca del ministro della informazione Omran Zoabi, che chiederà spiegazioni in quanto non accetterà nessuna conferenza che ne pregiudichi la sovranità nazionale. Mentre prima parlava di unità del paese, adesso cerca di allargarsi.

Il Libano ha richiesto ancora una volta aiuti umanitari per i rifugiati, ponendo però l’accento sulla decisione di creare campi profughi ” lontano dalla frontiera siriana” . Un modo per far intendere che non saranno punti di ristoro per i ribelli. Non una parola su Hezbollah.

Israele: il premier Netanyahu, ha cambiato il programma di viaggio – era partito per Pechino snobbando i suoi bombardamenti sulla Siria – per un frettoloso dirottamento su Mosca incontrando Putin. Sui contenuti dell’incontro qualche ipotesi ma nessuna ufficialità oltre l’annunzio dell’incontro. Le indiscrezioni parlano della richiesta israeliana di non fornire alla Siria il sistema antiaereo S 300 in grado di raggiungere efficacemente aerei in volo a 300 Km di distanza. Il sistema sarebbe venduto con annessi tecnici russi di controllo, complicando anche la possibilità israeliana di bombardarli, a meno di non voler compiere un atto di guerra verso la Russia.

La vicenda degli S 300 merita una digressione: abitualmente l’annunzio di queste forniture viene fatto dalla Russia ( ufficialmente o come leak) . È un sistema ricattatorio usato piu volte dai russi per poter negoziare su altre questioni, quali il sistema missilistico europeo degli USA.
Questa volta, l’indiscrezione è venuta dall’America e se fosse collegata con l’arresto del diplomatico-spia americano a Mosca aprirebbe uno scenario di disinformazione originale.

Chi invece si sta agitando freneticamente è David Cameron.
Mentre si alternava tra Putin e Obama facendosi portatore di un’apertura russa verso la posizione americana, c’è stato un irrigidimento che ha condotto ad una dichiarazione congiunta USA-UK di aumento degli aiuti alla opposizione siriana.

Il premier britannico è in una posizione ormai precaria in casa e fuori: la UE lo ha snobbato, il partito conservatore gli si è ribellato ( in particolare il ministro della Difesa) chiedendo di fissare la data del referendum sulla UE e nello stesso giorno il Parlamento Scozzese ha iniziato il dibattito sul referendum per l’indipendenza, mentre gli Stati Uniti non hanno esitato a chiarire agli inglesi che una Gran Bretagna fuori dalla UE sarebbe per loro di nessun interesse.
La comunità economica Angloamericana è un sogno solo inglese.
Comunque vada, il periodo Cameron è alla fine e questo potrebbe indurlo a un gesto azzardato in politica estera assieme al premier turco Erdoghan – anch’egli in difficoltà a casa – atteso a Washington per oggi.

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Commenti

  • fausto  Il Mag 16, 2013 alle 9:59 pm

    In effetti, è possibile che a qualcuno venga in mente di tentare un colpo di mano. E’ una cosa che spesso fanno i politici in difficoltà. Consolante la sicurezza che l’Italia, come sempre, offrirà una politica estera analoga ad un elettroencefalogramma piatto: almeno non aggiungeremo grossi danni all’esistente.

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