CRISI SIRIANA. GLI ASPETTI POLITICO-MILITARI DEL CONFLITTO. SI RITORNA ALLA GUERRA ASIMMETRICA COME IN LIBIA, MA LA SIRIA SI DIFENDERA’ A TUTTO GAS. di Antonio de Martini

Benjamin Barthes su ” Le Monde ” del 21 luglio e Janine Di Giovanni sull’Herald Tribune del 24 luglio, ci aiutano a capire cosa stia veramente succedendo in Siria, sia ai piani alti che a quelli bassi.

Quel che è certo è che risulta sempre più vero il motto di Jean Paul Sartre citato dal professor Chams el Din Chitour, emerito dell’Università di Algeri: ” quando i ricchi si fanno la guerra, a morire sono i poveri”.

Bella ripetizione dell’immaginifico detto napoletano :” i foderi combattono e le sciabole stanno appese“.

I foderi sono i seguaci di Assad e i mercenari libici e associati e le sciabole che stanno appese sono l’Arabia Saudita da una parte e l’Iran dall’altra.

La situazione assomiglia sempre più al conflitto spagnolo del 1936. Da ribellione armata circoscritta con attacchi terroristici , si è passati al conflitto aperto di questi giorni ed ora stiamo avviandoci verso la guerra per procura. La scorsa settimana, la Croce rossa internazionale, ha decretato l’esistenza di uno stato di “Guerra Civile”.

Per obbligare le potenze ” amiche della Siria” a limitarsi al livello di “invio di volontari” il Governo Assad ha lanciato un segnale preciso: se interviene un nemico dall’esterno, non esclude l’uso dei gas.

L’ipotesi dell’impiego dei gas , cambia completamente il dato militare della situazione. Se lancio un missile con una testata esplodente e questo viene intercettato in volo da un

sistema antimissile, si ha una esplosione in aria senza altre conseguenze che la ricaduta di rottami superstiti.

Se ad essere colpita è una ogiva contenente gas nervini, magari più pesanti dell’aria, questi ricadono su un territorio quasi impossibile da identificare a priori , a causa dei venti in quota, dell’angolo di impatto dell’ antimissile sul missile.

Per meglio comprendere, ricordiamo la campagna di Libia. Forze regolari di Gheddafi più addestrate e mancanza di appoggio aereo ai ribelli furono penalizzanti fino a indurre gli alleati a intervenire con urgenza e da guerra asimmetrica a favore di Gheddafi, si trasformò in guerra asimmetrica a favore dalla NATO, sia pure con irrigidimenti resistenziali di Gheddafi che costarono alla NATO una campagna di guerra di sei mesi e il quasi esaurimento del munizionamento da aerei e unità di superficie sia francesi ( abbiamo dedicato un post alla relazione dello stato maggiore francese alla commissione Difesa della Camera) che USA.

La situazione militare di una campagna NATO contro la Siria è molto più sfavorevole agli alleati, senza parlare della capacità militare e combattiva dell’esercito siriano equiparabile a quella di un esercito europeo ben disciplinato ed armato.

Le basi possibili per un attacco aereo, sono tutte sotto la minaccia di una ritorsione siriana con i gas: Israele, Cipro, il Libano, La Turchia , l’Irak, la Giordania, l’Arabia Saudita.

Per evitare ritorsioni , gli alleati dovrebbero puntare a pianificare una serie di attacchi di commandos alle principali basi radar mobili siriane per accecare i sitemi di puntamento.

Una operazione di questo genere , a parte le probabilità di riuscita, ha tempi di pianificazione superiori a sei/sette settimane e il numero degli obiettivi è molto elevato, dato che alcuni sistemi d’arma sono contenuti su un carro semovente di fabbricazione russa. Basterebbe che dieci di questi sfuggissero alla distruzione perché l’attaco diventasse impossibile. La sola situazione ipotizzabile è un blitz mirante alla cattura di Assad e famiglia ( il fratello comanda una Katiba, brigata , corazzata e dubito che i due si incontrino o comunichino telefonicamente.
La fine dei Gheddafi ha fatto scuola.

Le truppe ribelli, ampliate negli ultimi giorni da oppositori al regime ” idealisti e laici” , attratti dalla unione sul campo realizzata dalle” forze militari dell’interno “( base stampa a Parigi) convinti di poter rovesciare una dittatura, si vedono imporre una battuta d’arresto tale da dar loro il tempo di capire che lo Stato laico loro promesso è una ipotesi non realizzabile, che le “forze militari dell’interno” hanno bruciato le loro chances alle porte di Damasco e sono ormai minoritarie rispetto a quelle che chiacchierano al riparo in Turchia e non sono d’accordo su nulla.

La Turchia e e l’Irak, pur mantenendo rapporti formalmente ottimi con gli USA stanno affrontando serie difficoltà interne ( in Irak solo ieri 100 morti in attentati sunniti contro il governo) e chiederanno sistemi antimissili americani prima di affrontare i rischi di una possibile ritorsione.

Israele ha promesso guerra totale alla Siria se osasse utilizzare i gas , ma non ha detto che intende intervenire in assenza di questa ipotesi ne far utilizzare le sue basi a terzi e Obama ha invitato ” Assad a non pensarci nemmeno” . Strana pretesa. Se qualcuno si difende, si offende. Perché, sennò che fa ? gli muove guerra?

Lo stallo politico che ha fatto seguito alla dichiarazione siriana, sarà prezioso per consentire alle truppe regolari di imporsi agli irregolari e completare i rastrellamenti.

I combattimenti dei prossimi giorni saranno la cartina di tornasole degli equilibri militari nella zona: se l’esercito regolare siriano riuscirà in , diciamo tre settimane, a mettere sotto controllo le aree abbandonate in precedenza per arroccarsi e ripresidiare le frontiere, avrà vinto la partita in questa fase di guerra asimmetrica che lo vede in posizione egemone.

Viceversa se i ribelli della SLA ( Syrian Liberation Army) tra tre settimane riusciranno ancora a presidiare porzioni di territorio, avranno possibilità di giungere al tavolo della trattativa.
Il loro errore strategico è stato far affluire a Damasco tutti i combattenti del Djebel Druso provenienti da Deraa. Nella loro zona, potevano ritirarsi in Giordania per respirare.
Hanno violato la regola numero uno della guerriglia: non impegnarsi mai col nemico in condizioni di inferiorità. Se lo hanno fatto, significa che l’attentato che ha ucciso i quattro gerarchi e l’attacco a Damasco, doveva essere sincronizzato con un colpo di palazzo che non c’è stato.
Oppure che Obama ha sacrificato i suoi partigiani sull’altare di un comunicato stampa positivo in un momento elettorale difficile.

Adesso , perdite a parte, i ribelli dovranno affrontare una ritirata lunga e snza copertura aerea e subire perdite irrimpiazzabili con il conseguente indebolimente di quello che è “il partito combattente dell’interno” che si era compattato snobbando i generali siriani disertori accampati in Turchia e guidati dal colonnello Riad El Assaad che aveva già perso smalto non essendo riuscito a imporre il cessate il fuoco chiesto da Kofi Annan.

Siamo insomma a una seconda Bosnia, dice l’americana Janine Di Giovanni sull’Herald Tribune:” gente che fino a ieri si chiamava siriana, si sta scoprendo sunnita, Sciita, Alawita e Drusa. ”
Coi complimenti dell’Intelligence Service.

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