VENDERE IL PATRIMONIO DELL’ITALIA? A CHI E PERCHÉ ? di Antonio de Martini

La dichiarazione di Mario Monti, durante la conferenza stampa con Schauble, in cui ha accennato alla volontà di mettere in vendita asset comunali e regionali, ha suscitato reazioni emotive tra i compatrioti intellettualmente più gracili e più inclini al populismo.

Volendo esaminare in maniera più razionale il problema, possiamo invece es sminare quale sia lo scopo di una vendita, quali gli acquirenti, quale l’uso che si potrebbe fare del ricavato, per vedere se c’è coerenza tra le finalità dichiarate ed i risultati prevedibili.
Questo genere di discorsi riemergono periodicamente ogni volta che le banche ed il grande capitalismo dispongono di un eccesso di liquidità .
Infatti , contrariamente a quel che si possa credere a leggere i giornali, non è la liquidità che manca, bensì gli impieghi, termine col quale si identificano gli investimenti. Vogliono investimenti sicuri. Come biasimarli?
Conoscere la storia, aiuta. Nel primo dopoguerra mondiale, si scatenò una campagna per la privatizzazione della telefonia. Quando Mussolini dichiaro pubblicamente che l’ipotesi era percorribile a patto che l’acquirente non fosse ” il solito Agnelli”, il moto liberista cessò d’incanto.
Nella tornata di privatizzazioni lanciate “per ridurre il debito pubblico” del 1992/3, invece, si parlò nuovamente di telefonia e si cedette agli…..Agnelli che acquistarono nientepopodimenoche lo zero virgola sessantun per cento della attuale Telecom / Tim alla quale il ministro del Tesoro Ciampi – per bocca del direttore generale Mario Draghi – negò l’autorizzazione a comprare la Vodafone inglese ( all’epoca poco più che nascente) con la motivazione che ” altrimenti non ci sarà più chi possa comprarvi”.
comunque le privatizzazioni si fecero, senza farle precedere dalle liberalizzazioni trasformando cosi l’operazione nella cessione di altrettanti monopòli.
Lo spezzettamento e vendita dell’IRI procurò al governo 150 Mila miliardi di lire italiane, ma non una lira fu destinata alla riduzione del debito pubblico, numerose aziende, dopo la prima vendita a prezzi contenuti a imprenditori poco credibili, vennero cedute a prezzi molto maggiorati ad altri gruppi, tanto che è rimasta radicata nella memoria di molti la sensazione che si sia trattato di una doppia vendita con incasso del plus valore da parte di ” sconosciuti “.
Tralascio la parte morale, sulla quale prima o poi dovremo tornare a soffermarci, e mi concentro sul fulcro del problema: se nella prima privatizzazione abbiamo realizzato 150mila miliardi e non abbiamo ridotto il debito di una lira, cosa fa pensare che questa volta venderemo alle persone giuste realizzando il massimo e lo devolveremo alla riduzione del debito?
Risposta. Nulla.
Ai superpatrioti che rompono i timpani con la storiella ” l’acqua è pubblica e non si tocca” dedico la lettura dell’articolo 43. Della Costituzione:” A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, a enti pubblici O A COMUNITÀ DI LAVORATORI O DI UTENTI , determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di ENERGIA O A SITUAZIONI DI MONOPOLIO ED ABBIANO CARATTERE PREMINENTE DI INTERESSE GENERALE.
Amen.

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Commenti

  • Frank  Il giugno 15, 2012 alle 1:03 pm

    Argomento interessante. Se partiamo dal presupposto che uno stato e’ simile ad una azienda, con un bilancio fatto di entrate ed uscite ed alcuni asset…..ne dovrebbe conseguire che ci sono diversi modi di intervenire. Sappiamo tutti gli enormi sprechi passati ed attuali, quindi ci vorrebbe una valutazione seria se sia possibile uscirne eliminando gli sprechi oppure se sia necessario vendere qualche asset. A me sembra che la risposta non sia obbligata ma si tratti di una scelta politica. Io sono personalmente contrario alla vendita di asset a meno che non sia assolutamente necessario. Ma deve essere provata questa necessita’, non solo affermata. Gli esempi del passato mi sembrano illuminanti, sono state vendute “aziende” capaci di creare surplus e tenute le aziende perdenti per definizione. Vendute le autostrade (contrariamente al patto sociale fatto al momento della costruzione) o le telecomunicazioni tanto per fare un esempio. Poiché abbiamo a che fare con la classe dirigente più rapace dell’intera Europa , dubito fortemente sulla necessita’, legittimità e convenienza di qualsivoglia vendita. Qui non e’ questione di populismo o gracile intelletto. QUI SI TRATTA DI ESSERE FESSI O MENO.
    Se ci vogliamo bere un’altra volta o meno queste fandonie dei temporanei gestori del potere politico o meno.
    Vogliamo ipotecare la casa o smettere di buttare denaro ai quattro venti?
    Vogliamo stanare solo i finti ciechi o anche i medici che certificano la cecità?
    Vogliamo applicare la costituzione in toto o solo quando ci fa comodo?
    Vogliamo continuare a leggere sui giornali che la tal opera d’arte verra’ restaurata a spese del governo azero o di della valle mentre spendiamo cifre cosmiche per armi inutili, opere pubbliche inutili e quant’altro tutti sappiamo?
    Dobbiamo ancora credere che le volanti della polizia non hanno benzina e contemporaneamente mantenere un apparato di sicurezza degno di Stalin che non riesce a catturare altro che falsi invalidi, contadini feroci alla toto’ riina o spacciatori tunisini? E’ possibile che l’atac abbia tanta benzina e la polizia no?
    O siamo tutti fessi (me compreso) o siamo tutti masochisti.
    A voi la scelta.

  • Mario Maldini  Il giugno 15, 2012 alle 1:55 pm

    Temo che le ragioni che ci hanno portato a uno strabiliante debito pubblico siano le medesime che impediranno di cedere con profitto una parte dei beni pubblici, i cui eventuali proventi finiranno comunque a ogni voce di bilancio tranne che all’abbattimento, anche marginale e simbolico, della massa del debito dello Stato. Per stare nei minimi, potrei ricordare a memoria alcune decine di case cantoniere ubicate nella mia piccola provincia, in posizioni ottime,
    che cadono a pezzi inutilizzate. O anche ubertosi poderi di proprietà pubblica,
    monumentali colonie marine vuote da quarant’anni, prestigiosi palazzi abbandonati………

  • gicecca  Il giugno 15, 2012 alle 3:28 pm

    Per ogni falso cieco ci sono almeno due “falsi” medici, uno ” di famiglia” (quale ?) e uno di una ASL. Mi domando da anni che ci stanno a fare gli Ordini. Non conosco e non so di un medico uno che sia stato non dico radiato ma almeno censurato per le centinaia di certificati falsi redatti. GiC

  • Frank  Il giugno 15, 2012 alle 6:26 pm

    Certo ma pure i magistrati che cavolo fanno? Dormono?

  • gicecca  Il giugno 16, 2012 alle 6:15 am

    No. Molti pensano alla carriera politica. GiC

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