Gli USA affronteranno la Cina prima che completi il riarmo navale ma dopo la morte dei presidenti argentina e venezuelano. Una finestra temporale con spazi ignoti e pericolosi. di Antonio de Martini

Nove paesi dell’area mediterranea ( area MENA. Middle East and North Africa) si trovano in una situazione da prodromi di guerra civile come diretta conseguenza della ” primavera araba”:
Mali, Niger, Tunisia, Libia, Egitto, Siria, Yemen, Bahrein.

Fermenti secessionisti in Nigeria per la presenza di una falsa organizzazione islamista di cui nessuno – nemmeno sul posto – aveva mai sentito parlare prima. A questi si aggiungano la secessione del Sudan che ha cercato invano di far la pace con le tribù del Darfur ed ha accettato la secessione del Sud in cui è nato uno stato inconsistente, ma appoggiato minacciosamente dalle Nazioni Unite.
Il confinante stato dell’Uganda sta assistendo all’esodo di una banda armata costituita da bambini e che la ONG statunitense ” ENOUGH” ( vedi sito) sta finanziando per spostarla verso il Sudan dove sarebbe evidentemente più utile ai fini della politica americana.
Della Somalia, inutile parlarne perché il conflitto dura da oltre venti anni, così come in Irak e nel Kurdistan turco. Al confine orientale della Turchia, abbiamo la guerriglia cecena che sta infettando il Daghestan.
L’unico successo dell’ONU è l’incerta pace armistiziale tra Etiopia ed Eritrea , tenuta viva da cinquanta militari cinquanta e il successo – anch’esso unico- della NATO è rappresentato dal congelamento situazione libanese al confine con Israele, all’indomani di una rappresaglia israeliana senza seguito.
In totale, sedici paesi sono fortemente coinvolti in questioni di ordine pubblico , in alcuni casi già degenerate in guerre civili e all’origine delle quali, c’è sempre una iniziativa del governo americano .( I progetti POMED e ENOUGH che ho pubblicato su questo blog, ma non solo).
L’Europa a ventisette è paralizzata dalla crisi del debito, al cui accenno di soluzione ha fatto seguito la crisi valutaria in arrivo. Risolta quella , ne arriverà un’altra.
Con un totale di 41 paesi ( più qualche paese asiatico) in crisi, sta maturando il momento in cui Obama – o chiunque vinca le elezioni, la politica estera americana è impersonale – passerà a fronteggiare la Cina con l’appoggio indiano.
Ecco perché il governo USA non può lasciare l’Afganistan e deve tenere tutto il mondo
( specialmente Iran, Siria, Hezbollah, e in parte i turchi) sotto la pressione di altre preoccupazioni.

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Commenti

  • francesco  Il maggio 9, 2012 alle 9:12 pm

    La tua analisi non fa una piega, non penso esista alternativa a questa situazione geopolitica;
    quello che pero’ mi chiedo e’ : quanto potra’ contare il crescente fabbisogno energetico e che posizioni prendera’ la russia?

    a presto

    Francesco

    • antoniochedice  Il maggio 9, 2012 alle 9:32 pm

      Il fabbisogno energetico e’ grande e crescente ma non quanto le risorse del pianeta. La Russia preferisce essere l’ago della bilancia del potere tra USA e CIna piuttosto che perdere tutto per tentare di essere la prima potenza.

  • rinus  Il maggio 10, 2012 alle 2:53 pm

    Non sono riuscito a collegare il titolo di Testa in rosso con il resto-Gli USA aspettano che Chavez e la Kirchner muiono per attaccare la CINA? Muiono di morte naturale o vengono abbattuti o fatti fuori con tumori di riporto?

    • antoniochedice  Il maggio 10, 2012 alle 8:38 pm

      Bada che la politica non è un romanzo giallo. Quando ci sono di mezzo gli americani, al massimo è un western

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